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Studente bocconiano accoltellato a Milano: giustizia riparativa anche per i tre minorenni del branco

August 4, 2026
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Stesso percorso del 19enne che ha materialmente aggredito Davide Cavallo. Due sono in comunità, il terzo al Beccaria. Uno di loro: "In carcere non dormivo, avevo sempre sensi di colpa e mi facevo schifo"

L'aggressione a Davide Cavallo in corso Como ripresa dalle telecamere di videosorveglianza

L'aggressione a Davide Cavallo in corso Como ripresa dalle telecamere di videosorveglianza

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Hanno chiesto e ottenuto l'accesso al percorso di giustizia riparativa i tre minorenni, che assieme a due maggiorenni, lo scorso 12 ottobre, in corso Como a Milano, hanno rapinato e accoltellato Davide Cavallo, lo studente bocconiano che ha riportato lesioni permanenti.

Alessandro Chiani (a sinistra) e Davide Cavallo

Alessandro Chiani (a sinistra) e Davide Cavallo

L’udienza

Da quanto emerge dalle trascrizioni dell'udienza che si è tenuta davanti al gup minorile lo scorso 9 luglio, dopo Alessandro Chiani, il 19enne condannato a 20 anni di reclusione, in abbreviato, per aver materialmente sferrato i due fendenti allo studente, anche i tre giovani del branco - due sono in comunità e il terzo ancora al Beccaria -, hanno avuto accesso al procedimento parallelo a quello penale.

Per loro a settembre prenderà il via il programma vero e proprio che dovrebbe dare la possibilità di prendere davvero coscienza della gravità di quello che è accaduto portarli a fare riflessioni che, per dirla con le parole del giudice, "vanno un po' più in là rispetto al mero 'mi dispiace, sono tanto pentito'". Che oltrepassano le dichiarazioni del tipo "ho sbagliato" ad avergli "dato due calci", i mea culpa per non aver fermato l'amico che infieriva sulla vittima e i racconti, una volta in carcere, dei "sensi di colpa continui" al punto che "non dormivo, non mangiavo (...) Mi facevo schifo". 

Davide Cavallo

Davide Cavallo

Gli altri verbali

Come si legge nella trascrizione integrale dell'udienza, i tre giovani, nel rendere l'interrogatorio, per il pm hanno mantenuto un atteggiamento, ciascuno in un modo e grado diversi, "sulla difensiva" con scuse "un po' preparate, un po' formali" e con "io non ho visto, io non ricordo". Dunque è stato suggerito di sfruttare la pausa estiva per riflettere ulteriormente per arrivare a intraprendere anche la strada, sul fronte penale, che porta alla cosiddetta messa alla prova. Qualche passo in questo senso lo hanno fatto, come si evince in alcuni passaggi del loro esame. "Ho provato a mettermi nei panni" di Davide, "a capire anche cosa ha passato in questi mesi" aggiungendo di aver compreso di aver avuto "tanta responsabilità quella sera". Perché le "azioni che avrei potuto fare (...) avrebbero potuto evitare tutto questo. "Interrompere l'aggressione , tirare via il mio amico, avrebbe" bloccato "tutto. Invece ho fatto la cosa più facile che era seguire il gruppo, seguire i miei amici, anzichè fare la cosa giusta che era aiutare Davide". Un altro ha raccontato, una volta finito in carcere, di essere stato male. "Non dormivo, non mangiavo, avevo sensi di colpa continui, mi facevo schifo" E ancora "ho sbagliato a dargli due calci" ma "penso che la mia colpa maggiore sia stata" non aiutarlo (...) dovevo mettermi nei suoi panni".

E il ragazzo che è ancora in carcere, e che ha chiesto tempo per proseguire il lavoro che porta alla 'presa di coscienza', ha parlato di Davide come di un tipo "molto forte, perché dopo quello che gli ho fatto, che gli abbiamo fatto, lui è riuscito in qualche modo a vedere la cosa positiva anche in quella negativa".

In aula

Si ritorna in aula il 2 settembre, periodo in cui comincerà il percorso di giustizia riparativa a cui, per altro, è stato ammesso anche Alessandro Chiani, il 19enne, condannato a 20 anni di reclusione, in abbreviato, per aver materialmente sferrato i due fendenti allo studente bocconiano.

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