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Sud, Mediterraneo, Europa: sviluppo, futuro e crescita tra filiere e nuovi saperi

October 21, 2026

Nel 2019 il Pil del Sud era cresciuto di appena lo 0,2%, meno della media Italia, il tasso di occupazione non arrivava al 45% e gli investimenti della Zes, allora su base regionale, erano pochissimi. Nel 2026 i numeri sono decisamente cambiati: da allora ad oggi il Pil è aumentato dell’8,3% rispetto al +6,3% della media nazionale, il tasso di occupazione è salito al 51,1%, gli investimenti della Zes unica superano ormai i 10 miliardi di euro. Il semplice confronto tra questi dati spiega perché il «cambio di paradigma» nella narrazione del Mezzogiorno sia diventato persino inevitabile, certificando un rilancio economico che ne ha di fatto trasformato la fisionomia da periferia a nuova locomotiva del Paese, come ha più volte sottolineato la premier Giorgia Meloni. Una svolta che rafforza l’affidabilità italiana in Europa e nel mondo, in una stagione dominata dalle incertezze geopolitiche e dalle forti incognite sugli approvvigionamenti energetici, soprattutto. È questo Mezzogiorno che Il Mattino ha deciso di raccontare da tempo, con le direzioni di Roberto Napoletano e di Vincenzo Di Vincenzo, intercettando i cambiamenti e valorizzando i tanti primati di quest’area troppo spesso trascurati o poco conosciuti, ma senza mai dimenticare le criticità e i ritardi che continuano ad esistere in molti territori, a partire dall’emigrazione dei giovani. Primati nella ricerca scientifica, nell’innovazione con la spinta costante delle start up, nella rafforzata solidità patrimoniale delle imprese, presupposto decisivo per sostenere la nuova occupazione.

LA PROSPETTIVA

Parlare di tutto ciò vuol dire anche allargare gli orizzonti del Mezzogiorno, nella consapevolezza che la sua prospettiva nell’economia del nuovo mondo è sempre più legata all’area euromediterranea, sulla quale peraltro si concentra ormai l’attenzione del mondo e al cui interno il Sud da solo si colloca al settimo posto per valori economici. È il filo conduttore, domani e venerdì, dell’evento «Cambio di paradigma. Forum dell’economia del nuovo mondo, 2026», organizzato da Il Mattino presso il Centro Congressi dell’Università Federico II in via Partenope: atteso domani anche un messaggio della presidente del Consiglio. Numerosi e di alto profilo i contributi previsti su temi strategici per il Sud e per il Paese, dall’economia del mare alle infrastrutture, dalla formazione del capitale umano (con la presidente della Luiss School of Law ed ex ministro della Giustizia Paola Severino) alla prospettiva dell’area euromediterranea in chiave geopolitica. Nel parterre dei relatori uomini di governo (i ministri Musumeci e Pichetto Fratin, il sottosegretario al Sud Sbarra), il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue Raffaele Fitto, il sindaco di Napoli Manfredi e il Governatore della Campania Fico, nonché imprenditori e industriali (da Manuel Grimaldi ad Antonio D’Amato), esperti di politica internazionale geopolitica (da Marco Minniti a Luigi Di Maio), i vertici di molte delle maggiori company pubbliche e private che operano nell’energia (da Enel Green Power a Edison, da A2A a Prysmian). Ma c’è di più. Quest’anno il Mattino raddoppia anche l’approfondimento cartaceo dei temi che saranno al centro del Forum. Sono infatti previsti due inserti, uno per ogni giornata di lavori, in distribuzione con la copia del quotidiano, curati da Aldo Balestra. Analisi, interviste, approfondimenti, spunti di riflessione, permetteranno ai lettori di essere a tutti gli effetti “dentro” all’evento, protagonisti essi stessi di una realtà che dall’export al turismo, dai trasporti all’agroalimentare, dalla ricerca alle peculiarità produttive e distributive del territorio spiega concretamente perché il “cambio di paradigma” è ormai un trend, non una performance o un exploit. Due fascicoli ricchi di dati e di notizie che testimoniano la credibilità di un percorso di crescita del quale l’Italia non può fare a meno, soprattutto adesso che gli equilibri mondiali sono o stanno cambiando. Il Sud allineato al resto del Paese e, anzi, da quattro anni capace di correre più velocemente è il valore aggiunto, il simbolo di una unità ce non è solo economica ma che sicuramente da queste parti è sempre stata una stella polare.