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Sydney Sweeney del suo corpo può fare ciò che vuole

September 17, 2026

La polemica che negli ultimi giorni sta travolgendo l'attrice Sydney Sweeney ha assunto connotati grotteschi. L'attrice statunitense è stata accusata di sessualizzare il corpo femminile poiché ha deciso di posare seminuda in uno spot pubblicato sul suo profilo Instagram.

Un'imprenditrice che può fare quello che vuole

 Eppure qui non stiamo parlando di una donna costretta a vendersi per sopravvivere, e nemmeno di una donna il cui corpo viene spersonalizzato e strumentalizzato da terzi per fini di lucro, come accadeva (e accade talvolta ancora oggi) nei cartelloni pubblicitari o nei programmi televisivi. Il contesto, in questo caso, è completamente diverso: ci troviamo di fronte a un'imprenditrice che ha deciso consciamente di usare la propria immagine e la propria identità per attirare attenzione sui prodotti che vende. 

 Sweeney durante la presentazione di un film (foto LaPresse)

Sydney Sweeney non è una semplice testimonial, bensì socia e azionista di Novig: società di scommesse sportive che fino a qualche giorno fa nessuno conosceva e di cui oggi invece tutti parlano, proprio grazie allo spot tanto criticato. Sicuramente più fondata è invece la polemica sollevata da alcune atlete professioniste, le quali temono che la scelta di Sydney Sweeney possa rappresentare un ulteriore incentivo nel sessualizzare il corpo delle donne nello sport. Una questione rilevante che da tempo si sta cercando di gestire e sulla quale sono state prese di recente anche misure concrete, come le linee guida diramate dall'EBU sulle inquadrature televisive durante le gare femminili. 

Un'attrice e modella

Ma lo spot di Sydney Sweeney non sembra calzare molto con questo tema. Innanzitutto perché lei non è un'atleta, bensì un'attrice e una modella, dunque non rappresenta la categoria; e in secondo luogo, perché lo spot non parla nello specifico dello sport femminile, ma è una pubblicità a un sito di scommesse. Se si vuole trovare una criticità, dunque, forse questa andrebbe individuata proprio nel prodotto pubblicizzato, più che nelle modalità. 

Sydney Sweeney è dunque libera di autodeterminarsi, il che significa poter disporre del proprio corpo come meglio crede. Certamente si possono non apprezzare le sue scelte e preferire altre tipologie di campagne di marketing che si concentrino maggiormente sul prodotto piuttosto che sul corpo di chi lo sponsorizza (valutazione che vale anche per gli uomini), ma questo è un altro discorso. 

L'ipocrisia social

Forse il problema di Sydney Sweeney è legato maggiormente al personaggio che lei si è costruita, più che alla pubblicità in sé. Se si fosse connotata politicamente come un'icona progressista, avrebbe potuto facilmente vendere le proprie azioni come uno strumento di empowerment femminile (similmente a come fece Elodie quando posò nuda per il Calendario Pirelli nel 2025). Forse, però, lei preferisce non scadere nell'ipocrisia da social, per cui ogni aspetto della nostra esistenza, anche quelli più egoistici, deve sempre essere venduto pubblicamente dagli influencer come un atto prosociale.