Ciò che si respira nel cuore di Pozzuoli è un immobilismo senza precedenti. Una cittadina sospesa che, in alcuni frangenti, sembra essere ferma alle 19:46 dello scorso 31 luglio. Mentre le istituzioni si mobilitano per cercare soluzioni per la sistemazione di un numero di sfollati che, al momento, sembra essersi assestato, far rientrare al più presto gli abitanti nelle proprie case sembra la sfida principale lanciata dal governatore Roberto Fico nel corso della riunione di aggiornamento del Centro Coordinamento Soccorsi, presieduta nel pomeriggio di ieri dal prefetto di Napoli Michele di Bari.
Le istituzioni
«Al momento gli sfollati sono 3.300 - spiega Fico - la linea è quella di agevolare i lavori di ristrutturazione nelle case per far sì che le persone possano rientrare presto». Per affrontare al meglio la crisi, è stato convocato un consiglio regionale monotematico per il prossimo 27 agosto, dove si farà il punto «su quello che è stato fatto e su quello che c’è da fare». Riguardo la sicurezza dei costoni crollati, invece, Fico ha chiarito che la richiesta resta quella «di portare avanti un importante lavoro congiunto». «La prossima settimana si terrà un consiglio regionale - è intervenuto il capo dell’opposizione Gennaro Sangiuliano - torneremo a chiedere lo Stato di emergenza e soprattutto l’attivazione di misure immediate: soluzioni abitative per gli sfollati, la sospensione del pagamento dei tributi, la sospensione dei mutui, ristori a chi ha subito danni economici», chiarisce.
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«Inoltre, pensiamo che sui Campi Flegrei occorra una riflessione ampia sulla gestione del territorio chiamato a convivere con un fenomeno antico. A questo potrà servire una legge speciale», conclude. Un appello per le attività commerciali della zona, invece, arriva dal sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione. «Abbiamo un grave problema per le attività turistiche che stanno ricevendo numerose disdette - ha spiegato il primo cittadino - I danni per lo sviluppo economico del territorio sono importanti. Bisogna dare sostegno così come si fece durante la pandemia». Richiesti interventi anche per il ripristino dell’attività ferroviaria e l’emergenza abitativa. «Bisogna trovare soluzioni più veloci per erogare finanziamenti e permettere a chi è fuori casa di fare presto i lavori per rientrare. Urge una legge speciale per affrontare questa emergenza, che per noi flegrei è diventata la normalità», ha concluso il sindaco del comune flegreo.
Gli sfollati
Dal lungomare di via Napoli, passando per il porto fino al Palatrincone di Monterusciello, la macchina dei soccorsi è attiva nel sostegno alla popolazione. Quella che si respira, tra le vie di Pozzuoli, è un sentimento di attesa e di apprensione. «Siamo diventati una città fantasma», racconta un anziano, tra i tanti sfollati che affollano l’esterno della palestra del palazzetto Palatrincone, diventato punto di riferimento per le oltre 50 persone rimaste senza casa dopo la scossa del 31 luglio. L’unico vero movimento, tra negozi chiusi e locali, è nel porto, dove i turisti continuano ad avvicendarsi sulle banchine verso le isole. «Abbiamo ricevuto lo sgombero lo scorso 4 agosto e la visita della Protezione Civile pochi giorni fa, che ha confermato l’inagibilità dell’edificio in cui abito - racconta una giovanissima residente - la ricerca di un appartamento è diventata un’impresa».
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Le storie
Ad accavallarsi sono storie di disperazione e lacrime, con persone costrette a uscire dalle proprie case, nelle quali hanno costruito una vita. «Vivo a Pozzuoli da 30 anni», racconta un uomo di mezz’età ospitato all’interno della struttura di accoglienza di Monterusciello. «Già due anni fa avemmo danni in casa - spiega - ci fecero rientrare dopo pochissimo e non siamo mai stati sicuri di come siano stati effettuati i controlli sul nostro stabile». Il racconto della notte del 31 luglio passa attraverso la disperazione della voce di una residente di via Campana, nonna di due bambini ospitati anche loro all’interno del palazzetto che, dall’ingresso, osserva i suoi nipoti giocare con un pallone portato dai volontari. «Qui ci trattano in maniera esemplare, dobbiamo tutto a queste persone», chiarisce, riferendosi ai tanti presenti nella struttura che si occupano ogni giorno dell’assistenza. «Sono stata male per tre giorni - spiega - i medici mi hanno trattata benissimo. Ci danno la spesa, coperte, da mangiare. I volontari sono diventati i nostri angeli custodi».
Tra le tante persone accolte c’è anche Francesca, una ragazza di appena 19 anni che, insieme al suo cagnolino, vive da 17 giorni tra l’auto dei genitori e il palasport flegreo. «Mia mamma soffre d’ansia - racconta - non riesce neanche ad entrare all’interno del palazzetto, vive in auto ormai dal giorno della scossa». Residente nel rione Artiaco, a pochissimi passi dalla Solfatara, ha con sé la piccola Lucy, un bastardino adottato in canile che, nei giorni del sisma, ha aiutato suo padre a scappare. «Papà è caduto durante il terremoto - ha detto - lei, a soli sette mesi, lo ha fatto poggiare su di sé e lo ha portato fuori». La sua storia è quella di una famiglia in difficoltà che non riesce a guardare positivamente al futuro. «Mia mamma non riesce ad entrare dentro neanche per mangiare - spiega - mio padre la sta portando in giro in auto, ma la situazione sta diventando sempre più complicata e ingestibile».
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La solidarietà
A pochi passi dal palazzetto di Monterusciello, la Protezione Civile ha adibito una “tenda della solidarietà”, dove cittadini, volontari e associazioni possono portare beni di prima necessità per le persone che, in questo momento, passano le loro giornate all’interno del centro di accoglienza. «In queste ore così difficili per tante famiglie di Pozzuoli, la tensostruttura della Protezione Civile della Regione Campania rappresenta un presidio di prossimità e vicinanza: è operativa tutti i giorni, dalle 9 alle 19, con il personale di SMA Campania», a parlare è Fiorella Zabatta, assessora regionale alla Protezione Civile. «È diventata anche un punto di riferimento per una straordinaria rete di solidarietà: cittadini di Pozzuoli e di altri Comuni limitrofi, come Marano, Giugliano, Quarto, ma anche Napoli, stanno arrivando per donare generi di prima necessità agli sfollati. È un segnale di grande umanità che ci restituisce il senso più autentico di comunità», conclude.