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Terremoto Centro Italia, 10 anni fa il sisma. Oggi Meloni ad Amatrice

August 24, 2026

Nella notte del 24 agosto 2016 la scossa di magnitudo 6 che causò 299 vittime. La presidente del Consiglio sui social: "Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. L'obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell'Appennino centrale". Il capo dello Stato: "Il risanamento è un percorso che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile"

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Sono passati 10 anni da quando, alle 3.36 della notte del 24 agosto 2016, un terremoto di magnitudo 6 con epicentro tra i comuni di Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) colpì il Centro Italia causando 299 vittime. Nel decimo anniversario della tragedia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà, nel pomeriggio, ad Amatrice, paese del Reatino che registrò 239 morti.

Le commemorazioni

Meloni, che parteciperà alla cerimonia di commemorazione, è attesa ad Amatrice alle 16:30. Poi ci sarà la messa, alle 17, presieduta dal cardinale Zuppi. Inoltre, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto di inaugurare il prossimo anno scolastico proprio ad Amatrice, con un cerimonia ufficiale il prossimo 21 settembre presso l'istituto 'Sergio Marchionne', accompagnato dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara.

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"Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale. Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione", ha scritto intanto, in mattinata, Meloni sui social. "In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati - aggiunge la premier - testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata". "In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante - prosegue Meloni - l'impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L'obiettivo - conclude - rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell'Appennino centrale".

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Mattarella: "Una pagina drammatica della storia della Repubblica"

"La notte del 24 agosto di dieci anni addietro, il violento terremoto che ebbe epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell’Appennino centrale, colpì numerosi comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, a cui seguirono ulteriori sequenze sismiche fino agli inizi del 2017", ha ricordato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una nota. "Con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati, quel terremoto – delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo – costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio", scrive il capo dello Stato. "I volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione - prosegue la nota - Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza". "Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia - conclude Mattarella - In questo giorno di memoria, mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà".

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Zuppi: "Ora non promesse ma lavoro"

In mattinata il cardinale Zuppi ha celebrato la messa nell'area Sae di Pescara del Tronto. "La tragedia è iniziata quella notte ma dura sempre: solitudine, spaesamento, distacco forzato dalla propria comunità. Oggi sappiamo che il percorso è ancora lungo, ma sappiamo anche che c'è futuro. Rinascere. Non promesse - ha spronato Zuppi -, ma lavoro, di tutti, ciascuno nelle proprie funzioni e responsabilità tutte importanti, con la forza di quella solidarietà che tanto ha consolato in quei giorni terribili". "Anche questa celebrazione ci aiuta a tessere di nuovo la comunità e l'unità tra di noi, perché ricostruire non è solo una questione di edifici ma soprattutto di relazioni, comunità, fiducia, solidarietà - spiega il presidente della Cei - La rinascita non nasce soltanto dai cantieri, ma soprattutto dalle persone, dalle relazioni e dalla speranza condivisa. Ci aiuta il Signore" che "accenda i nostri cuori di rinnovata speranza e di senso di responsabilità, di attenzione per tutti, a iniziare dai più deboli". "Anche noi, tutti - ha quindi osservato -, sentiamo il peso di questi lunghi, lunghissimi anni, portiamo nel cuore le ferite di quella tragedia, le promesse rimaste tali, le attese che si scontrano ancora con difficoltà, i ritardi insopportabili quando si è perso tutto. A questo si aggiunge la condizione delle aree interne di tutto il nostro Paese, che sperimentano il terremoto silenzioso e senza crolli traumatici dello spopolamento e di un invecchiamento che ora appare senza speranza". L'amore di Gesù, aggiunge Zuppi. "non cancella i problemi, anzi, ma ci dona forza nuova per affrontarli e superarli. E oggi anche noi diciamo: 'Su, costruiamo!' e mettiamo anche noi mano 'vigorosamente alla buona impresa'".

Zuppi: "Ricordando sisma ancora più insopportabili guerre e cultura della potenza"

"Nel ricordo ci misuriamo con il mistero della terribile, inquietante forza distruttrice del terremoto, le cui conseguenze non finiscono con l'ultima scossa. Anche per questo sentiamo insopportabile la così diffusa cultura della potenza, che rovina la convivenza, le cose, e scatena violenza e guerra che tutto distrugge", ha detto ancora Zuppi celebrando la messa nell'area Sae di Pescara del Tronto. "Del terremoto - osserva - conosciamo le conseguenze del male. Della guerra le responsabilità sono chiare, così come le complicità e tutto quello che favorisce quel vortice di violenza e di odio che poi nessuno riesce più a governare. La domanda di rinascere la portiamo nel cuore per le conseguenze di quei minuti drammatici, che sono segnate da queste pietre e che avete ricordato questa notte". "Partiamo sempre da quel dolore quando il cielo crolla addosso e le fondamenta del mondo sono scosse, quando tutto diventa imprevedibile e si rivolta contro - continua Zuppi - Non vogliamo dimenticarlo. Non possiamo. Riviverlo ci fa sentire l'urgenza di curare le ferite che ha provocato, perché abbiano la cura necessaria".

Le fiaccolate

Nella notte fra domenica e lunedì Amatrice ha ricordato con una fiaccolata silenziosa e 239 rintocchi di campana, uno per ogni vittima, quella notte di dieci anni fa, quando poco dopo le 3.36 l'allora sindaco, Sergio Pirozzi, disse alle tv cosa aveva davanti ai suoi occhi: "Amatrice non c'è più". Una fiaccolata notturna e silenziosa si è svolta anche ad Arquata del Tronto: "È stata una cerimonia davvero toccante - ha detto il primo cittadino, Michele Franchi, ripercorrendo i momenti della commemorazione - A distanza di anni il ricordo degli amici che non ci sono più e delle tante vittime resta una ferita aperta". 

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Ad Amatrice la contro-messa di protesta: "No alle passerelle"

Una giornata, quella di oggi, caratterizzata anche da qualche polemica. Stamattina alcuni amatriciani hanno partecipato a una funzione liturgica nel prefabbricato che ospita la Chiesa di S. Agostino, interamente distrutta dal terremoto di dieci anni fa, contestando la messa ufficiale di questo pomeriggio a cui presenzia Meloni. "Lo storico orario della Santa Messa - scrivono i cittadini in un messaggio fatto circolare sui loro canali social fin da ieri sera - da sempre celebrata la mattina, è stato spostato per assecondare le agende e le esigenze della politica e delle autorità in arrivo, tra cui il Presidente del Consiglio e il Presidente della Regione Lazio". "La commemorazione delle vittime - aggiungono - del terremoto del 24 agosto 2016 ad Amatrice rischia di trasformarsi, quest'anno, nell'ennesima passerella istituzionale. Lo scorso anno il Comune di Amatrice non aveva invitato nessuno. Quest'anno, incoerentemente, organizza uno show con inviti, locandine e requiem che vanno contro la propria ordinanza. Amatrice e le famiglie delle vittime non hanno bisogno di passerelle né di orari modificati per comodità istituzionale. La memoria del sisma merita rispetto, dignità e continuità, non di essere piegata alle esigenze della politica e delle vicine elezioni", conclude il messaggio.

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