il terremoto più potente dal 1979

11 agosto 2026 • 19:07Aggiornato, 11 agosto 2026 • 19:19
Una scossa di magnitudo 7.4 e altre di assestamento: solo la profondità dell’epicentro ha evitato «una apocalissi». Già questo martedì i morti erano oltre duecento, ma il bilancio è destinato a lievitare. Il presidente annuncia misure ad hoc
Una torre della cattedrale della Nostra Signora del Rosario a Manizales cede. A pochi metri, in mezzo a una via, qualche passante e pochi agenti si aggrappano gli uni agli altri. Oscillano, come gli alberi ai bordi della strada. Intorno a loro, nella zona dell’epicentro, vicino alla cittadina di San José del Palmar, tutto trema. È in corso il terremoto più potente registrato in Colombia dal 1979, con magnitudo 7.4. Da quel frangente di lunedì – le 14:34 ora italiana – la conta delle vittime non si è mai fermata. Questo martedì prima di cena la cifra delle vittime aveva già raggiunto le 224. I feriti 900. A Pereira, nella notte di lunedì, i soccorritori hanno lavorato al buio per i danni alla rete elettrica – a guidarli, la voce delle persone intrappolate sotto le macerie – mentre ancora il giorno dopo gli abitanti lamentavano l’impossibilità per i soccorsi di raggiungere l’epicentro a San José del Palmar. I dispersi, secondo le segnalazioni online, sono più di 2700. Sempre martedì, sette persone intrappolate sono state tratte in salvo dal nosocomio universitario del Valle (Huv) di Cali, il direttore ha confermato che ci sono pazienti morti all’interno.
Insediatosi appena venerdì, il presidente Abelardo de la Espriella inizia il mandato dichiarando lo stato di emergenza. Il governo pensa a creare un ente che coordini la ricostruzione di Pereira, la città più colpita, dove il presidente si è diretto da Cali. Il Servizio geologico ha registrato 47 scosse di assestamento. Altre potrebbero arrivare. Secondo Daniel Ruiz, ingegnere dell’Università Javeriana, la profondità dell’epicentro (100 km) è stata fondamentale per la distribuzione dell’energia sismica: fosse stato più superficiale, come il sisma venezuelano di fine giugno (20 km), «la devastazione sarebbe stata quasi apocalittica». Sei aeroporti – Armenia, Buenaventura, Cartago, Manizales, Pereira e Quibdó – sono stati chiusi. Lo scalo internazionale Alfonso Bonilla Aragón, a Cali, ha ripreso le operazioni dopo il ripristino della corrente. Intanto, la rete di telefonia mobile registra un livello di inoperatività del 46,1 per cento nei sette dipartimenti più colpiti.


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Nata e cresciuta a Milano, è laureata in Lettere moderne con una tesi sulla poesia di Giovanni Giudici. Si occupa di scuola, cultura e diritti. Ha insegnato nella scuola pubblica. Collabora con Domani e Ilfattoquotidiano.it ed è la caporedattrice della rivista di arte e filosofia La tigre di carta. Fa ricerca indipendente in ambito filologico