Solo l’infuocato clima preelettorale che si respira in questo anno finale della legislatura offre una chiave interpretativa delle polemiche che hanno accompagnato l’annuncio, da parte della premier Meloni e del ministro Valditara, di un provvedimento legislativo in materia di composizione equilibrata delle classi multietniche.
La materia, infatti, è stata trattata in passato almeno tre volte, e da tre ministri dell’istruzione di orientamento politico diverso, a sottolineare la rilevanza oggettiva del problema. Il primo a occuparsene fu proprio l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esponente della Democrazia Cristiana, che da ministro dell’istruzione emanò nel luglio 1990 una circolare sull’educazione interculturale (numero 205) nella quale si stabiliva che “Ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 1 del DPR 722/1982 richiamato dalla circolare numero 301, l’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di 5 per ogni classe”.
Successivamente fu Luigi Berlinguer, ministro del governo D’Alema, a inserire nel DPR n. 394/1999 l’articolo 45, che aveva l’obiettivo di “evitare comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri”. Una misura che lo stesso D’Alema ha recentemente ripetuto di considerare ragionevole.
È stata infine una esponente di Forza Italia, la ministra Mariastella Gelmini, a fissare il limite del 30% (derogabile) con una circolare del 2010, ora richiamata dalla on: Aprea.
Nel frattempo è cresciuto il numero degli alunni stranieri nati in Italia, che parlano bene l’italiano, e che non verrebbero conteggiati nel calcolo del 30%, come ha anticipato il ministro Valditara.
Se poi in una limitata quantità di casi (pare meno di 1000) tale 30% fosse applicabile solo spostando gli alunni stranieri in altre scuole, si tratterebbe solo di deciderlo: il primo a farlo fu Lyndon Johnson, successore di Kennedy ed esponente dell’ala progressista del democratici americani.
Anche l’insegnamento dell’italiano ai genitori degli alunni stranieri di recente immigrazione può ispirarsi a una misura adottata dal democratico progressista Gavin Newsom, che ai genitori dei suoi stranieri, in prevalenza ispanici, fa studiare l’inglese.
Insomma, se si vuole una soluzione si trova, e non si vede, dati i precedenti, perché non dovrebbe raccogliere un ampio consenso. (O.N.)