Diciotto giorni di navigazione insieme a dieci giovani da tutto il mondo. The Ark of Change, è il viaggio ideato da Giovanni Caccamo e raccontato per immagini da Jamie Hawkesworth. Ora le sue fotografie inedite arrivano a Palazzo Reale per Youth and Future: la mostra dedicata alle parole e ai sogni delle nuove generazioni
«Un guscio di noce tra le ondose montagne dell’oceano». È così che Giovanni Caccamo descrive il veliero olandese con cui lo scorso marzo ha solcato l’Oceano Atlantico insieme a dieci giovani da tutto il mondo. Un viaggio che nella sua memoria trascende il confine tra sogno e realtà, tanto da farlo sentire, nelle sue parole, «come se fossi stato in una di quelle curiose navi in ampolla che si trovano sulle scrivanie». The Ark of Change nasce come ramificazione artistica del progetto Parola ai Giovani - Youth and Future, con lo scopo di compiere un viaggio simbolico ripercorrendo la tratta atlantica degli schiavi, una delle tante pagine nere della storia contemporanea. Un’epopea dalle sfumature moderne che, dal 17 ottobre al 1° novembre 2026, prende forma a Palazzo Reale, a Milano, attraverso gli scatti inediti del fotografo inglese Jamie Hawkesworth e non solo. Ospitata nella Sala delle Cariatidi, Youth and Future ripercorre le tappe dell’omonimo progetto ideato da Caccamo nel 2021, intrecciando immagini e opere d’arte di artisti come Maurizio Cattelan, Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò e Arnaldo Pomodoro, la cui vendita contribuirà a finanziare iniziative di forestazione attraverso i progetti promossi da Boschi del Cambiamento e Arte x la Riforestazione.

I ragazzi a bordo del veliero olandese con cui, insieme a Giovanni Caccamo, hanno attraversato l'Oceano Atlantico a marzo 2026.
Antos Zarrillo MaiettaUn sogno così grande
«L’iniziativa nasce da un appello di Andrea Camilleri, che invitava i giovani a dare vita a “un nuovo umanesimo della parola”. Con un pizzico di incoscienza, decisi di raccogliere il suo invito e di realizzare il mio ultimo disco, Parola, in cui ogni canzone è ispirata a un testo letterario», racconta il cantautore. «Quindi, partendo dall’album, ho deciso di lanciare un concorso di idee chiamato “Parola ai giovani”, prima in Italia e poi a livello internazionale. La richiesta era semplice: scrivere un testo per rispondere a due domande: “Cosa cambieresti della società in cui vivi?” e “Qual è la tua parola di cambiamento?”». Le migliaia di testi inviati dai giovani in sei lingue diverse portarono Caccamo alla dolorosa constatazione che oggi i ragazzi non sognano più. Una crisi reale «perché una società senza i sogni delle nuove generazioni è destinata a morire». Ed è proprio in quel momento che l’artista decide di trasformare il progetto in una missione di vita, al punto da aprire un’omonima associazione no profit con lo scopo di «creare dei defibrillatori per le coscienze che potessero, dando voce alle nuove generazioni, riaccendere il motore dei sogni ormai spento».

Il libro Manifesto for change “cancellato” da Emilio Isgrò in mostra a Palazzo Reale a Milano.
Dal libro Manifesto del cambiamento con una prefazione di Papa Francesco, edito da Treccani, alla prima performance artistica Agorà del cambiamento, documentata attraverso gli scatti di Marco Anelli, anch’essi in mostra a Milano, il progetto ha dato vita a un percorso di riflessione e confronto sui valori delle nuove generazioni e sulle proposte concrete per costruire un futuro diverso. «Ci siamo chiusi nella stanza della Stanza della Segnatura di Raffaello, ai Musei Vaticani, per cinque ore, discutendo di cambiamento e redigendo una prima stesura del manifesto», racconta Caccamo. Lo stesso che, a marzo, è stato aggiornato durante la navigazione, insieme a quelli che il cantautore definisce «eroi senza superpoteri», in rappresentanza dei continenti e dei diversi temi che più stanno a cuore alle nuove generazioni.
Da Plestia Alaqad, giovane palestinese che ha scelto il disarmo come parola di cambiamento, a Sean Binder, attivista irlandese che ha soccorso 70 migranti con una ONG, rischiando fino a vent’anni di detenzione, per dare voce ai diritti delle persone migranti. E ancora Francesco Cicconetti, che affronta i temi dell’identità e della transizione di genere, e Manisha Maharjan, dal Nepal, impegnata nella promozione della parità di genere e nella lotta alla violenza contro le donne. «Questo veliero è stata la nostra Newtopia, il nostro stato ideale senza territori, solo guidati dalla natura, dall'oceano e dall'acqua». Ed è forse per restituire nella loro pienezza queste sensazioni che negli scatti analogici realizzati da Jamie Hawkesworth nei diciotto giorni di navigazione non vengono volutamente ritratti esseri umani, ma solo «i riflessi delle nostre anime che hanno interagito e danzato tra loro tra le onde del mare aperto».
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Jamie Hawkesworth, The Ark of Change, Oosterschelde – Oceano Atlantico da Capo Verde al Suriname, 2026, stampa digitale c-type e alla gelatina d’argento.
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Jamie Hawkesworth, The Ark of Change, Oosterschelde – Oceano Atlantico da Capo Verde al Suriname, 2026, stampa digitale c-type e alla gelatina d’argento.
Jamie HawkesworthTuttavia, a restituire l’atmosfera della traversata non sono soltanto le fotografie di Hawkesworth: a bordo del veliero era presente anche il regista premio Oscar Luc Jacquet, che racconterà l’esperienza in una pellicola prodotta da MASI Film. «La cosa che probabilmente più mi ha commosso di questo viaggio è stato il fatto che siamo riusciti a metterci a nudo», spiega Caccamo. «Ogni giorno c'era una storia protagonista e un tema. Al mattino condividevamo queste traiettorie di vita e il pomeriggio scrivevamo il capitolo del manifesto relativo a quell'argomento e le soluzioni per risolvere quel problema. È stato umanamente straordinario: abbiamo pianto, riso, condiviso fallimenti, sconfitte, sogni, prospettive, paure». Tra le onde del mare.
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