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The Science sui sussidi alle fossili: "La peggiore politica energetica al mondo"

September 22, 2026


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Il taglio delle accise non è un errore solo italiano. La guerra in Iran ha spinto quasi la metà dei Paesi del mondo a introdurre sussidi di emergenza. Una scelta che, secondo un editoriale della prestigiosa rivista Science firmato da Paasha Mahdavi e Michael L. Ross, è altamente nociva perché rende la transizione «più lenta, costosa e iniqua».

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Esistono alternative? Gli autori citano le misure adottate in Pakistan, Indonesia ed Egitto, dove i dipendenti pubblici sono tenuti a lavorare da casa almeno un giorno alla settimana. Oppure gli esempi di Cile, Lituania e Filippine, che hanno ridotto o azzerato le tariffe degli autobus per favorire la mobilità sostenibile. Possiamo pensare anche al bike to work — ti pago se vieni al lavoro in bici — già sperimentato da alcuni Comuni e aziende italiane, una misura che potrebbe essere estesa a livello nazionale con finanziamenti statali.

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I sussidi — come il taglio delle accise — «incentivano la forma di energia più inquinante». E anche la sospensione italiana del bollo va nella stessa direzione, ostacolando la transizione energetica. Eppure, ricordano i due autori, esistono politiche più ecologiche e socialmente eque rispetto a quella che definiscono «la peggiore politica energetica al mondo», titolo del loro editoriale. La ricerca del consenso elettorale frena i programmi a medio e lungo termine.

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«Il conflitto che coinvolge l’Iran potrebbe rappresentare un punto di svolta per accelerare la transizione globale verso l’abbandono dei combustibili fossili: ogni giorno in più caratterizzato da prezzi elevati di petrolio e gas e dall’incertezza sulle forniture future rende l’energia eolica e solare — più economiche e scalabili che mai — sempre più attraenti. Tuttavia, quasi la metà dei paesi del mondo ha introdotto sussidi di emergenza che, secondo le ricerche, renderanno tale transizione più lenta, costosa e iniqua».

Sussidi come incentivo all’inquinamento, nel 2022 hanno toccato i mille miliardi di dollari

Paasha Mahdavi e Michael L. Ross ritengono quella dei sussidi ai consumi «la peggiore tipologia di politica energetica». Essi incentivano la forma di energia più inquinante — i combustibili fossili — attraverso una politica inefficiente e sorprendentemente difficile da revocare. Oltre a stimolare i consumi, i sussidi «aggravano l’inquinamento atmosferico, gravano sui bilanci pubblici, scoraggiano gli investimenti nelle rinnovabili e avvantaggiano in misura sproporzionata le fasce di popolazione urbana più benestanti».

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Immagine usata da Nicola Porro nel suo sito

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2022 i sussidi globali al consumo di combustibili fossili hanno raggiunto la cifra record di mille miliardi di dollari. E una volta approvati è difficile fare marcia indietro. I due studiosi lo evincono dalle ricerche pubblicate dal 2003 e, in particolare, dopo l’Accordo di Parigi del 2015, quando i governi hanno promesso di limitare i sussidi. Un fallimento: «Su circa 130 tentativi di riforma attuati tra il 2016 e il 2023 dai ventuno Paesi che erogano i maggiori sussidi, il 70% è naufragato nel giro di un anno, mentre oltre il 90% è stato abbandonato entro tre anni».

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I cittadini non amano l’aumento dei prezzi. Ricordiamo la Francia messa a ferro e fuoco nel 2018 dai Gilet Gialli, movimento nato dalla protesta contro l’aumento del prezzo del carburante e della tassa sul diesel.

Il taglio delle accise favorisce i più abbienti

Per legare il ragionamento globale alla nostra attualità politica è interessante questo passaggio: «Chi offre una modesta riduzione fiscale come misura tampone raramente la lascia scadere: le elezioni successive, il prossimo shock petrolifero o la prossima protesta trasformano silenziosamente un provvedimento temporaneo in una politica permanente. La promessa fatta nel 2009 dal G20 di eliminare gradualmente gli “inefficienti sussidi ai combustibili fossili” non ha prodotto quasi alcun risultato. Un impegno analogo assunto durante il vertice sul clima di Glasgow del 2021 non ha avuto sorte migliore».

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Nel caso italiano, il taglio settimana per settimana delle accise — per di più poco efficace nel contenere il prezzo — si lega all’esenzione del bollo fino al 2027, una misura a favore delle auto termiche.

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Oltre il dato legato alla sostenibilità ambientale, più consumi uguale più gas di scarico  nell’aria, c’è da valutare la dimensione sociale. Non è vero che i tagli tutelano i più bisognosi. «La maggior parte dei benefici va ai più abbienti, non ai poveri, e tali misure temporanee tendono spesso a diventare permanenti. Per sostenere le famiglie a basso reddito colpite dal caro-energia, i governi dovrebbero adottare misure che il Fondo Monetario Internazionale definisce “temporanee, mirate, tempestive e su misura“. Tra queste figurano trasferimenti monetari diretti, assistenza specifica per le famiglie meno abbienti e sussidi per il trasporto pubblico. Strumenti di questo tipo possono aiutare i cittadini più vulnerabili senza prolungare la crisi stessa che si cerca di superare».

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In altri termini l’opportunità della guerra in Iran per  la transizione è vanificata da sussidi e tagli delle accise e come concludono Paasha Mahdavi e Michael L. Ross: «Rendere i combustibili fossili più economici oggi avrà conseguenze catastrofiche in futuro».

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