
Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
LAMBCHOP – “Punching The Clown”
[City Slang]
alternative
I Lambchop, l’amata e versatile istituzione di Nashville, tornano con il loro diciassettesimo album “Punching the Clown”. Prodotto da Ryan Olson (Poliça, Gayngs) con brani scritti dal leader dei Lambchop Kurt Wagner e dal membro Andrew Broder, “Punching the Clown” è stato registrato in tre giorni all’April Base, lo studio di Justin Vernon dei Bon Iver, e vede la partecipazione di Vernon al banjo oltre che di un coro a sei voci presente in tutto l’album. A sentire Kurt Wagner, “Punching the Clown” è nato come una caccia ai fantasmi. Dopo aver sentito una canzone alla radio mentre guidava una notte — «un banjo suonato con un unico accordo e un piccolo gruppo di voci» — si mise a cercarla senza riuscirci. Nel corso della sua ricerca, ha scoperto il “lined out singing”, una forma di canto gospel a cappella basata sul call-and-response che ha avuto origine in Scozia nel XIX secolo ed è diventata una delle radici del gospel e della musica country americani quando gli immigrati scozzesi si stabilirono negli Appalachi. Il brano, solitamente un inno, è guidato da un cantore, che inizia la strofa da solo prima che il coro si unisca per accompagnarlo nel resto della frase.
WEEZER – “Weezer / Gold Album”
[Warner]
indie-rock
Il nuovo album dei Weezer – intitolato semplicemente “Weezer” – è pubblicato dalla Reprise/Warner Records. Dopo aver pubblicato gli album “Blue”, “Green”, “Red”, “White”, “Teal” e “Black”, i Weezer tornano con un nuovo colore nel loro arsenale per “Weezer” – il loro ventesimo album in una carriera monumentale che dura ormai da decenni Il nuovo album è senza dubbio il più collaborativo della band. Tutti i membri hanno contribuito a turno con le canzoni; tutti, a turno, hanno scritto le canzoni INSIEME. Prodotto da Kenneth Blume e Klas Ahlund, “Weezer” si preannuncia già come un altro classico nell’incredibile e intramontabile catalogo della band.
THE AFGHAN WHIGS – “Soft Control”
[BMG]
indie-rock
Nuovissimo album in studio degli Afghan Whigs, iconica band rock dell’Ohio. L’album contiene 10 brani inediti che mettono in risalto il rock intenso e grintoso della band, con la voce del frontman Greg Dulli che si rivela emozionante e unica come sempre. “Soft Control” include i singoli “House Of I” e “Duvateen” e arriva proprio mentre la band festeggia il suo 40° anniversario.
LAZY EYES – “Cheesy Love Songs”
[Impressed]
alternative
C’è una certa sicurezza nel definire qualcosa “cheesy” prima che chiunque altro abbia modo di farlo. I Lazy Eyes lo fanno con consapevolezza, sapendo bene che la sincerità, se lasciata allo scoperto abbastanza a lungo, rischia sempre di diventare oggetto di scherno. Ma ciò che colpisce di “Cheesy Love Songs” è quanto poco si facciano intimidire, per essere una giovane band al suo secondo album. Questo è un disco che comprende la propria eredità. Si possono sentire i fantasmi della psichedelia da cameretta, di dischi realizzati da giovani che hanno scoperto che la distorsione poteva fungere da scudo, che il riverbero poteva far sembrare infinita anche la confessione più fragile. Ma “Cheesy Love Songs” non si nasconde all’interno di quelle trame sonore, le lascia sbocciare fino a quando non invadono quasi completamente la stanza, come un sentimento che hai cercato di minimizzare ma che invece insiste nel diventare l’unica cosa che riesci a sentire.
CORNELIUS – “Refractions”
[Eat Your Own Ears Records]
elettronica
Cornelius torna con “Refractions”, un nuovo album che continua a esplorare i confini della percezione, della memoria e della coscienza interconnessa. Questi brani sembrano meno composizioni fisse e più sistemi viventi, con idee che si ramificano, si sovrappongono e mutano man mano che procedono. Il risultato è un paesaggio sonoro in continua evoluzione in cui sembrano coesistere contemporaneamente molteplici stati. Si tratta di un disco caratteristicamente riflessivo e discretamente avventuroso, che vede la partecipazione vocale di Sean Ono Lennon, Bid e Arto Lindsay.
OK COWGIRL – “Rhinestone Cowgirl”
[Easy Does It Records]
indie-rock
Gli Ok Cowgirl sono una band rock americana che richiama alla mente un’epoca passata, precedente allo streaming, agli algoritmi e alla robaccia generata dall’intelligenza artificiale, quando far parte di una band era uno stile di vita. La band evoca la nostalgia da inno e la gioiosa ribellione di Sheryl Crow, Liz Phair e Bruce Springsteen. Allo stesso tempo, “Rhinestone Cowgirl”, il loro secondo LP, colloca gli Ok Cowgirl nella scia di autori moderni come Waxahatchee, Hurray for the Riff Raff e Angel Olsen, e si inserisce perfettamente nel mondo degli altri lavori del rinomato produttore Alex Farrar con MJ Lenderman, Wednesday, Indigo De Souza e Girl Puppy. Inoltre, “Rhinestone Cowgirl” è un disco di rock americano. Immaginate malinconici panorami desertici e autostrade deserte, fioche luci gialle sospese sopra il feltro verde e consumato di un tavolo da biliardo. Questa è musica da bere. È una colonna sonora per curare le nostre ferite accumulate. Ci invita a chiederci come siamo riusciti ad arrivare fin qui. È il senso di colpa del sopravvissuto, una lotta interiore su chi abbiamo dovuto lasciarci alle spalle, perché l’abbiamo fatto e come sarebbero andate le cose se avessimo giocato le nostre carte in modo diverso.
DMA’S – “DMA’s”
[RCA]
indie-rock
Il trio australiano DMA’S torna con il suo quinto album in studio, un’opera omonima e sicura di sé che ritrae la band in un momento determinante della propria carriera. Scritto e registrato tra lo studio di proprietà della band a Glebe, Sydney, e Los Angeles, l’album di 11 tracce mette in luce l’evoluzione dell’inconfondibile sound anthemico dei DMA’S. Sebbene le melodie rimangano immediate e ricche di emozioni come sempre, il disco introduce nuove trame sonore e privilegia l’autenticità rispetto alla perfezione, sia nell’esecuzione che nella presentazione.
ELEANOR MOSS – “The Knife, The Needle”
[Merge]
folk
La registrazione del suo album di debutto, “The Knife, The Needle”, è stata un processo di guarigione per Elanor Moss, che si era ritrovata alla deriva dopo il tour dedicato ai due EP precedenti. In quel periodo Moss aveva cambiato il suo sound, sperimentando nuovi generi e orientando i suoi testi verso uno stile più roboante. «Niente mi sembrava giusto», ricorda, «così ho smesso di mettermi sotto pressione e ho cercato di ricalibrare il mio rapporto con la composizione e la musica». I tre anni trascorsi a scrivere “The Knife, The Needle” l’hanno portata infine a tornare alle sue radici e al suo amore per, come dice lei stessa, «la musica che mi faceva davvero provare qualcosa; la musica che volevo scrivere». «Si trattava di cantautori folk e folk contemporaneo», continua. «Ho passato molto tempo a suonare la chitarra. Ho preso in prestito un registratore a quattro tracce e ci ho registrato delle demo. Ho anche ricominciato la terapia, durante la quale stavo iniziando a fare chiarezza sulla mia identità, su come la storia della mia famiglia si rifletta nelle cose che faccio e su come amo e ricevo amore. Da quella lentezza e da quella quiete di quei ritmi sono nate queste canzoni».
GRANDMAS HOUSE – “Baby You’re A Winner”
[Brace Yourself Records]
alternative
“Baby You’re A Winner” è un perfetto esempio dell’elevata musicalità dell’album che porta lo stesso titolo. Realizzato in collaborazione con il produttore Ali Chant (PJ Harvey, Perfume Genius, Yard Act) in tutte le dodici tracce del disco, “Baby You’re A Winner” mostra un vero e proprio salto di qualità per i Grandmas House: più articolato e coinvolgente rispetto al loro trio di EP precedenti – “Grandmas House” (2021), “Who Am I” (2023), “Anything For You” (2025) – con una maggiore attenzione all’uso delle voci e delle armonie per rafforzare gli arrangiamenti meticolosamente elaborati. È il suono del quartetto che conferisce un maggiore senso di sfumatura e spazio alla propria musica, sfruttando al massimo una miriade di generi. Dal rock deciso ed elastico del recente singolo “DOG” al post-punk sincopato e alle esplosioni di ottoni di “Dance”, fino all’atmosfera folk da camera del brano di chiusura “Spring”, “Baby You’re A Winner” è il ritratto più autentico e completo dei Grandmas House fino ad oggi.
JORJA SMITH – “What Are the Odds”
[Famm]
pop
Con il suo terzo album Jorja continua ad arricchire la sua eredità artistica con un lavoro euforico saldamente radicato nella musica dance. Attingendo con sicurezza a UKG, grime, 2-step, funky house, soulful house e afro house, questo disco elettrizzante e pulsante raramente scende sotto i 140 BPM. «Questa è musica che ti fa muovere», afferma Jorja. «Voglio che la gente la ascolti sulla pista da ballo, sotto il sole, in auto e in cuffia sull’autobus notturno mentre torna a casa. È un disco da ascoltare mentre si guida e ci si lascia trasportare dalle vibrazioni».
WASUREMONO – “Me And The Noise”
[Revolver Records]
pop
Wasuremono è il progetto musicale di William Southward, che negli ultimi dieci anni ha dedicato il suo tempo a creare brani indie-pop accattivanti e ricchi di ritornelli nel capanno del suo giardino a Bradford-On-Avon. Artista indipendente e autonomo fino al midollo, nei suoi album precedenti si è occupato personalmente di ogni fase della produzione, dalla composizione dei brani al missaggio e al mastering, passando per la realizzazione dei video e la pubblicazione dei dischi.
BLACK MARBLE – “Life in Small Spaces”
[Sacred Bones]
alternative
L’album approfondisce temi quali lo sfruttamento creativo da parte dell’industria musicale, la rottura con lo standard del settore che impone di adattarsi allo stampo mainstream per essere considerati di successo e rilevanti, ed esprime l’importanza dell’amore per sé stessi, del proprio valore e dell’autenticità. I Black Marble hanno preso vita nell’autunno del 2012, ispirati dal revival synthwave newyorkese dei primi anni 2000. Oggi, a quattordici anni di distanza e dopo sette pubblicazioni, Chris Stewart continua a realizzare dischi chinato sulle sue macchine, che al contatto si riscaldano quando vengono accese e devono essere persuase a rimanere accordate. I suoi album, scritti, registrati e pubblicati esclusivamente da Stewart, rimangono visioni singolari, con brani che cercano di trasmettere un pastiche variegato, ora plasmato dal desiderio di avvolgere il tutto in un messaggio che racconti dove è stato e dove vuole andare. “Life in Small Spaces”, con il suo lirismo introspettivo sapientemente mascherato dalla radiosa musicalità di Black Marble, è un’analisi sincera delle pressioni che plasmano gli artisti. È un invito ad accettare e ad aderire consapevolmente a uno stile di vita più essenziale in nome dell’espressione creativa e della libertà, senza mai dover compromettere i propri valori per la tentazione dell’illusione del successo.
HISS – “A Cheapened Crown”
[Hex Records]
noise-rock
Gli HISS sono una band di tre elementi di Portland, Oregon, che suona un noise rock pesante e sludgy e che ha iniziato a esibirsi dal vivo lo scorso anno. Se il loro sound vi suona in qualche modo familiare, è perché gli HISS sono l’ultima incarnazione della precedente band di Robert Comitz (chitarra/voce) e Kirk Evans (basso/voce), gli Still/Form. Continuano la loro strada come HISS, affiancati dal batterista Chase Hall, che in precedenza suonava con Comitz nei Marriage + Cancer. Mantenendo parte del lavoro chitarristico inquietante e stridente che ricorda i Marriage + Cancer, così come la pesantezza sludgesca degli Still/Form, gli HISS si addentrano maggiormente in una pesantezza trascinante, ritmi schiaccianti e brani ricchi di riff.
LOOSE BUTTONS – “You Came To See Magic”
[Moon Crawl Records]
alternative
I Loose Buttons, quartetto indie rock newyorkese, tornano con il loro nuovo album “You Came To See Magic”. Acclamati da NME come «un nuovo gruppo per cui stiamo impazzendo» e elogiati da Stereogum per il loro «rock urbano ultra-orecchiabile», i quattro musicisti newyorkesi hanno trascorso gli ultimi anni rafforzando costantemente la loro popolarità. In “You Came To See Magic”, i Loose Buttons si confrontano con il concetto di eternità. Attraverso undici brani, la band esplora cosa significhi trascorrere anni a inseguire un sogno con le stesse persone al proprio fianco, per poi rendersi conto che ciò che si stava cercando forse era lì fin dall’inizio. È un album sul credere in qualcosa di più grande, sul perseverare abbastanza a lungo da vedere cosa resiste nel tempo e sul scoprire che a volte il coniglio è già fuori dal cappello.
CHELSEA WOLFE – “The Dark”
[Loma Vista]
dark wave
Chelsea Wolfe entra in una nuova era con il suo album “The Dark”, plasmato da un periodo di distacco, trasformazione e confronto con le ombre interiori. Scritto partendo dall’idea di diventare “la cosa più oscura del bosco“, l’album si muove attraverso l’oscurità anziché allontanarsene, affinando la sua miscela di misticismo, memoria, dolore e desiderio in qualcosa di più intenso e immediato. Prodotto con Jennifer Decilveo (Hozier, Hinds, Bat for Lashes) e con la partecipazione di collaboratori dei Nine Inch Nails, dei Queens of the Stone Age, di Tori Amos e degli Air. Più incisivo e intenso che mai, “The Dark” è il punto d’incontro tra bellezza e rovina.
MY PET FOSSIL – “Live My Valley Life”
[Cherub Dream]
noise-rock
“Live My Valley Life” è la prova che i My Pet Fossil sono sopravvissuti al West americano. Il suo carattere frenetico, i testi cupi e la malinconia persistente dimostrano che non ne sono usciti indenni. “Live My Valley Life” è nato dall’idea che la musica della band potesse essere una testimonianza della tensione tra la realtà della loro terra natale, la Valle di Sacramento, e la loro disillusione interiore nei confronti delle «leggende» del West, spesso ripetute a dismisura. L’album è il risultato di un anno e mezzo di lavoro volto a dare vita a questa visione, durante il quale i brani sono stati messi a punto nella stretta sala prove della band, situata in un magazzino, e nei locali affollati e afosi di Sacramento.
GIRAFFE – “The Towering Inferno With Bongo Drums”
[Org Music]
jazz
Giraffe è la nuova collaborazione tra Dave Harrington (Darkside), Robert Walter (The Greyboy Allstars), Spencer Zahn e Kosta Galanopoulos (Rio Kosta). Il loro album di debutto, “The Towering Inferno With Bongo Drums”, fonde psichedelia spaziale, interazioni di ispirazione jazzistica e improvvisazioni aperte in un’esperienza d’ascolto fluida ed esplorativa. Registrato in un solo giorno presso il 64 Sound di Los Angeles, l’album cattura quattro musicisti di grande talento che si fondono in un groove istintivo.
BRANDON FLOWERS – “Thrasher”
[Island]
country, pop
Brandon Flowers pubblica “Thrasher”, il suo primo album da solista dopo oltre un decennio, per Island Records. Registrato a Nashville presso lo storico RCA Studio A con i produttori di lunga data Shawn Everett e Jonathan Rado, il disco vede la partecipazione di molti dei musicisti più rinomati della “Città della Musica”, tra cui David Rawlings, collaboratore di lunga data di Gillian Welch alla chitarra, il prolifico e influente suonatore di pedal steel Bruce Bouton e Charlie McCoy, il leggendario armonicista il cui stile inconfondibile impreziosisce tutti e quattro gli iconici album di Bob Dylan registrati a Nashville. Affondando le radici negli anni formativi della sua infanzia trascorsa nella piccola cittadina di Nephi, nello Utah, questo approccio sonoro senza tempo si rivela la cornice ideale per il songwriting più personale e vulnerabile che Flowers abbia mai realizzato.
ANTONY SZMIEREK – “Decoding Birdsong”
[Mushroom Music / Virgin Music Group]
alternative
Il poeta, scrittore e produttore Antony Szmierek, nato a Manchester, pubblica il suo secondo album, “Decoding Birdsong”. A soli diciotto mesi dal suo debutto acclamato dalla critica, Szmierek torna con un nuovo lavoro che segna una chiara evoluzione sia dal punto di vista sonoro che di portata. Radicato nei suoi punti di riferimento personali all’interno della musica elettronica, l’album coniuga una produzione ampia e coinvolgente con il suo caratteristico lirismo tagliente come un rasoio. Mentre il suo album di debutto era stato un progetto solista, “Decoding Birdsong” è ricco di collaborazioni, tra cui l’australiana Pretty Girl, la band londinese Los Bitchos e la produttrice di Bristol 1-800 GIRLS, oltre a Imogen and the Knife e alla star dell’indie pop Ellur.
MYVERONICA – “I Hope There’s Music in Heaven”
[Sunday Drive]
indie-rock, emo, shoegaze
Ispirandosi all’emo e al rock alternativo degli anni ’90, i MyVeronica sono nati come progetto solista della cantante e chitarrista Mia Lin. Ora trasformatisi in una band di quattro elementi, i MyVeronica rappresentano ancora un’occasione per “esplorare l’intimo attraverso l’universale“, come spiega Lin. La band cerca catarsi ed esorcismo: entrare in contatto con quella parte profonda e sensibile di sé che non trova spazio nella vita quotidiana. Il loro album di debutto attinge alla scrittura sincera ed emotiva dei propri modelli di riferimento (Mineral, Sonic Youth, Sunny Day Real Estate), la band amplia il proprio repertorio rispetto alle precedenti pubblicazioni con chitarre più incisive, testi sinceri e paesaggi sonori noise. Nel corso di 9 brani, i MyVeronica oscillano tra riff di chitarra penetranti e slowcore malinconico per raccontare una storia di angoscia tipica dei primi vent’anni e di una ricerca disperata del buono che c’è nel mondo.
WESTSIDE COWBOY – “It Goes On”
[Island]
alternative
“It Goes On” è l’album di debutto dei Westside Cowboy, quartetto di Manchester, prodotto da Loren Humphrey. Potrebbe benissimo essere uno dei migliori dischi del 2026. Canzoni d’oro immediate per una nuova generazione. In un’epoca di algoritmi, i Westside Cowboy sono la prova genuina della magia che può nascere solo dal legame umano. A soli tre anni dalla loro formazione a Manchester, quando hanno messo su una band per puro divertimento senza nemmeno l’intenzione di fare un concerto, il quartetto ha realizzato quello che è forse uno dei debutti più emozionanti dell’anno semplicemente capendo
cosa li fa sentire bene e seguendo quella sensazione verso l’orizzonte. C’è un’urgenza emotiva in “It Goes On” che poteva davvero manifestarsi solo nel disco d’esordio di un gruppo giovane.
MYSTERY JETS – “A Hole To See The Sky Through”
[Fiction]
indie-rock
I Mystery Jets tornano con “A Hole To See The Sky Through”, un nuovo album ricco di spunti concettuali che funge da contrappunto introspettivo a “Curve of the Earth”, spostando l’attenzione dai vasti paesaggi esterni ai modi intimi in cui percepiamo ed elaboriamo il mondo. Ispirato all’opera d’arte omonima di Yoko Ono (utilizzata con il suo permesso come copertina) e alla sua recente mostra a Londra, il disco abbraccia l’idea di trovare significato, speranza e prospettiva attraverso l’assenza, la limitazione e il cambio di prospettiva.
IMPROVEMENT MOVEMENT – “Your Perfect Real Life”
[ATO Records]
alternative
Sfocando i confini tra indie-rock, musica psichedelica e jam, gli Improvement Movement sono tanto una filosofia quanto una band. Con quattro polistrumentisti che compongono e cantano tutti, superano ogni limite. Definiti da Rhett Shull come “la vostra nuova band preferita” e dall’Atlanta Journal Constitution come “la band da tenere d’occhio nel 2026“.
SONDRE LERCHE – “Acrobats”
[autoproduzione]
indie-pop
Sondre Lerche torna con “Acrobats”, il suo lavoro più audace e attuale fino ad oggi. È un album ricco e di ampio respiro, incentrato sulla ricerca dell’amore in tempi distopici, segnati dal disordine globale e dalla disperazione. Ampio, colorato e sincero, Acrobats esplora da vicino cosa significhi vivere in un mondo in cui la sincerità e la tenerezza possono sembrare atti di ribellione. È un disco ambizioso con un chiaro nucleo emotivo.
GB – “Herzsprung”
[AD 93]
alternative
“Herzsprung” è l’opera più ambiziosa di GB fino ad oggi. Scritta mentre viveva a Londra, il cantautore e produttore di Copenhagen ha trascorso settimane a ritagliare copie di Metro — uno dei quotidiani gratuiti della città — per creare la base testuale delle canzoni. In studi improvvisati, ha iniziato a dare vita a queste idee. Mentre il disco d’esordio di GB era avvolto in una nebbia downtempo, “Herzsprung” crea un suono distintivo che si espande verso l’esterno: qualcosa di più melodico, più potente e più sicuro. L’album riunisce un ampio spettro di influenze: dal jazz fusion groove-driven degli anni ’70 alla psichedelia noise-rock giapponese, passando per il grunge da stadio e il pop outsider. Si intravedono tracce delle qualità alt-pop che GB condivide con i suoi colleghi di Copenaghen, ma si percepisce anche l’influenza di Londra, un impulso a spingere oltre la tradizione rock e a rompere gli schemi.
RIBS – “Cold Ribs”
[Three Lobed Recordings]
Alternative
I RIBS sono composti da quattro membri storici della scena NC che hanno unito le forze per portare avanti quella serie di “sermoni” post-punk di cui tutti abbiamo bisogno – e che meritiamo – nelle nostre vite nel 2026. Immaginate questo: lo spirito di Mark E. Smith ha ascoltato tantissimo Faust e riappare a sud della linea Mason-Dixon in questi tempi, ma sotto il nome di Mike Wallace. Le sue osservazioni e i suoi giudizi si sovrappongono a groove super serrati, linee di basso fluide e chitarre sinuose. Ve lo immaginate? Beh, ecco, questo è RIBS. Questo è il loro primo album distribuito su larga scala e queste profezie apocalittiche sono perfette per il momento che stiamo vivendo. Preparatevi a riempirvi la testa di nuovi mantra, nuovi riff, nuovi pensieri. RIBS è una mentalità: fatela vostra. Nel corso di questi 10 brani i ragazzi tracciano la propria linea nella sabbia e poi la superano sistematicamente, Il rock and roll è vivo e vegeto e i RIBS sono qui per dimostrare che tutti i necrologi teorici sono falsi. Questi brani sono vitali, animati da un ritmo interno che urla “2026″.
MOON ATTENDANT – “Dum Evol”
[Big Potato]
space-rock, indie-rock
I Moon Attendant di Brighton collaborano con Ian Parton, leader e batterista dei Go! Team, per il nuovo LP “Dum Evol”. Dopo il loro debutto “One Last Summer”, ecco un disco incendiario, da batticuore, guidato dalla batteria e ricco di chitarre surf, violino in stile Scarlet Rivera, orchestrazioni psichedeliche e testi taglienti e giocosi, il tutto in 33 minuti da brivido. L’idea di base è stata di ridurre la tavolozza musicale rispetto al precedente tripudio di sintetizzatori e riverbero a chitarre surf, Moog e violino, lasciando la voce di Blewett protesa verso un suono schietto e diretto come quello di Jimmy Campbell. Laddove il loro album di debutto poneva domande, questo disco si sofferma sulle risposte, esplorando l’amore, il conflitto e la crescita come esperienze che devono essere vissute in prima persona, Musicalmente, il disco occupa uno spazio a metà strada tra la nonchalance slacker-rock dei Pavement e la spavalderia gitana di Dylan attraverso una lente che è consapevolmente, quasi provocatoriamente, inglese. È un suono che canalizza la tradizione folk pastorale degli anni ’60 insieme al taglio tagliente degli Auteurs, una versione onesta dell’Inghilterra, di cui andare fieri, in netto contrasto con il vuoto nazionalismo.
THEO KANDEL – “A Horse Named Friday”
[Nettwerk Music Group]
folk
Un indovinello: un cowboy arriva in città venerdì, ci passa tre notti e se ne va di nuovo venerdì. Come ci riesce? Il cavallo si chiama Friday! La figura del cowboy, proprio come quella del cavaliere dall’armatura scintillante, si basa su una sorta di “viaggio dell’eroe”, in cui l’eroe è costantemente alle prese con missioni secondarie. Queste deviazioni fanno ovviamente parte del viaggio e, sebbene possa sembrare che l’eroe abbia deviato dal proprio percorso, in realtà continua sempre ad andare avanti.
BRENNAN WEDL – “Brennand Wedl”
[Anti]
alternative
L’album omonimo di Brennan Wedl è una testimonianza della collaborazione: con i propri io del passato, quelli che devono ancora venire e gli amici che ti accompagnano lungo il percorso. È un’antologia di risveglio spirituale che valuta la strada da percorrere, racchiudendo i momenti di confusione e i trionfi che si vivono quando si abbandona un percorso tradizionale per qualcosa di meno stabile. Wedl è già un’artista prolifica: pubblica musica da solista dal 2012 e nel 2015 ha cofondato il gruppo queercore Dazey & The Scouts. Nel suo album di debutto per la ANTI-, si scrolla di dosso gli sguardi indiscreti delle aspettative, lasciandosi alle spalle l’ansia di doversi modellare per gli altri e accogliendo con gioia il piacere di essere finalmente esattamente chi si è. Il disco è un punto d’incontro tra punk, grunge e Americana — il “grungetry”, come lo definiscono affettuosamente.
JULIA HOLTER – “Materia”
[Domino]
alternative, art-pop
Julia Holter ha sempre saputo che il brano “Materia” racchiudeva molto di più di quanto avesse incluso nel suo meraviglioso album del 2024, “Something in the Room She Moves”. Aveva scritto il brano poco dopo la conclusione dei tour per “Aviary” del 2018, e funzionava bene nei concerti da solista: la sua voce e il pianoforte, con i testi che continuavano a trasformarsi mentre lei giocava con il significato. Ma nel nuovo “Materia”, una sorta di LP complementare a “Something”, Holter ha realizzato non una, ma ben due versioni distinte del brano. “Materia 2″ è un sogno allucinatorio fatto di drum machine, basso fretless e clarinetto, con la voce di Holter che volteggia nell’etere insieme a quella di Jessika Kenney. E in “Materia 3″, concepita come traccia bonus nascosta in omaggio all’era dei CD della sua giovinezza, Holter rallenta letteralmente la registrazione tratta da “Something”. Il cambiamento non solo sottolinea la gloria imprevedibile delle armonie al suo interno, ma ribadisce anche la raffinatezza emotiva del brano, la sensazione che si tratti di imparare a vivere. Queste sette canzoni dimostrano che Holter è tra le autrici di art-pop più fluide della sua generazione, capace di muoversi tra idee ed espressioni con vero aplomb esplorativo.
SQUIRREL FLOWER – “Say a Prayer to the Gods of Getting Going”
[Polyvinyl]
indie-rock
Nel nuovo album degli Squirrel Flower la cantautrice e polistrumentista Ella Williams presenta il suo disco più trascendente e, fin da subito, un vero e proprio classico. È un album pieno di speranza e bellezza, che affronta temi quali il rimanere in costante movimento, l’amore elettrizzante e la consapevolezza di quando è il momento di andarsene, ma anche di quando è meglio restare. Brani di spicco come “Reelin” e “Highway Woman” mettono in luce il tira e molla della vita da musicista; il bisogno costante di intraprendere un viaggio eroico alla ricerca di riflessione e libertà. Altri, come “Not Me” e “Cleveland”, sono classici dei Squirrel Flower, ma con uno stile compositivo più incisivo e concentrato, abbinato a una delle interpretazioni vocali più intense della carriera di Williams.
KING SANS – “Sell The Cow”
[Dipterid]
noise-rock
Il duo noise-rock di Chicago King Sans fonde paesaggi sonori aggressivi, rock alternativo incisivo e un’inaspettata sobrietà melodica. Esplorando temi quali la resilienza e la salvaguardia dell’umanità in un mondo sempre più incerto, “Sell The Cow” propone chitarre distorte, ritmi frammentati e un caos controllato, il tutto accompagnato da dettagli sorprendenti. “Il processo di scrittura e di messa a punto del nostro album di debutto è stata una delle esperienze più belle della mia vita fino ad oggi. Poter creare arte a cui tengo profondamente, con qualcuno a cui tengo altrettanto, è stata un’esperienza davvero meravigliosa” dice Izabella Rose.
ERNEST STRAWFIELD – “Untitled”
[Bee Side Cassettes]
country-rock
Questo country rock indie alternativo e stravagante propone un’atmosfera bizzarra, contorta e giocosa: è come se i Silver Jews avessero ascoltato i Coneheads o qualcosa del genere; è piacevolmente eccentrico. Non rientra propriamente in un unico genere, ma sembra quasi volare da una parte all’altra, con il country vecchio stile che fa da filo conduttore, filtrato attraverso il punto di vista di Ernest, cantautore che da ormai un decennio scrive e registra musica a Filadelfia. Ha iniziato con un registratore a cassette a 4 tracce e ora registra al computer. Ernest ha sempre registrato e mixato tutto da solo nel suo appartamento.
DENZEL CURRY & KENNETH BLUME – “ii”
[Loma Vista]
hip-hop
Dopo il successo di “Unlocked” e “Unlocked 1.5”, Denzel Curry e il produttore Kenneth Blume, alias Kenny Beats, tornano a collaborare per “ii”. Si tratta di un altro incontro esplosivo tra una produzione instancabile e un lirismo tagliente, basato sull’intesa che ha reso le loro precedenti collaborazioni un vero e proprio successo. Con la partecipazione di JPEGMAFIA, Yebba e Westside Gunn, questo album arricchisce il cast senza perdere di vista l’obiettivo. “ii” fa evolvere il loro sound mantenendo in primo piano quell’energia diretta e di grande impatto.
VARIOUS – “A Strange Light From The East – Eastern Influenced Western Music 1965-72”
[Strawberry]
psichedelia
Il periodo 1965–1972 vide la musica occidentale trasformarsi grazie all’integrazione della musica e della filosofia orientali e alle influenze del raga. Brani iconici dei The Byrds, dei The Yardbirds e della Paul Butterfield Blues Band aprirono la strada alla fusione tra jazz modale, musica classica indiana e rock psichedelico. Questi esperimenti gettarono le basi per il rock progressivo, il proto-punk e la world music, modificando in modo permanente il panorama tecnico e creativo della musica moderna. L’alba del revival folk britannico spuntò nel 1965, quando lo stile «folk-barocco» di Bert Jansch rivoluzionò la tradizione, fornendo la luce dell’alba a una scena psichedelica in piena espansione che, nel 1972, era passata dai folk club ai paesaggi concettuali del rock progressivo, esemplificati dalla chitarra-sitar dalle sfumature orientali in «Siberian Khatru» degli Yes.
THE CRAMPS – “Gravest Gravy”
[Vengeance]
garage
Con brani selezionati e mixati alla fine degli anni ’80, “Gravest Gravy” era stato destinato da Lux e Ivy alla pubblicazione anni fa, ma per ragioni ormai perdute nel tempo è rimasto accantonato fino ad ora. Versioni davvero travolgenti dei classici brani dei primi Cramps, due delle quali vedono la partecipazione di Alex Chilton all’organo. Tratto dai nastri analogici originali e masterizzato con maestria a Nashville. Era un disco per i fan, un viaggio di ritorno a Memphis, ai primi dischi dei Cramps, da cui, per quanto ci abbia provato, il mondo non è mai riuscito a riprendersi. Lux e Ivy misero a punto diversi brani tra il 14 e il 30 giugno 1989 ai Present Time Recorders, a North Hollywood. Alex ne mixò alcuni a Memphis. L’album aveva un titolo e una copertina realizzata dalla grande Stephanie Chernikowski, scomparsa di recente, ma per ragioni ormai perdute nel tempo, “Gravest Gravy” fu accantonato.
THE BARBARIANS OF CALIFORNIA – “Megatons”
[Many Hats]
punk
Il contributo della West Coast all’hardcore punk è innegabile. Quella tradizione fatta di aggressività, passione e melodie grintose prosegue con i The Barbarians Of California, una nuova e coinvolgente incarnazione dello spirito iconoclastico e della vera grandiosità. Nati dalla passione condivisa di Aaron Bruno (AWOLNATION) e del suo ingegnere di lunga data Eric Stenman – che ha mosso i primi passi nella stessa comunità di Sacramento che avrebbe poi lanciato gruppi diversi e disparati come Deftones, Far, Will Haven, Team Sleep, Hella, Dance Gavin Dance, Death Grips e Trash Talk – lo spirito underground e la catarsi personale trasmessa dall’hardcore metallico non hanno mai abbandonato nessuno dei due. Così, quando Aaron ha saputo che Eric aveva realizzato una serie di brani dal sapore vintage che univano un’angoscia appassionata a una sensibilità moderna, ha voluto farne parte immediatamente. Sono nati i Barbarians of California. Con il loro secondo album, i The Barbarians of California scatenano un caos tutto nuovo direttamente dal cuore soleggiato e graffiante del Golden State. Unendo l’energia grezza dell’hardcore, riff affilati come lame di rasoio e quel caratteristico mix di ferocia e umorismo ironico, queste nuove canzoni colpiscono come un sogno febbrile alimentato dalla caffeina.
TYONDAI BRAXTON – “Splayed Werks”
[Erased Tapes]
elettronica
Già a un primo ascolto, “Splayed Werks”, il nuovo album di Tyondai Braxton – il suo primo lavoro completo dopo la registrazione dell’opera sinfonica del 2022, “Telekinesis” – si rivela ben diverso da ciò che l’ha preceduto e segna l’inizio di un nuovo capitolo con l’etichetta britannica Erased Tapes. Innanzitutto, la musica è molto più abbondante: oltre 70 minuti di pura elettronica e sound design. Inoltre, è strutturato in modo non in linea con le forme più lunghe che il compositore e produttore quarantasettenne aveva immaginato in precedenza. Dei 15 brani dell’album, più di due terzi durano meno di cinque minuti. Potrebbe essere l’album perfetto per il 2026, un’epoca in cui il panorama sonoro continua ad abbracciare con fervore ibridi sempre più radicali, al tempo stesso pronti per i sound system dei club, orientati verso le installazioni artistiche e mediati dalle scuole di musica. Ma anche, e soprattutto, intuitivi e realizzati a mano. Non è esagerato affermare che Tyondai abbia contribuito a costruire questo mondo. La sua carriera, lunga oltre due decenni, lo ha visto cofondare i Battles, eroi del prog-punk elettronico (che lui stesso ha descritto come «un laboratorio mascherato da band»); esibirsi in duo con Philip Glass; scrivere numerose commissioni elettroacustiche e da https://open.spotify.com/album/3gralcjkI8QCnIgCmlJ6RP?si=xnk31XiWSyyn4oRIq4x2eg&utm_source=copy-link&sci=spotify%3Acard-config%3A7AziWVSppGhzegvyoVREx9 per celebri ensemble americani di musica contemporanea e la realizzazione di opere tecnologicamente ambiziose, a tratti orchestrali, per etichette acclamate di musica elettronica, sperimentale e futuristica come Warp e Nonesuch Records.
PAUL HEATON – “Jenius”
[EMI]
alternative
Se chiedete a Paul Heaton quante canzoni abbia scritto, vi risponderà che non ne è proprio sicuro. Forse non c’è da stupirsi: quest’estate ricorre il quarantesimo anniversario dall’uscita dell’album di debutto degli Housemartins, “Hull: 0 London: 4”, che raggiunse il terzo posto nella classifica britannica. Da allora ha pubblicato, in varie formazioni – con gli Housemartins e i Beautiful South, da solista e con Jacqui Abbot, per non parlare dei Biscuit Boy – altri 21 album in studio, molti dei quali disco d’oro, alcuni multi-platino, che hanno raggiunto le vette delle classifiche. Per ciascuno di essi, inoltre, avrà scritto molte, molte più canzoni di quante ne abbia mai incluse. Ora, a meno di due anni da “The Mighty Several” – a sua volta il suo sesto album ad entrare nella Top 5 in una dozzina d’anni – questo prolifico e poetico osservatore della natura umana torna con altre quindici perle.
PARIS JACKSON – “HAPPIEST DAY OF MY LIFE”
[Dragonflower Enterprises]
pop-rock
Nato dall’incontro tra suoni, esperienze ed emozioni, il secondo album di Paris Jackson, “HAPPIEST DAY OF MY LIFE”, è un’esplosione di luce, energia e sentimenti che rimangono nel cuore, registrato in collaborazione con l’iconica rockstar, fondatrice delle 4 Non Blondes e produttrice Linda Perry.
WILD PINK – “Still Coming Down”
[Fire Tak]
indie-rock
Il seguito di “Dulling The Horns” esce per Fire Talk Records. L’album include anche i precedenti singoli : “500 Is The New 250”, “Box Store” e “Round of Applause At the End of the World”, oltre alla title track.
ABBIE OZARD – “Baby I’m Your Star” EP
[autoproduzione]
indie-rock, alt-pop
Il primo EP di Abbie Ozard è, in fondo, una celebrazione dell’amicizia, della famiglia e delle relazioni, pur trasmettendo un sottinteso senso di incertezza. Il contrasto tra il godersi le piccole gioie e il modo in cui queste possono rapidamente trasformarsi in delusioni – il drink che si rovescia, il gelato che si scioglie, i calzini bucati – riflette il disagio di affrontare la vita a vent’anni. L’album affronta questioni complesse: dovremmo essere felici e soddisfatti delle piccole cose che ci danno gioia, o siamo viziati dal volere di più? Oppure siamo destinati a lavorare il più duramente possibile per raggiungere la nostra “vita da sogno”? Abbie dipinge un “mondo capovolto”, senza sapere cosa diavolo stia succedendo, mentre allo stesso tempo idealizza le cose di tutti i giorni per poi tornare con i piedi per terra. In altre parole, è la vita a tutto colore.
FOGLIGHTS – “Nous Deux” EP
[Skep Wax Records]
indie-pop
I Foglights sono una nuova band composta da Eva Cord delle The Cords e Archie Ingram, alias Stone Anthem. Le canzoni dei Foglights canalizzano un’energia irrequieta in chitarre dal suono sbiadito e melodie ipnotiche, offrendo un lirismo che taglia dritto attraverso il rumore. Combinano elementi della musica di Eva e Archie: la psichedelia e la densità degli Stone Anthem e l’indie pop puro e sentito delle The Cords. Il duo riflette il proprio rapporto all’interno della musica, essendo due artisti individuali con la stessa visione: creare con il cuore, con onestà e vulnerabilità. Facendo risplendere la luce nell’oscurità.
NO JOY – “Big Life, Big Leaf” EP
[Hand Drawn Dracula]
elettronica
Jasamine White-Gluz dei No Joy ha collaborato nuovamente con il produttore Angel Marcloid, alias Fire-Toolz, per un EP che fa da complemento a “Bugland”, pubblicato lo scorso anno.
TINY MAGNETIC PETS – “Astralux” EP
[Archangelo Music]
synthwave
Il celebre gruppo irlandese di musica elettronica e synthwave Tiny Magnetic Pets pubblica un EP di tre tracce, “Astralux”, reinventando con audacia alcuni dei loro brani più amati e fondendo trame sintetiche cinematografiche, melodie travolgenti e ritmi elettronici. Il brano principale, “Lost My Guiding Light (Again)”, offre una trasformazione straordinaria della versione originale, trasformandola in un nuovo e vibrante inno. Il brano riflette la ricerca di speranza e di una direzione in un mondo sempre più incerto, invitando gli ascoltatori a riflettere su quale possa essere la propria luce guida. Con sede tra Dublino e Belfast, i Tiny Magnetic Pets sono diventati una delle voci più distintive della musica elettronica contemporanea sin dal loro esordio nel 2015. In questo progetto, alla cantante Paula Gilmer, al tastierista e chitarrista Sean Quinn e al batterista Eugene Somers si aggiunge Seamus Quinn al basso. Questo lavoro combina il classico songwriting synth-pop con una produzione elettronica contemporanea, unendo profondità melodica ed energia da discoteca. Con il songwriting melodico e le trame elettroniche che hanno definito il suono dei Tiny Magnetic Pets, questo EP è pervaso da una nuova energia avventurosa, che afferma con sicurezza la direzione verso cui la band si sta dirigendo.