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“Ti uccido al parco Lambro”: dopo un anno di minacce e botte il fidanzato violento finisce in cella

July 19, 2026

Milano, 19 luglio 2026 – “Se ti affacci sei una p.. Sera del 29 giugno, appartamento in zona Crescenzago. Silvia (nome di fantasia) ha appena fumato una sigaretta sul balcone, trasgredendo un incomprensibile divieto del fidanzato: “Se ti dico una cosa devi farla, sei un’ingrata, volgare, psicopatica pazza e non ce la faccio più”. Il ventiseienne albanese R.R. se la prende prima con il ventilatore, spaccato con un calcio, e poi con la donna, colpita prima al braccio e poi alla gamba. Lei lo manda via, ma lui torna poco dopo mezzanotte e ricomincia a insultarla. 

La visita alla Mangiagalli 

Il primo luglio, Silvia, che fino a quel momento aveva sempre preferito non fare il nome del fidanzato non convivente, decide di raccontare il suo calvario ai medici del centro specializzato della clinica Mangiagalli, che una volta di più hanno avuto un ruolo decisivo nell’accompagnare la vittima nel percorso di consapevolezza delle violenze subite e nel darle la forza di denunciare R.R. Ieri l’uomo è stato arrestato dagli agenti del Nucleo tutela donne e minori della polizia locale, guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, e portato in carcere in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Francesca Mazza su richiesta del pm Laura Biliotti.  

Il sindaco Giuseppe Sala e il comandante della polizia locale Gianluca Mirabelli

Il sindaco Giuseppe Sala e il comandante della polizia locale Gianluca Mirabelli

La conoscenza su Instagram 

Stando a quanto emerge dagli atti, Silvia e R. si conoscono via Instagram nell’estate del 2024 e iniziano una relazione. La donna fa risalire all’aprile 2025 le prime violenze psicologiche, in particolare “insulti e umiliazioni”: è il momento in cui la donna scopre i tradimenti del compagno e gliene chiede conto in più occasioni. A novembre, il ventiseienne viene a sapere che la compagna è rimasta in buoni rapporti con l’ex: “Cacciava un urlo e tirava un forte pugno contro il mio armadio della camera da letto, sfondando il legno e un’intera anta laterale”. 

Ceffoni e spintoni 

A dicembre, i due si ritrovano in macchina: “Lui esplodeva di rabbia, mi diceva che mi avrebbe uccisa, che mi avrebbe portata al parco Lambro, legata a un albero e uccisa”. Un paio di giorni prima di Natale, Silvia finisce al pronto soccorso del Fatebenefratelli: verrà dimessa con una prognosi di quindici giorni per i traumi provocati da una raffica di pugni in faccia. Sentita dalle forze dell’ordine, si rifiuta di fornire i dati anagrafici dell’aggressore e precisa di non voler sporgere querela. I raid non si fermano: prese al collo, capelli tirati, ceffoni e spintoni. E arriviamo a due settimane fa: ricevuta la denuncia, i ghisa fanno partire gli accertamenti investigativi d’urgenza. Due amici, un ex collega di lavoro e l’ex della donna confermano il racconto e consegnano agli investigatori di piazza Beccaria i contenuti delle chat Whatsapp in cui ci sono pure le foto di lividi ed ecchimosi. Il 9 luglio, la vittima viene convocata dagli agenti per l’acquisizione di immagini e video. 

L’agguato in scooter  

In preda al panico, Silvia rivela che la sera prima l’ex si è presentato sotto casa, in scooter con un amico: il ventiseienne ha lanciato all’interno dello stabile una carta di credito di proprietà della ex e ha indicato al passeggero il luogo esatto in cui abita. Cinque giorni fa, R. si fa vivo nuovamente via chat con una serie di vocali intimidatori: “Mi ha detto che mi avrebbe fatto del male, che avrebbe mandato in giro persone a cercarmi e che devo avere paura di stare da sola”. Frasi che spingeranno la donna a dire: “Probabilmente lascerò la città perché non mi sento al sicuro”. Ieri le manette per maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e lesioni aggravate. 

La decisione del giudice  

“Il ricorso a una misura custodiale – spiega il giudice – si giustifica con l’impossibilità di ricorrere a una diversa misura cautelare, in ragione del fatto che l’indagato ha dimostrato di essere soggetto privo di un effettivo autocontrollo e che non ha esitato anche a usare violenza fisica nei confronti della persona offesa”.