Camion a bordo strada in tutte le province, dal porto di Gioia Tauro all’area dell’aeroporto di Lamezia Terme, fino agli svincoli della A2 nel Cosentino.
È scattata in Calabria la mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro gasolio e l’aumento dei costi di gestione delle imprese. La protesta, promossa da Federalog Calabria, la Federazione regionale della logistica, è in programma dal 16 al 20 ottobre e coinvolge tutte le province della regione, con circa quindici presidi individuati nei punti strategici della viabilità e delle attività logistiche.
I camion si posizionano ai margini delle strade, senza attuare veri e propri blocchi, sotto il controllo delle forze dell’ordine. La presenza dei mezzi e il conseguente restringimento della carreggiata stanno comunque provocando disagi alla circolazione. Tra le aree interessate figurano la zona dell’aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e, nel Cosentino, i pressi degli svincoli dell’autostrada A2.
Al centro della mobilitazione c’è la richiesta di interventi concreti per sostenere un comparto che denuncia difficoltà crescenti nel far fronte alle spese per il carburante, il personale, le assicurazioni e la manutenzione dei mezzi.
«Non so più che futuro avranno i miei figli» racconta uno dei manifestanti, mentre le lacrime gli bagnano il volto.
Il peso del caro gasolio
Il principale motivo della protesta è l’impennata del prezzo del carburante, che incide direttamente sui costi necessari per garantire il trasporto delle merci. A spiegare la portata degli aumenti è Domenico Mammone, rappresentante di Federalog Cosenza, che evidenzia le difficoltà incontrate dalle imprese nel mantenere sostenibile la propria attività: «Prima si auspicava che i figli seguissero le orme dei propri genitori, invece io ora come ora non augurerei quello che sto vivendo nemmeno al mio peggior nemico».
«Un pieno che si faceva con 2.000-2.200 euro adesso è passato a 3.000 euro», racconta Mammone. Un incremento che pesa sui bilanci delle aziende, soprattutto quando non è possibile trasferire i maggiori costi sui committenti.
«La committenza non ce li concede», aggiunge il rappresentante di Federalog Cosenza, sottolineando come il mancato riconoscimento degli aumenti renda ancora più complicato affrontare le spese quotidiane e proseguire il lavoro alle condizioni attuali.
La mobilitazione punta quindi a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di misure di sostegno per il settore, alle prese con costi di gestione sempre più elevati e margini di guadagno sempre più ridotti.
Disagi per la circolazione e lunghe code ai rifornimenti
La protesta degli autotrasportatori si inserisce in un quadro già difficile per la mobilità e per gli approvvigionamenti di carburante. Negli ultimi giorni, in particolare nel Cosentino, si sono registrate criticità nei rifornimenti, con distributori che hanno esposto cartelli con la scritta «Tutto esaurito». Le difficoltà hanno interessato anche altre aree della Calabria e la Puglia.
Ritardi logistici, interruzioni nelle forniture e tensioni legate alle mobilitazioni in corso hanno contribuito ad alimentare le preoccupazioni per la disponibilità di carburante e per le ripercussioni sulla circolazione urbana ed extraurbana.
La presenza dei mezzi pesanti ai margini delle strade, pur senza blocchi totali, può inoltre determinare rallentamenti nei punti interessati dai presidi. La mobilitazione proseguirà fino al 20 ottobre, mentre resta alta l’attenzione sulle conseguenze per il trasporto delle merci e sulle richieste avanzate dalla categoria.
Autotrasportatori e agricoltori incrociano le braccia
Quella dei trasportatori non è l’unica mobilitazione in corso in Calabria. Da giorni, infatti, gli agricoltori protestano contro l’aumento dei costi di produzione e le difficoltà economiche che mettono a rischio la tenuta delle aziende. A San Marco Argentano, nel Cosentino, la protesta è arrivata al settimo giorno, con i manifestanti che chiedono risposte concrete alle istituzioni.
Tra le questioni contestate c’è anche il decreto da 15 milioni di euro annunciato a sostegno del comparto. Secondo gli agricoltori, le risorse che arriverebbero effettivamente al settore sarebbero circa 7 milioni, una cifra ritenuta insufficiente rispetto alle necessità delle aziende calabresi.
A pesare sono soprattutto i rincari del gasolio agricolo, passato, secondo le testimonianze raccolte durante la protesta, da circa 68 centesimi al litro a oltre 1,60 euro. Anche i concimi hanno registrato aumenti significativi: dai 30-40 euro al quintale ai 120-130 euro. A questi si aggiungono i costi dell’energia elettrica e dei materiali necessari alle coltivazioni, con rotoli di pacciamatura che, secondo quanto riferito dai manifestanti, sono passati da 80-100 euro fino a 250 euro.
Una situazione che, denunciano gli agricoltori, rende sempre più difficile sostenere le attività e garantire un futuro alle proprie famiglie. «Non ce la facciamo più con i costi. Stiamo facendo ancora questo sacrificio perché non abbiamo avuto nessun esito», racconta uno dei manifestanti.
La richiesta di risposte concrete
Il caro carburante accomuna così due settori fondamentali per l’economia regionale: da una parte gli autotrasportatori, chiamati a sostenere le spese per il trasporto delle merci; dall’altra gli agricoltori, alle prese con rincari che coinvolgono l’intero ciclo produttivo.
Dietro le richieste economiche ci sono imprese che faticano a mantenere in equilibrio i propri bilanci e famiglie sempre più preoccupate per il futuro. Gli agricoltori di San Marco Argentano raccontano di difficoltà che arrivano fino alle spese quotidiane e alla possibilità di continuare a lavorare. «Siamo arrivati al punto che non possiamo gestire nemmeno le famiglie, non riusciamo a comprare nemmeno le scarpe ai nostri figli», riferisce uno dei manifestanti.
È anche per questo che la mobilitazione prosegue, mentre gli operatori chiedono alle istituzioni interventi capaci di incidere concretamente sui costi e sulle condizioni di lavoro.
Per gli autotrasportatori calabresi, il fermo fino al 20 ottobre rappresenta un nuovo tentativo di portare al centro dell’attenzione le difficoltà del comparto ma, specificano i manifestanti «se non dovessimo avere risposte concrete non ci fermeremo».
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