«Bass solo, take one»
Nel 1983 i primi secondi di "(Anesthesia) - Pulling Teeth" generarono uno shock collettivo all'interno della comunità underground metal e rock.
Prima le quattro parole, sussurrate dal cantante James Hetfield, per introdurre il prolungato assolo che il basso stava per improvvisare in solitaria.
Poi, semplicemente, Cliff.
Mai si era visto un bassista prendersi con tale violenza, determinazione e talento selvaggio la scena principale di una band metal e monopolizzarla per 4 minuti e 14 secondi di pura estasi mistica, trasversale a qualsiasi genere, diversa da qualsiasi altra canzone che i neonati gruppi del panorama californiano metallaro avevano iniziato da poco a comporre.
Con un unico brano, il quinto in assoluto se seguiamo l'ordine dell'album d'esordio Kill 'em All in cui era inserito, Cliff Burton fece il dito medio al mondo intero e pure ai suoi compagni d'avventura nei Metallica e annunciò che la (sua) rivoluzione era arrivata.
Solo tre anni dopo, a 24 anni da poco compiuti e all'apice di un successo tanto incredibile quanto inatteso, il 27 settembre 1986 Cliff moriva a causa di un incidente assurdo, fatale, uno scherzo atroce del destino.
Eppure ancora oggi, 40 anni dopo il suo addio, gli slide iconici, i pedali Wah-Wah, il fingerstyle con i soli polpastrelli a pizzicare le corde che hanno reso immortale il musicista di San Francisco, rimangono un riferimento per chiunque prenda in mano un basso elettrico.
Ancora oggi, nel 2026, i tre album più suonati e richiesti ai concerti dei Metallica sono sempre e solo i primi tre della loro lunga discografia (Black Album permettendo): Kill 'em All, Ride The Lightning e Master of Puppets.
Gli unici tre album che, nel retro delle loro copertine, quando uscirono rispettivamente nell'83, '84 e '86, nella sezione dedicata alla formazione del gruppo riportavano lo stesso nome e cognome all'altezza dello strumento "Bass": Cliff Burton.
Il pioniere dell'Headbanging asincrono
Penso spesso a come spiegare in poche parole il talento assoluto, strabiliante e rarissimo di Cliff Burton come musicista a qualcuno che non l'ha mai incontrato.
E ogni volta, un po' per l'impatto scenico un po' per quanto sia potente simbolicamente, non posso non raccontare dell'headbanging asincrono. Ovvero il movimento tipico dei musicisti metal - che amano scuotere i capelli davanti a sé durante i concerti seguendo il ritmo della musica - eseguito però con tempi dimezzati rispetto a quelli esercitati sulle quattro corde. Cosa di cui Cliff Burton era maestro e pioniere in quegli anni Ottanta.
In sostanza il bassista, entrando in una sorta di trance lisergica durante le esecuzioni dal vivo, raggiungeva un livello di concentrazione talmente profondo da riuscire contestualmente sia ad aggredire le corde del proprio strumento alla stessa velocità supersonica della chitarra ritmica di James Hetfield, sia a far roteare i lunghi capelli rossi a un ritmo molto più lento. Esattamente la metà di quello inferto al proprio strumento.
Uno sforzo cerebrale immenso in aperta lotta con l'accoppiamento motorio, lo stato più naturale della mente umana, sempre incline alla sincronizzazione di ogni arto. Cliff, con un semi-miracolo di dissociazione neuromuscolare, ci riusciva relegando il basso alla memoria fisica pura, allenata da ore e ore di prove, e liberando così il pensiero per gestire consapevolmente solo il ritmo di collo e testa.
Il ragazzo, l'avrete capito, era un fenomeno in anticipo sui tempi che sembrava però uscito dagli anni Sessanta, con i jeans a zampa d'elefante perennemente addosso così come la giacchetta in denim, due capi d'abbigliamento che stonavano alquanto con l'iconografia che gli altri Metallica stavano portando avanti.
Eppure si faceva a modo suo, con quel carisma innato che amici e familiari hanno continuato a raccontare negli anni per tenere viva l'eredità di un genio innamorato della musica, pacato lontano dal palco, amante dei racconti horror di H.P. Lovecraft e che continuava a vivere con i suoi genitori perché «sono sempre in tour, che me ne faccio di una casa?»
La competenza tecnica di Cliff e l'influenza sui Metallica
Quando Cliff Burton arriva nei Metallica nel 1982 trova un gruppo piuttosto disfunzionale.
Il primo bassista, Ron McGovney, non è particolarmente interessato a perseguire una carriera da professionista nel mondo della musica e non è neppure così bravo a suonare. Dave Mustaine, la testa calda del quartetto e il leader perlomeno vocale (...) dei 'Tallica, è un attaccabrighe con problemi di alcol irrisolti.
Dall'altro lato, James Hetfield e il batterista Lars Ulrich, i due co-fondatori e capisaldi di un gruppo destinato a riscrivere le regole del genere metal, sono talentuosi, affamati, brillanti eppure ancora molto rozzi, per non dire selvaggi, sia a livello comportamentale (in quegli anni erano chiamati gli Alcoholica...) sia a livello musicale.
Burton viene "ingaggiato" come solo dei ventenni negli anni Ottanta potevano fare: convincendolo a mollare il suo gruppo dell'epoca davanti agli altri membri, durante le riprese di un videoclip che Cliff, con i suoi Trauma, stava girando a Los Angeles nel famoso locale Whisky A Go Go.
Cliff, che aveva deciso di dedicare la sua vita alla musica sin dall'adolescenza come promessa e tributo al fratello maggiore morto per un aneurisma cerebrale, sentiva che i Trauma gli stavano stretti e che aveva bisogno di progetti più stimolanti.
Colpo di scena: Burton, che diventerà noto per la testardaggine e l'autorità con cui difendeva le proprie posizioni, non ne voleva sapere di lasciare la sua San Francisco. Se i Metallica volevano che suonasse con loro, si sarebbero dovuti trasferire da Los Angeles.
E così fu.
Ulrich, Hetfield e Mustaine fecero i bagagli e si trasferirono nel nord della California in un battibaleno, e mai scelta fu più lungimirante.
Dei quattro, Cliff Burton era l'unico con una vera formazione musicale, teorica e pratica, con lezioni e corsi iniziati a tredici anni e supportati da una mente brillante, rapida, ansiosa di conoscere e ampliare la propria tecnica con il basso e il proprio bagaglio culturale.
Le influenze del ragazzone con gli eterni baffetti adolescenziali e la lunghissima, inconfondibile chioma liscia e rossiccia, raccontano da sole quanto fosse ampio lo spettro a cui Burton attingeva per creare gradualmente il proprio stile: il country-rock degli Eagles e dei Lynyrd Skynyrd, i riff blues di Ted Nugent, i Motörhead, il rock da stadio degli Aerosmith, il jazz fusion, i Thin Lizzy, addirittura i R.E.M..
Cliff, che all'ultimo anno di liceo si era dedicato allo studio di Bach per approfondire le scale armoniche e la creazione delle melodie, "pensando" non solo da bassista ma anche da chitarrista, aveva una visione del loro sound molto più estesa rispetto agli altri Metallica.
E se in Kill 'em All il suo impatto era stato devastante ma limitato in quanto molte delle canzoni erano già state scritte prima del suo arrivo, in Ride the Lightning e poi ancor di più in Master of Puppets il talento cristallino di Cliff e la sua infinita passione sarebbero diventati due delle ragioni fondamentali del mastodontico successo che da lì a poco avrebbe travolto i Metallica.
Nel giro di pochi anni la cultura musicale di Cliff sarebbe riuscita ad elevare e influenzare gli altri membri, spronando Hetfield ad esplorare mondi sconosciuti e a sviluppare melodie e riff sempre più articolati ed epici. Il bassista era diventato una sorta di metronomo, l'equilibratore di un gruppo che, sostituito l'inaffidabile Mustaine con un prodigio alla chitarra come Kirk Hammett, sembrava destinato all'empireo più dorato.
La morte di Cliff
Tutto s'interrompe improvvisamente la notte tra il 26 e il 27 settembre 1986.
Il tour di Master of Puppets, uscito il 3 marzo 1986, sta andando alla grande.
L'album è già considerato uno dei grandi capolavori del metal e una pietra miliare della musica rock, dal 2015 inserito addirittura nel National Recording Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti perché ritenuto «culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo».
Cliff Burton, che a causa di una lesione di un tendine della mano sembra faccia le corna mentre suona non potendo piegare totalmente il dito anulare (non c'è immagine più "metal" di questa, seppur involontaria), è all'apice della sua creatività.
"Orion", la classica instrumental track che il gruppo inserisce in ogni album, porta la firma indelebile del bassista di San Francisco attraverso un complesso tappeto di melodie ed armonizzazioni di stampo classico-maestoso che rendono il suo contributo stupefacente: è talmente difficile da replicare dal vivo che i Metallica scelsero di non suonarla fino al 2005.
Ma il resto delle canzoni non è da meno, e autentici inni metal come "Battery" o "Welcome Home (Sanitarium)" non potrebbero risultare così travolgenti e solenni senza l'apporto di Cliff in fase di scrittura e creazione.
Tra tutte, le linee di basso potenti e originali di "Master of Puppets", la title track, sono le più impressionanti, arricchendo le chitarre di James Hetfield e Kirk Hammett senza risultare mai scontate, con la chicca dell'omaggio a "Andy Warhol" di David Bowie creato al minuto 6:18 con un frammento melodico dipinto insieme alla chitarra di Hammett.
"Master", così è soprannominato dai fan, sembra essere il terzo step di un'evoluzione di un gruppo che non sembra avere limiti, destinato a continuare a rivoluzionare non solo la musica metal ma tutto il modello di business e produzione discografica. Con Cliff Burton come vero mastro burattinaio e gli altri tre a recitare il ruolo di fedeli (e a volte ottusi) discepoli.
Il 26 settembre sera la band, al termine del proprio concerto, lascia Stoccolma su un bus per dirigersi verso Copenaghen.
È notte fonda e Kirk Hammett, giocando a carte con Cliff, ha appena perso il posto privilegiato per dormire durante quella lunga trasferta notturna: la cuccetta sul lato destro del bus.
Alle 6:45 del mattino del 27 settembre però il bus inizia a sbandare e l'autista, tentando di rimediare sterzando verso il centro della strada, peggiora le cose mandando il bus in testacoda.
Pochi secondi dopo, non riuscendo più a reggere l'infernale balletto, il bus si ribalta sul lato destro.
Tutti vengono sbalzati fuori.
Cliff, che sul lato destro dormiva, sfonda il finestrino e viene scaraventato sul ciglio della strada.
Dopo qualche attimo il bus gli crollerà addosso, schiacciandolo.
Moriva così Cliff Burton, con una dinamica talmente assurda da non aver ancora avuto una conferma definitiva da parte delle forze dell'ordine svedesi a distanza di 40 anni (l'autista disse di essere slittato su una lastra di ghiaccio sulla strada, ma James Hetfield quella notte testimoniò di non aver visto alcun tipo di ghiaccio sul tragitto, ripercorso a piedi alla ricerca di una stramaledetta causa razionale).
Con Cliff quella notte "se ne andarono" per sempre anche i primi Metallica, quelli che da semplice garage band losangelena erano stati presi sotto le ali protettive del bassista di 'Frisco e proiettati verso un nuovo universo che, prima inesistente, in soli quattro anni sarebbe diventato il più influente della storia del metal.
E se è vero che il quinto album, Metallica (il "Black Album") del 1991, sarebbe diventato il più grande successo commerciale del gruppo, è altrettanto vero che, scomparsa la scintilla creativa generata da Cliff Burton, i Metallica non sarebbero mai più ritornati alle sonorità degli anni Ottanta.
Nel corso di 40 anni avrebbero cambiato altri due bassisti, affrontato una crisi esistenziale (quella di St.Anger) quasi irreversibile e compiuto scelte artistiche che, con Cliff vivo, con buona probabilità non avrebbero mai preso. Soprattutto ripensando a come Cliff si era presentato per la prima volta agli altri membri dei Metallica.
Sfoderando il tipico ghigno e uscendosene con quella che sarebbe diventata la sua frase più celebre e ripetuta.
«Piacere... Faccio un po' come cazzo mi pare.»
Post Credits
I Metallica avevano talmente tanta energia in corpo durante i primi anni di attività che sfruttavano le pause tra un tour e l'altro per esibirsi nel più totale anonimato in un gruppo sgangherato di amici di San Francisco chiamato, con intenzionale cattivo gusto, gli Spastik Children. Durante i concerti della band, James Hetfield suonava la batteria e Cliff Burton al basso si divertiva a stonare tutte le canzoni, suonando deliberatamente male di fronte a 50-70 persone in piccoli localini della città. Epic times, folks.
L'ultima canzone composta da Cliff Burton sarebbe stata pubblicata solo due anni dopo la sua morte, nel quarto album dei Metallica, ...And Justice For All. Il titolo somiglia tanto a una cupa premonizione: "To Live Is To Die", Vivere è Morire.
*citazioni e aneddoti di questo articolo sono estratti dalla biografia "To Live is To Die" di Joel McIver






