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Tolti i blocchi, i tir ripartono . Arrivano le cisterne di benzina: "Così non resteremo a secco"

October 24, 2026

Sono 140 i distributori nella nostra provincia, 45 solo nel capoluogo. Un numero in costante calo. Ferrara ha anche un primato non proprio bello, solo il 18% dei distributori offre un prezzo del gasolio inferiore ai 2,20 euro al litro. Siamo in fondo alla classifica stilata da Facile.it sulla rete stradale dell’Emilia-Romagna in base ai dati pubblicati dal ministero e aggiornati al 21 ottobre.

"Stiamo vivendo a causa delle guerre una situazione molto pesante", dice Alessandro Broggi, vice presidente nazionale Faib, presidente Faib regionale Emilia Romagna. Anche lui proprietario di due impianti. Una buona notizia, almeno per i consumatori, è arrivata nelle ultime ore. I camionisti, dopo alcuni giorni a protestare, hanno tolto i blocchi. Il ritorno alla normalità sarà graduale, ma si tratta certo di una fase decisiva. "Al Sud il blocco dei camion, la protesta, stava ormai già per produrre i suoi pesanti effetti anche nelle nostre città. In alcuni negozi, nelle botteghe di generi alimentari, frutta e verdura iniziavano a mancare, sugli scaffali un po’ di vuoto per l’assenza dei prodotti che arrivano dal Meridione", la sua fotografia di una realtà in costante evoluzione. In alcuni negozi della città, soprattutto nelle attività commerciali che vendono frutta e verdura, i titolari e i gestori stavano già raschiando il fondo del barile. I blocchi degli autotrasportatori, la rabbia in numerose regioni del Sud Italia, stavano mettendo in ginocchio le imprese agricole, con danni economici molto pesanti. "Numerosi produttori – la denuncia degli agricoltori – sono stati costretti nelle ultime ore a distruggere insalate, zucchine, melanzane, pomodori e altri ortaggi e frutta di stagione. Nelle stalle il latte resta fermo per giorni, senza essere ritirato e conferito ai caseifici. In alcuni casi, i produttori sono stati costretti a destinarlo all’alimentazione degli animali, svalutando un prodotto che dovrebbe generare reddito. I prodotti freschi sono altamente deperibili".

Un sos che è stato rilanciato – in quelle ore drammatiche, la paralisi delle merci lungo la rete delle strade – anche da imprenditori della nostra città. Che avevano cominciato a procedere con una sorta di razionalizzazione tra gli scaffali. "Non possiamo avere scorte, frutta e verdura sono beni che deperiscono. Iniziano già a mancare", lo scenario trattegiato da un commerciante con l’attività in centro storico. E non solo i generi alimentari, i blocchi riguardavano anche la fornitura di carburante, l’arrivo delle cisterne nei distributori. Di nuovo Broggi: "In media ogni due o tre giorni deve arrivare una cisterna per il rifornimento, in pratica servono in media tre cisterne alla settimana. Anche nel nostro settore, i benzinai non possono certo fare scorte, stoccare benzina per un mese. Dove la metti? Era quindi ormai più che reale il pericolo di trovarsi a secco".

Il motore che si accende, il muso dei bisonti della strada si scolla dal cemento, a sobbalzi, nel rimorchio merci e scampoli di rabbia, comincia a macinare terreno. I primi a non volersi fermare erano proprio i camionisti, costretti a tirare il freno, sotto il peso di una situazione drammatica. Altissime le spese per fare un pieno, il gasolio ossigeno, quella fiammata dei prezzi un cappio attorno al collo di chi è al volante per ore, delle loro famiglie. C’è poi il capitolo Eni. "Anche loro stavano esaurendo le scorte, c’è stata una corsa per rifornirsi lì, i distributori si sono svuotati in una manciata di giorni, di ore". Broggi precisa che nell’ultimo periodo il prezzo del petrolio al barile si è un po’ fermato, la corsa ha rallentato. "Siamo a 110 dolari al barile, ma il problema è che non sappiamo quello che avverrà, lo scenario è un’incognita, navighiamo a vista in un mare di incertezza". C’è poi la concorrenza. "Le pompe bianche, i piccoli gestori ne hanno risentito. E molto, rischiano di chiudere. Fanno al termine di una giornata un pugno di euro. E allora abbassi la serranda".

Il guadagno per un benzinaio è di tre centesimi al litro, stabile anche nei mutamenti delle quotazioni. "Stiamo assistendo ad un calo del consumo di carburante per una serie di fattori. La gente è stremata dagli aumenti, l’elettrico un po’ di mercato l’ha guadagnato. Sì, i piccoli distributori sono destinati a chiudere, non riescono più a tirare avanti. A livello nazionale da 25mila impianti si passerà a 12mila. E’ la razionalizzazione annunciata ormai da anni. Se procediamo in questo modo, se la crisi non molla si arriverà a questo risultato comunque. I piccoli cadranno, solo chi ha le forze potrà andare avanti. Sì, sta cambiando un mondo. Solo in qualche paesino magari resisterà il vecchio distributore, il pieno sotto casa". Pochi eletti.