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Torna la cena dei corrispondenti tra ingenti misure di sicurezza e la dura protesta della stampa

July 23, 2026

La White House Correspondents' Association (Whca) si appresta a vivere una delle sue serate più delicate e tese degli ultimi anni. Domani sera la celebre cena di gala tornerà a svolgersi presso la cornice del Waldorf-Astoria, dopo che l'appuntamento dello scorso 25 aprile al Washington Hilton era stato drammaticamente interrotto da un tentativo di attentato ai danni di Donald Trump.

Un evento segnato dal ricordo dei momenti di panico vissuti ad aprile, quando il 31enne californiano Cole Allen era riuscito a superare i metal detector e ad aprire il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima dell'evacuazione d'emergenza del presidente. 

Durante la serata, un riconoscimento speciale — il President's Award for Exceptional Service — verrà consegnato all'agente Victor Gonzales, rimasto ferito al giubbotto antiproiettile dopo aver affrontato direttamente l'attentatore. "Non permetteremo che un atto di violenza abbia l'ultima parola", ha ribadito la presidente dell'associazione Weijia Jiang, garantendo un piano di sicurezza straordinario e stringenti controlli all'accesso.

La spaccatura tra la stampa e la Casa Bianca

La presenza annunciata di Donald Trump, tuttavia, infiamma la vigilia sotto il profilo politico e deontologico. Oltre 500 giornalisti hanno firmato una lettera aperta — promossa dall'ex corrispondente di Abc News Lisa Stark e dall'ex produttore esecutivo Ian Cameron — esortando i colleghi che parteciperanno al gala a prendere una posizione pubblica e rigorosa contro gli attacchi dell'amministrazione al Primo Emendamento.

"Crediamo che sia ipocrita celebrare il Primo Emendamento di fronte all'uomo che lo attacca senza sosta", si legge nel documento, che definisce "vergognose" le recenti pressioni sui media e chiede ai vertici dell'associazione di condannare apertamente l'operato del presidente direttamente dal podio.

Iran: escalation retorica e il veto della Camera

A rendere il clima ancora più rovente sono le recenti dichiarazioni del tycoon sul fronte estero. In un'intervista rilasciata ad Axios, Trump ha ventilato l'ipotesi di un'imminente escalation militare contro Teheran, minacciando un'azione "più grande di quanto non sia mai stato fatto prima", persino superiore per portata all'operazione Epic Fury. "Siamo tutti pronti. Gli iraniani vogliono negoziare, ma non hanno ancora sofferto abbastanza", ha dichiarato il presidente, precisando che un eventuale coinvolgimento di Israele avverrebbe "in due minuti", pur non essendo strettamente necessario. Fonti di Washington precisano tuttavia che al momento non sono stati impartiti nuovi ordini operativi alle forze armate.

Sul piano interno, intanto, la Casa Bianca ha incassato un duro colpo politico: la Camera dei Rappresentanti ha approvato con 214 voti favorevoli e 208 contrari una risoluzione promossa dalla democratica Pramila Jayapal per ordinare la fine delle ostilità contro l'Iran senza l'esplicita autorizzazione del Congresso. Decisivo è stato il voto favorevole di quattro deputati repubblicani (Tom Barrett, Brian Fitzpatrick, Warren Davidson e Thomas Massie), che hanno spaccato la maggioranza di partito per censurare la gestione presidenziale del conflitto.

Agenda diplomatica e il caso dei fratelli Tate

Tra le altre novità nell'agenda presidenziale si segnala il possibile vertice con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, atteso negli Stati Uniti la prossima settimana per i funerali del senatore Lindsey Graham. "I rapporti con Bibi sono ottimi, lo incontrerei volentieri", ha fatto sapere il presidente.

Infine, la Casa Bianca ha preso nettamente le distanze dalla vicenda giudiziaria dei fratelli Andrew e Tristan Tate, noti influencer e accesi sostenitori di Trump, arrestati a Miami su richiesta delle autorità britanniche con ben 59 capi d'imputazione relativi a reati sessuali e traffico di esseri umani. La portavoce Karoline Leavitt e il Segretario di Stato Marco Rubio hanno escluso categoricamente qualsiasi intervento o ingerenza dell'amministrazione americana per bloccare la procedura di estradizione nel Regno Unito.