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Torre Santo Stefano, dalla radice al calice: un nuovo racconto del vino salentino - Luciano Pignataro Wine Blog

September 2, 2026

Michela Negro e il suo team

di Titti Dell’Erba 

A Otranto, tra vigne, ulivi e ricerca, Michela Negro e Marco Pellegrino stanno dando forma a un progetto che parte dalla tradizione agricola per guardare al futuro.

Ci sono zone in cui il vino non è semplicemente il risultato di una vendemmia, è una parte di un racconto più ricco, che

comincia dalla terra, attraversa la ricerca, incontra le persone e arriva infine al calice.

È questa la direzione intrapresa da Torre Santo Stefano, realtà agricola e ricettiva alle porte di Otranto, nella suggestiva area della Baia dei Turchi, dove la famiglia Negro coltiva da generazioni il proprio rapporto con la terra.

La storia agricola dell’azienda comincia nel 1947, con Michele Negro e si sviluppa negli anni attraverso la coltivazione degli ulivi, della vite e soprattutto attraverso un’importante attività vivaistica. Un patrimonio di conoscenze che rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi della famiglia: Torre Santo Stefano è infatti impegnata nella produzione di materiale vivaistico viticolo e dichiara una capacità produttiva di circa un milione di barbatelle l’anno, affiancata da collaborazioni con enti di ricerca, università e istituzioni del settore.

Michela Negro

È da questo patrimonio che prende forma il nuovo progetto HydruntumTerrae dal latino Terra d’Otranto seguito da Michela Negro e Marco Pellegrino che oggi stanno portando Torre Santo Stefano verso una dimensione sempre più definita di Wine & Hospitality.

Non una semplice cantina inserita all’interno di una struttura ricettiva, ma un progetto nel quale l’ospitalità diventa strumento per raccontare il vino e, attraverso il vino, il territorio.

Dalla radice al calice

Il progetto HydruntumTerrae con il claim

“Dalla Radice al Calice” sintetizza perfettamente questa filosofia.

Una serie di appuntamenti che ha visto, durante l’estate, gli ospiti accompagnati alla scoperta della proprietà attraverso visite agli uliveti e ai vigneti, entrando in contatto diretto con una realtà agricola nella quale la produzione non viene considerata soltanto come risultato finale, ma come processo da conoscere e condividere. Uno dei momenti più significativi è stato il racconto della sperimentazione viticola sviluppata con il Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura “Basile Caramia” di Locorotondo, realtà pugliese da anni impegnata nella ricerca e nella sperimentazione in ambito agricolo e viticolo.

La ricerca, a Torre Santo Stefano, assume anche una dimensione concreta e visibile: la piantagione delle barbatelle diventa parte dell’esperienza proposta agli ospiti.

È un passaggio quasi simbolico, una piccola pianta che rappresenta l’inizio di un percorso destinato, nel tempo, a diventare vite, uva e infine vino. Ed è proprio qui che il progetto mostra una delle sue caratteristiche più interessanti: la volontà di raccontare il vino prima ancora che sia vino.

Dal vigneto al calice

La produzione enologica è un progetto relativamente giovane, infatti dal 2020 l’azienda ha iniziato a vinificare direttamente le uve provenienti dai propri vigneti, affiancando alla lunga esperienza agricola della famiglia una nuova fase dedicata alla trasformazione e alla valorizzazione del prodotto. Vitigni autoctoni come Fiano,  Vermentino, Malvasia Bianca, Malvasia Nera, Negroamaro, Primitivo, Nero di Troia e altre sono le varietà coltivate.

Torre Santo Stefano

Una parte è dedicata anche all’uva da tavola.

La proposta dei vini comprende, attualmente, Vermentino e Negroamaro rosato, due interpretazioni che permettono di esplorare registri differenti e di confrontarsi con una materia prima fortemente legata alla cultura viticola pugliese.

La linea delle etichette è oggi interessata da un restyling, segnale di un progetto che sta definendo progressivamente la propria identità anche sul piano dell’immagine.

La direzione enologica è affidata all’enologo Teodosio D’Apolito, chiamato ad accompagnare questa fase di crescita e di messa a punto della produzione. È un percorso che merita attenzione proprio perché ancora in evoluzione: accanto alla tradizione agricola consolidata, c’è la volontà di sperimentare, studiare e costruire nel tempo una precisa identità enologica.

Il vino come esperienza.

A rendere particolarmente interessante il progetto è però il modo in cui il vino viene proposto. Gli appuntamenti di “Dalla Radice al Calice” non sono stati semplici degustazioni. Il vino è stato inserito all’interno di un’esperienza più ampia, fatta di cucina, prodotti del territorio e musica popolare dal vivo.

Il risultato è stato un racconto autenticamente salentino, nel quale il calice dialogava con il cibo, la musica con il paesaggio e l’ospitalità con la cultura locale.

È una formula che oggi appare sempre più centrale nell’enoturismo contemporaneo: non limitarsi a far assaggiare un vino, ma permettere al visitatore di comprendere da dove arriva, chi lo produce e quale territorio rappresenta.

Torre Santo Stefano possiede, da questo punto di vista, un contesto particolarmente favorevole. La struttura si trova a poca distanza dalla Baia dei Turchi, immersa tra uliveti e vigneti, e propone da tempo un modello di ospitalità legato al paesaggio rurale e alla dimensione familiare.

Anche l’olio extravergine di oliva e la cucina rappresentano tasselli importanti di questo mosaico: non elementi accessori, ma espressioni della stessa cultura agricola che alimenta il progetto vitivinicolo.

Un progetto che guarda al futuro

La vera peculiarità di HydruntumTerrae

sta dunque nella possibilità di mettere insieme elementi che spesso vengono raccontati separatamente: vivaistica, viticoltura, ricerca, vino, olivicoltura, gastronomia e ospitalità.

Una filiera narrativa  prima ancora che produttiva, che parte dalla barbatella e arriva all’accoglienza. Michela Negro e Marco Pellegrino sembrano voler costruire proprio questo: un luogo nel quale il visitatore non sia soltanto ospite, ma possa diventare per qualche ora parte del processo, entrando nei vigneti, osservando il lavoro agricolo, ascoltando il racconto della ricerca, assaggiando l’olio e il vino e condividendo una tavola accompagnata dalla musica della tradizione.

In questa prospettiva, “Dalla Radice al Calice” è molto più del nome di una rassegna estiva, è la sintesi di una visione. Una visione nella quale il vino non viene costruito lontano dal territorio, ma nasce dal territorio e torna al territorio attraverso l’esperienza.

Titti Dell’Erba e Michela Negro

A Torre Santo Stefano il progetto enologico

HydruntumTerrae è ancora giovane e in piena evoluzione. Ed è forse proprio questo a renderlo interessante: dietro le nuove etichette e il restyling dell’immagine c’è una storia agricola lunga quasi ottant’anni, una competenza vivaistica consolidata, un rapporto con la ricerca e una nuova generazione che sta cercando di trasformare questo patrimonio in un’identità contemporanea.

Il percorso, in fondo, è già tutto nel nome.

Dalla radice al calice… e dal calice, di nuovo, alla terra.


Torre Santo Stefano
Via Alimini località Baia dei Turchi
Otranto (LE)