La7
“Renzi ha fatto cadere tutti i governi amici: Letta, il suo e il Conte Due. Vi pare normale che adesso tutti debbano fidarsi di lui, come se non fosse lo scorpione che ogni volta che la rana se lo carica la punge e fa affondare tutto, compreso se stesso?”. Così il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, interviene a Otto e mezzo (La7), mettendo in discussione l’ipotesi di un’alleanza di Pd, M5s e Avs con Matteo Renzi. Il confronto si accende con Massimo Giannini, editorialista di Repubblica, che sostiene invece la necessità di una coalizione più ampia possibile per battere Giorgia Meloni.
A innescare la discussione sono i dati dell’ultima rilevazione YouTrend citati da Lilli Gruber: il centrodestra senza Roberto Vannacci è al 42,9%, mentre il campo largo con Renzi raggiunge il 43,1%. Per la conduttrice, i numeri indicano che senza le formazioni minori il centrosinistra rischia di perdere le elezioni.
Travaglio contesta questa lettura e parte da quanto accaduto in Parlamento durante le comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo: “Intanto Renzi, insieme alla destra del Pd, era lì ad applaudire la Meloni sull’Ucraina e sul resto. La Meloni, peraltro, aveva appena insultato i leader dei principali partiti del centrosinistra, naturalmente elogiando Calenda. Sarà un problema questo o no? Renzi ha riportato al potere le destre che erano rase al suolo durante la pandemia, facendo cadere il Conte Due e facendo nascere il governo Draghi”.
E insiste sulla questione della fiducia: “I primi a non fidarsi sono gli elettori, i veti li stanno mettendo loro. Non c’è un sondaggio in cui Renzi non sia ultimo, tranne quello in cui si chiede chi ti sta più sulle palle. Lì vince lui”.
Ma il problema, secondo Travaglio, non si risolve sommando le percentuali dei partiti: “Quei numerini dei sondaggi sono bellissimi, ma tengono conto sempre e solo di coloro che votano. Il centrosinistra deve portare alle urne quelli che non votano, come si è riusciti a fare al referendum. Quel popolo, assieme a quello che scende in piazza per Gaza, per la pace e contro il riarmo, con Renzi lo lasci a casa. Ti tieni sempre gli stessi numeretti, facendo finta che Renzi sia un valore aggiunto”.
Il direttore del Fatto propone quindi di rovesciare la prospettiva dei sondaggi: “Prova a fare una rilevazione chiedendo quanti voterebbero il centrosinistra senza Renzi. Avresti la stessa sorpresa del sondaggio in cui hanno chiesto quanto vale Vannacci nel centrodestra e quanto vale da solo. Vannacci da solo vale il doppio, perché nel centrodestra non è un valore aggiunto”.
Massimo Giannini rivendica una posizione, a suo dire, più pragmatica, pur ricordando i suoi problemi passati con Renzi. L’ex direttore de La Stampa spiega di considerare prioritaria la necessità di costruire una coalizione capace di vincere, aggiungendo: “Se guardo retrospettivamente quest’ultimo anno, non possiamo non vedere che uno dei più efficaci oppositori al governo Meloni, anche dal punto di vista della comunicazione, è stato Matteo Renzi”.
Travaglio insorge: “Ma ieri applaudiva la Meloni”.
Giannini e Gruber obiettano quasi all’unisono che Renzi ha applaudito soltanto il passaggio sull’Ucraina. L’editorialista insiste: “Anche quattro del Pd hanno applaudito quel passaggio, quindi che facciamo? Non facciamo l’accordo col Pd? Pure io ho elogiato Meloni perché per la prima volta nella sua vita ha criticato Trump”.
Il direttore del Fatto ironizza: “Sì, l’ha criticato per l’unica roba giusta che ha fatto”.
Il riferimento è alle comunicazioni rese da Giorgia Meloni al Senato, dove ha definito “molto rischiosa” la decisione di Donald Trump, annunciata il venerdì precedente, di raggiungere un accordo con la Russia per immettere sul mercato maggiori quantità di gasolio russo.
Giannini però fraintende il senso dell’osservazione di Travaglio, interpretandola come un riconoscimento della posizione di Meloni.
Il confronto torna poi sul futuro del centrosinistra. Giannini sostiene che la posta in gioco delle prossime elezioni sia troppo alta per permettersi esclusioni preventive e propone una coalizione costruita anche con forze politiche molto distanti tra loro. Poi l’appello: “Turiamoci il naso, smettiamola di dire che Renzi è un delinquente e imbarchiamo tutti gli uomini e le donne di buona volontà”.
La replica di Travaglio è immediata: “Sì, così il governo durerà un giorno”.