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Tredicenne picchiata, individuate le tre bulle, il ragazzo che ha estratto le forbici e i compagni che filmavano. La mamma: «La minacciano ancora»

October 21, 2026

​PORDENONE - Identificate le tre bulle (tra i 14 e i 15 anni) che hanno circondato, picchiato e costretto a inginocchiarsi la 13enne pordenonese, domenica pomeriggio nel parcheggio in via Brusafiera. Identificato il ragazzo che ha tirato fuori le forbici utilizzate per minacciare l’adolescente di tagliarle i capelli. Identificati anche un paio di giovani che hanno filmato o scattato foto durante l’aggressione. Si tratta in diversi casi di compagni di scuola, anche se non della stessa classe. Per questo motivo il cerchio si sta chiudendo velocemente. A svolgere le indagini, i carabinieri del comando provinciale di Pordenone che al momento non hanno ancora formalizzato denunce. Ma si sta procedendo verso una segnalazione alla Procura dei minori di Trieste. Poi c’è l’altro fronte. La 13enne continuerebbe a ricevere minacce sul cellulare per aver denunciato l’aggressione. «Ho deciso - spiega la mamma - di cambiare numero a mia figlia. Continuano ad arrivare messaggi con insulti da diversi contatti, anche sconosciuti. Le scuse? Solo una delle tre ragazze le ha scritto per chiedere perdono, peccato che poi la sorella abbia iniziato a tormentare mia figlia scrivendole che si è comportata male e che la denunceranno a loro volta. Ho portato tutto ai carabinieri».

L'aggressione e le minacce

Novità su doppio binario, dunque, sul caso della 13enne aggredita da tre bulle mentre un gruppetto di coetanei riprendeva la scena. I carabinieri, titolari dell’indagine, stanno chiudendo velocemente il cerchio con l’individuazione dei responsabili. Le denunce non sono state ancora formalizzate, ma la palla dovrebbe passare presto nelle mani del magistrato. 
Dall’altro lato però, incredibilmente, le minacce non sarebbero terminate. E la mamma della 13enne ieri è tornata in caserma. «Siamo stati dai carabinieri - spiega la residente - per aggiungere informazioni. Adesso dobbiamo cambiare il numero di telefono di mia figlia e dell’amica che era con lei domenica. Continuano a ricevere provocazioni e minacce. Le hanno scritto “non dovevi fare la f***”».
La vicenda sarebbe partita da un “ragazzino conteso” e da una serie di messaggi di insulti. «Mia figlia - continua la mamma - si scriveva con questo coetaneo, era sempre qui sotto. Ma erano solo amici. Una delle tre ragazze, prima dell’aggressione, le ha mandato alcuni Whatsapp con parolacce e una volta anche mia figlia le ha risposto per le rime. Io le ho detto di lasciare stare, questa ragazza ha un anno più di lei, di non mettersi in mezzo alle cose “di grandi”. Domenica volevano le scuse da mia figlia per quei messaggi, ma non avrebbe mai pensato che sarebbero potute arrivare a un pestaggio». 
Il ragazzino “conteso” non si sarebbe fatto sentire. «Quel giorno - continua la mamma - è stato lui a dire a mia figlia di andare al parcheggio per chiarire la situazione “altrimenti l’altra ragazza l’avrebbe presa per i capelli”. Ma mai avrebbe pensato che sarebbe stata picchiata davvero».

Cosa hanno detto i genitori

La mamma dell’adolescente non è stata contattata da nessuno dei genitori dei giovani coinvolti. «Nessuno mi ha chiamata per scusarsi. Noi non cerchiamo vendetta, ma le mamme e i papà devono parlare con i loro figli, non possono sempre giustificarli. Però - aggiunge - sto ricevendo tanti attestati di vicinanza da parenti, amici e sui social. Questo mi dà il coraggio e la forza per andare avanti». La donna deve essere forte anche per la 13enne che ancora non se la sente di tornare a scuola. «Ieri sera (lunedì) siamo tornate al pronto soccorso pediatrico perché aveva ancora dolori al collo e alla testa. Le hanno detto di stare altri due giorni a casa perché ha i muscoli infiammati. Giovedì (domani) ho l’incontro con il dirigente e vorrei che provasse lentamente a rientrare in classe. Pian piano deve riacquistare fiducia negli altri. Io non sto andando a lavorare, non la lascio sola. Speriamo - conclude - che torni presto a scuola».