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- Troppo caldo in sala operatoria, rinviati parte degli interventi. Fials: “Ormai siamo al limite”
Rinviati parte degli interventi al 5° piano del Santa Maria Nuova. Ausl: “Impianti guasti, ripristino entro metà prossima settimana”

Da destra, la frigoemoteca surriscaldata col vetro coperto di condensa e l’infiltrazione nella sala di ginecologia

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Reggio Emilia, 18 luglio 2026 – “Siamo alle solite: nelle sale operatorie si sta letteralmente bruciando dal caldo”. Così il sindacato Fials, nel merito del “guasto tecnico ad alcuni impianti di condizionamento” - spiega l’azienda Usl locale - che ha comportato la “riprogrammazione dell’attività chirurgica” pianificata per ieri nel comparto operatorio del 5° piano dell’arcispedale Santa Maria Nuova. “Gli operatori non riuscivano più a lavorare” spiega la segretaria provinciale Fials, Giuseppina Parente (foto in basso). Gli interventi, spiega sempre l’azienda, sono stati riorganizzati utilizzando le sale operatorie disponibili nell’altro comparto dell’Ala Nord, “limitando al minimo i rinvii, che hanno riguardato le specialità di oculistica, day hospital chirurgico e ginecologia”. Una situazione “ormai insostenibile” rincara Parente.
“Va bene parlare delle nuove sale operatorie, ma saranno pronte tra due anni – prosegue – vorremmo che l’azienda ci spiegasse come dovrebbero sopravvivere nel frattempo operatori e pazienti all’interno di quelle vecchie. Bisogna avere il coraggio di dire ai cittadini che in Emilia-Romagna esiste un serio problema di strutture ormai fatiscenti e di ospedali che non sono più in grado di garantire cure essenziali in condizioni di sicurezza”. Le problematiche che interessano le sale operatorie del Santa Maria Nuova “ormai sono note e non riguardano solo il caldo, proprio oggi (ieri, ndr) ci è arrivata la segnalazione di un’infiltrazione d’acqua in ginecologia, sala che finora era riuscita a risparmiarsi questo problema”. Il maltempo di mercoledì, però, non l’ha risparmiata.
Arrivare a sospendere le sedute operatorie “è davvero un fatto eccezionale – riprende la sindacalista –. Pensiamo a chi lavora in quella sala: cuffia, mascherina, camice sterile e, in molti casi, anche il camice piombato. In queste condizioni la temperatura percepita arriva facilmente a 40 gradi, con interventi che durano ore e un livello di tensione elevatissimo. Se un chirurgo decide di sospendere un intervento significa che è davvero arrivato al limite. E sappiamo tutti che, dall’altra parte, c’è un paziente che potrebbe essere mio padre o il vostro, e che aspetta da tempo di essere operato”.
Inoltre, “condizioni ambientali come queste aumentano i rischi clinici – puntualizza –. Temperature elevate favoriscono il sanguinamento e incrementano il rischio di infezioni del sito chirurgico. Anche la frigoemoteca non riesce più a mantenere la temperatura corretta. A questo punto ci chiediamo se quel sangue possa essere considerato ancora sicuro. I prossimi due anni non possono trascorrere in queste condizioni”.
Come Fials “non possiamo restare in silenzio – conclude –. Sono anni che denunciamo la necessità di rifare le sale operatorie: non si può sempre arrivare all’emergenza.Per questo abbiamo proclamato lo stato di agitazione e informato il Prefetto. Questa volta non ci accontenteremo di promesse verbali durante i tavoli di confronto: vogliamo impegni scritti e messi nero su bianco”.
L’azienda Usl ha fatto sapere ieri che una “rimodulazione” delle sedute operatorie è prevista “anche per la prossima settimana, al fine di garantire lo svolgimento degli interventi programmati in altre sale operatorie”. “Il servizio tecnico, intervenuto tempestivamente fin dalle prime segnalazioni, ha già individuato gli apparati sostitutivi necessari e prevede di ripristinare le ordinarie condizioni di funzionamento entro la metà della prossima settimana – conclude la dirigenza –. L’azienda sta adottando tutte le misure necessarie per garantire la continuità
delle attività chirurgiche e contenere al massimo i disagi per i pazienti e gli operatori”.
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