La guerra
27 settembre 2026 alle 00:36
In un post il presidente ribattezza lo Stretto di Hormuz con il suo nomeNew York. Donald Trump boccia il piano inviatogli dall'Iran nel tentativo di riaprire Hormuz e riprendere i negoziati in una settimana e - secondo indiscrezioni del Wall Street Journal - pensa a una nuova escalation una volta passate le elezioni di metà mandato, quando avrà le mani più libere e la sua azione non peserà più sulle urne. «Hanno presentato una proposta, io l'ho rifiutata», ha confermato il commander-in-chief dopo aver pubblicato, in una nuova provocazione contro Teheran, una mappa di Hormuz ribattezzato col suo nome: “Stretto di Trump”.
Il piano bocciato
L'Iran negli ultimi giorni aveva proposto un piano di sette giorni per porre fine a tutte le ostilità, riaprire Hormuz e avviare subito dopo colloqui approfonditi sul nucleare. In cambio Teheran aveva chiesto la rimozione del blocco navale Usa, il rilascio di parte degli asset iraniani congelati e la rimozione delle sanzioni alle esportazioni del petrolio. Tutte condizioni che Trump non sembra disposto ad accettare, convinto che una pressione economica senza precedenti costringerà Teheran a capitolare alle sue richieste. L'Operation Economic Outcast lanciata da Washington va proprio in questa direzione: privare l'Iran di tutte le entrate e piegare il Paese fino alla resa. Un obiettivo non facile da raggiungere però, visto che la Cina è il maggiore acquirente di petrolio iraniano, essenziale per alimentare la crescita del Dragone, la seconda potenza economica al mondo. L'Iran «vuole raggiungere un accordo per aprire immediatamente lo Stretto, perché sta subendo perdite pesantissime, stanno morendo», ha riferito Trump parlando di 29 navi transitate solo la scorsa notte. «Vogliono un accordo e per me va bene. Anche a me piace fare accordi, ma quell'intesa sarebbe inaccettabile».
La nuova minaccia
Con i suoi consiglieri, il presidente si sarebbe spinto anche a ipotizzare una ripresa degli attacchi. Il presidente americano è infatti scettico sulla possibilità che, alla fine, Teheran esaudisca le sue richieste e per questo ritiene probabile che i raid riprenderanno dopo le midterm. Proprio nei giorni scorsi è tornato a minacciare, dal palco dell'Assemblea generale dell'Onu, la distruzione dell'Iran ma senza entrare nei dettagli. L'idea di una guerra totale non gli piace, ma una ripresa dei bombardamenti insieme agli effetti della morsa economica potrebbero essere la via per piegare davvero il regime. Nonostante la retorica, le trattative comunque continuano dietro le quinte tramite i mediatori, anche sul nucleare. Un funzionario americano parlando con Axios ha descritto i colloqui come «positivi e costruttivi».
Hormuz
Al momento il nodo più complesso da sciogliere resta quello di Hormuz. Al di là delle dichiarazioni pubbliche, Trump lo vorrebbe riaperto il prima possibile per allentare quella pressione sui prezzi dell'energia che sta alimentando i malumori degli americani in vista delle elezioni di novembre. L'Iran sullo Stretto invece non intende cedere, perché lo considera una delle leve maggiori a sua disposizione contro gli Stati Uniti.
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