Quando un cittadino apre un conto in banca condivide con l’istituto dati personali, come l’indirizzo o il numero di previdenza sociale. Negli Stati Uniti queste informazioni possono essere trasmesse ad agenzie di credito e altri enti autorizzati; i data broker sono operatori privati che le comprano (o prendono in licenza), per poi rivenderle ad altre imprese interessate o alla pubblica amministrazione. Thomson Reuters è un’azienda attiva nel settore; il Dipartimento della Sicurezza Interna (Dhs), che controlla l’Ice, ha annunciato un accordo con la società da 125 milioni di dollari.
Il governo non compra direttamente dalle agenzie di credito perché Thomson Reuters non si limita a vendere dati, ma un sistema in grado di aggregarli, collegarli a identità precise e monitorare centinaia di migliaia di individui. “A causa della ridefinizione delle priorità della missione dell’Ice”, si legge in documenti citati da 404 Media, testata statunitense, “è necessario che questi dati siano immediatamente accessibili per sostenere il mandato presidenziale relativo all’individuazione di frodi elettorali e in materia d’immigrazione”. Però l’Ice può occuparsi di truffe elettorali solo quando riguardano voti di non cittadini o false dichiarazioni sulla cittadinanza (la competenza generale sui reati legati alle elezioni spetta al Dipartimento di Giustizia).
La notizia arriva dopo il discorso alla nazione del presidente Donald Trump del 16 luglio, in cui il tycoon ha rilanciato le accuse di brogli durante le elezioni del 2020, che ha perso contro il candidato democratico Joe Biden (senza, tuttavia, presentare delle prove a sostegno della tesi). Il 63% degli elettori repubblicani, secondo un sondaggio Ipsos di aprile 2026, crede ancora che l’esito della consultazione sia stato falsato da manipolazioni e interferenze straniere.
L’Ice procederà con un affidamento senza gara: sarebbe l’unico operatore, scrive l’agenzia, che possiede infrastrutture compatibili con i sistemi della polizia anti-immigrazione, personale con le necessarie autorizzazioni di sicurezza e l’accesso ai dati “in batch”, cioè in grandi quantità. La fornitura vale 25 milioni di dollari all’anno, con orizzonte quinquennale, per un massimo di 125 milioni (se vengono esercitate le opzioni e ordinati tutti i servizi previsti dall’accordo).
L’azienda gestisce Reuters: fondata nel 1851 a Londra, è una delle più importanti agenzie di stampa al mondo. In parallelo, attraverso la controllata Thomson Reuters Special Services, è impegnata nel business della compravendita dei dati. Lo strumento che ha sviluppato e commercializza si chiama Clear, una piattaforma investigativa che combina molte fonti (informazioni provenienti da istituti di credito o dai social media, registri immobiliari, materiale su targhe automobilistiche), può riconoscere la stessa persona in archivi diversi, ricostruisce collegamenti tra cittadini o imprese, permette ricerche massive (con controlli periodici e avvisi automatici, quando si verifica un evento di interesse). L’obiettivo è “accelerare le indagini in modo affidabile grazie a una vasta raccolta di registri pubblici e proprietari”. Oltre a un pacchetto di programmi informatici, Thomson Reuters metterà a disposizione del Dipartimento personale specializzato (“data scientist”).
Sempre 404 Media ha rivelato che i database di Clear alimenterebbero anche Elite, la tecnologia di Palantir usata dall’Ice per mappare potenziali bersagli, verificarne gli indirizzi e individuare le zone dove concentrare le operazioni. Thomson Reuters ha replicato che “è inesatto collegare Clear all’espulsione e all’applicazione delle norme sull’immigrazione condotte dall’Ice […] vietiamo l’utilizzo di questo sistema allo scopo di identificare e localizzare immigrati che non hanno commesso reati o persone prive di documenti, con l’intenzione di espellerle esclusivamente sulla base del loro status migratorio”.