Neppure quella volta nello Studio Ovale Trump era arrivato a tanto: aveva schernito Volodymyr Zelensky, gli aveva detto che «giocava con la terza guerra mondiale» e che «non aveva rispetto» per gli Stati Uniti e per l’aiuto che gli avevano dato in tutti gli anni di guerra contro la Russia. Ma mai aveva messo in dubbio in modo così diretto la sua presenza alla guida dell’Ucraina.
«Consiglio che si trovino un nuovo leader che possa arrivare a un accordo» e «credo che sia tempo per l’Ucraina di avere un nuovo presidente», ha detto ieri parlando con i giornalisti fuori dalla Casa Bianca. «Lui vuole solo creare problemi al mondo», ha continuato Trump. Da Kiev la replica del ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybih: «Il presidente Zelensky guida la nostra nazione in un momento di guerra, una guerra per l'indipendenza, la libertà e la dignità. Ha il sostegno del popolo ucraino, e il popolo ha il diritto di decidere. Le dichiarazioni provenienti dall'estero non fanno altro che confermare che sta svolgendo bene il suo lavoro».
Taglio
Lo scontro arriva il giorno dopo l’accordo tra Trump e Putin sul diesel, che Zelensky aveva fortemente criticato mentre la sua delegazione era a Miami per i colloqui di pace con Witkoff e Kushner, i due inviati del presidente americano. Si tratta di una nuova crisi dopo che l’atteggiamento di Trump nei confronti di Zelensky era cambiato da quel febbraio del 2025 alla Casa Bianca. Gli Stati Uniti avevano aperto la strada del dialogo con il presidente ucraino e Trump aveva aumentato i contatti con Zelensky. Ma con Trump, si sa, le cose cambiano all’improvviso.
Sembra che a far decidere al presidente il taglio netto con Zelensky siano stati due elementi. Da una parte l’orgoglio. Zelensky infatti, dopo aver scoperto l’accordo sul diesel tra Trump e il Cremlino, ha detto ad Axios che non era «né giusto né onesto» e che era anche «un segno di debolezza». Dall’altra la telefonata con Putin: l’ok a mettere sul mercato milioni di tonnellate di diesel russo aiuta Trump, che combatte con il prezzo del gasolio e con il rischio di perdere le elezioni di midterm, ma ha avuto un costo.
Il Cremlino da tempo contesta la legittimità di Zelensky. Negli Stati Uniti un gallone di diesel costa in media 6,28 dollari, contro i 3,68 di un anno fa, secondo l’AAA, e si vota il 3 novembre. Il Tesoro ha sospeso le sanzioni sulle esportazioni fino al 7 aprile. C’è poi la questione delle raffinerie. Un funzionario americano ha detto ad Axios che Zelensky ha ignorato una mezza dozzina di richieste di Washington di fermare gli attacchi agli impianti petroliferi russi e questo avrebbe ancora di più fatto arrabbiare Trump.
Trump lo ha ripetuto ieri: l’Ucraina può colpire la Russia come vuole, ma non le raffinerie, perché a pagare sono gli agricoltori e gli allevatori americani. Non ha citato la guerra in Iran, iniziata a febbraio, che ha fatto salire i prezzi del carburante. Kiev considera le raffinerie obiettivi militari e si dice pronta a fermarsi solo se Mosca farà lo stesso. I negoziatori ucraini hanno detto al Kyiv Independent di essersi sentiti in «una trappola».
A Mosca si festeggia. Kirill Dmitriev, inviato di Putin e negoziatore, ha scritto su X che Trump si unisce a chi vuole per l’Ucraina una leadership orientata alla pace e ha commentato: «Iconico e storico». In un altro messaggio ha sostenuto che la diplomazia del diesel ha smascherato Zelensky. Il mandato del presidente ucraino è scaduto nel maggio 2024 e in Ucraina non si è votato perché la legge marziale, in vigore dall’invasione del 2022, sospende le elezioni.
Sangue
Putin usa questo argomento da oltre un anno: sostiene che Zelensky non abbia più la legittimità per firmare un accordo di pace e ha proposto un governo provvisorio. Trump aveva già chiesto nuove elezioni a dicembre. Mosca intanto continua ad attaccare. Nelle prime ore di ieri bombe guidate russe hanno colpito un quartiere residenziale di Zaporizhzhia: almeno 20 morti, tra cui tre bambini, secondo le autorità ucraine.
Poche ore dopo droni e missili balistici hanno colpito la rete elettrica di Kiev, lasciando parte della città senza luce e acqua. Per Zelensky è il modo in cui la Russia ha ringraziato per l’accordo: ogni miliardo incassato con il diesel, ha scritto su Telegram, finirà in droni e missili.
Venerdì uno sciame di droni ucraini ha fatto chiudere per ore i quattro aeroporti di Mosca. L’Europa sta con Kiev. Kaja Kallas, l’Alta rappresentante dell’Ue, ha detto che non è il momento di allentare la pressione su Mosca. Domani i ministri degli Esteri europei puntano ad approvare il pacchetto di sanzioni più ampio dall’inizio dell’invasione.
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