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Turismo sulle Dolomiti, un'estate d'oro ma flussi ai limiti: «Bisogna anche saper dire basta»

September 28, 2026

BELLUNO - Una stagione estiva che sembra non finire mai. Anche ieri, se non è stato un assalto alla montagna poco ci manca e, complice giornate splendide e temperature miti, la cartolina restituisce l'immagine delle Dolomiti Bellunesi attrattive anche in autunno. Ma com'è andata nell'estate che ci siamo lasciati alle spalle? L'analisi dell'Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) realizzata tra agosto e settembre 2026 indica flussi turistici positivi, ma anche con una domanda molto netta: la crescita delle presenze può diventare crescita delle comunità? L'indicatore del successo non può essere soltanto quante persone arrivano, bensì quanto valore rimane nelle valli, quante imprese crescono, quanti servizi vengono rafforzati, quanta occupazione viene generata e quanto il turismo contribuisce a rendere vive le comunità durante tutti i dodici mesi dell'anno. 


VALUTAZIONE ELEVATA

Effetti positivi o negativi si riscontrano in primo luogo sull'immediato: alla domanda sulla qualità complessiva della stagione turistica di giugno, luglio e agosto scorsi, su una scala da 1 a 5, il 43,9% assegna un voto 4 e il 18,8% un voto 5: complessivamente il 62,7% esprime quindi una valutazione alta o molto alta. Il 25% si ferma a 3, mentre soltanto l'8,3% indica 2 e il 3,9% 1. Il 47,8% ritiene che negli ultimi mesi vi siano stati maggiori flussi turistici rispetto alle estati passate. Probabilmente l'estate 2026 sarà ricordata, oltre che per il caldo eccezionale, anche per quella d'oro per il turismo di montagna. Il 63,2% degli intervistati segnala un aumento di arrivi e presenze rispetto agli anni scorsi, e anche dagli operatori arrivano segnali prevalentemente positivi: il 53,6% degli intervistati ha raccolto giudizi favorevoli da hotel, strutture ricettive, campeggi e ristoranti; il 19,9% riferisce invece valutazioni negative. Ma i residenti ritengono che i propri territori di montagna siano a buona vocazione turistica? Il 73,1% afferma di si, contro il 23,6% che non la riconosce. E il 65,4% considera importante lavorare con tour operator, destination manager e operatori specializzati per portare l'offerta delle montagne anche fuori dai mercati tradizionali. Ma è significativo soprattutto capire perché si sceglie la montagna. Il valore più indicato è "paesaggio e ambiente, clima", scelto dall'82,4%. Seguono manifestazioni ed eventi con il 45,6%, relax e silenzio con il 44%, enogastronomia, sci e sport invernali entrambi al 37,9%, monumenti, storia e cultura al 33%, iniziative sportive al 28,6%.


COSA SERVIREBBE

Il turismo è il pilastro dello sviluppo, non solo della parte alta del Bellunese, ma non si può prescindere da agricoltura, gestione forestale e servizi alle comunità abitanti. Per crescere, il 50,6% degli intervistati indica la necessità di maggiore sinergia tra associazioni locali, amministrazioni comunali e imprese. Il 42,2% chiede strutture ricettive migliori, più accoglienti e moderne; il 41,7% una maggiore cura dei versanti montani; il 33,9% strade più sicure, pulite, ampie e meglio asfaltate; il 32,8% più promozione, marketing e comunicazione; il 18,9% ristoranti più innovativi e moderni. Più debole appare il sistema della promozione: solo il 39,7% ritiene che il proprio Comune o la propria valle abbiano beneficiato di campagne promozionali regionali, Enit o del Ministero del Turismo. La nostra provincia non è esente dal fenomeno dell'overtourism, specie nei periodi clou della stagione e nei luoghi più iconici. E quando si domanda se vi siano strumenti per regolare eventuali flussi eccessivi, soltanto il 27,9% risponde sì. Dati su cui riflettere per capire se esistono ancora margini di crescita del turismo, oppure se con quest'estate siamo arrivati al limite di sopportabilità per la tenuta residenziale, sociale e culturale delle nostre valli.