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Uccide la figlia di tre anni a coltellate nella residenza protetta. «Non voleva ridarla al papà violento»

October 24, 2026

Da quando le avevano detto che la figlioletta avrebbe rivisto il padre, non era più lei. Una profonda depressione aveva finito per avvolgerla, ma sembrava un sentimento dettato da un istinto di protezione nei confronti della bambina. Non voleva che si riavvicinasse a un uomo che lei considerava violento. E invece alla fine è stata proprio lei, la madre, a far del male alla piccola di appena 3 anni. Lei è una donna di origini russe di una trentina d’anni. Era da sola in casa con la bambina quando la sera di giovedì ha afferrato un grosso coltello da cucina e l’ha uccisa. Una tragedia che è maturata al culmine di una drammatica situazione familiare, legata ai problemi della donna con il padre della bambina, di origini italiane. La donna, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, ma sarà l’autopsia a far maggiore chiarezza, avrebbe colpito più volte la piccola con un coltello. L’allarme è scattato nella notte tra giovedì e venerdì scorsi poco prima delle due. La mamma aveva l’affidamento esclusivo della bimba, ma in una recente udienza in tribunale pare che si stesse avviando un percorso per riavvicinare la figlia al padre, definito violento nei confronti della ex compagna, ma non della bambina. La decisione avrebbe turbato gravemente la mamma: da qui il terribile epilogo.

LA DENUNCIA

Tutto è iniziato dopo una denuncia presentata dalla donna per maltrattamenti da parte del compagno, subiti in presenza della figlia che al tempo aveva un anno: erano intervenuti i servizi sociali. Alla donna era stato dato un sostegno economico e un posto dove vivere. Da circa un anno si trovava con la piccola nell’housing social in via Baluardo, a Tortona. I servizi sociali hanno definito la situazione della trentenne critica, soprattutto per via della separazione altamente conflittuale. Tutte le persone che circondavano la mamma della bambina pensavano però che volesse solo proteggerla, non certo farle del male. Alla fine è stata proprio lei ad avvisare le forze dell’ordine di quello che era successo. Resasi conto della tragedia ha telefonato al centralino del pronto intervento chiedendo aiuto. I soccorsi però sono stati inutili: all’arrivo dei medici del 118 la bambina era già morta. Fermata dai carabinieri la donna è stata interrogata per ricostruire quanto accaduto e capire le ragioni del terribile gesto. Poco dopo è stata arrestata.

Madre e figlia erano seguite dai servizi sociali del Cisa (Consorzio intercomunale servizi assistenziali). «Il caso riguarda una situazione di disagio economico e abitativo, conseguente ad una separazione conflittuale - spiegano dal Cisa -. Il Servizio Sociale venne attivato in seguito a una denuncia presentata dalla madre della minore per maltrattamenti da parte del compagno, subiti in presenza della figlia di un anno. Il Servizio Sociale ha fornito il sostegno economico in una situazione obiettivamente critica, contribuendo a supportare l’esigenza abitativa della madre e della figlia, derivante anche dalla separazione altamente conflittuale della coppia. Parallelamente, il Servizio Sociale ha tentato di attivare un intervento di sostegno complessivo del nucleo con particolare riferimento al recupero della genitorialità paterna, e supportando la coppia mediante azioni di educativa svolte in favore di entrambi».

IL PERCORSO

L’obiettivo degli operatori consisteva nel favorire il recupero della figura paterna attraverso percorsi educativi dedicati a entrambi i genitori, cercando di ricomporre un dialogo minimo nell’interesse della minore. «Nello svolgimento degli incontri ad oggi non era emerso alcun riferimento ad episodi di compromissione delle condizioni di sicurezza della minore e neppure a comportamenti della madre tali da ricondurre al tragico epilogo». L’omicidio di una bambina così piccola ha lasciato sconvolta la comunità. «La città è scioccata per quanto è avvenuto - ha sottolineato il sindaco di Tortona, Federico Chiodi -. Siamo terribilmente colpiti dalla morte di una bambina così piccola. La famiglia viveva in un alloggio di social housing e si era intervenuti per cercare di alleviare le difficoltà economiche. Nulla, tuttavia, lasciava presagire la presenza di altre problematiche, al di là di quella economica, in particolare di natura psicologica, che potessero portare a un gesto del genere».

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