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Ucciso a coltellate . I silenzi della moglie e le nozze combinate. Si indaga sul movente

August 20, 2026

La 21enne ivoriana ha fatto scena muta davanti al giudice, nessuna confessione. Era in Italia da pochi giorni, ’incastrata’ da testimonianze e contraddizioni. L’avvocato Morandi: "Comunicazione difficile, esamineremo tutti gli atti".

Uno scatto del matrimonio tra la 21enne e la vittima Daouda Sangarè

Uno scatto del matrimonio tra la 21enne e la vittima Daouda Sangarè

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Spaventata, disorientata, silenziosa. Così è apparsa ieri la 21enne della Costa D’Avorio accusata di aver ucciso lo scorso due agosto a Montese il marito Daouda Sangarè, connazionale di 31 anni, freddandolo a coltellate.

Davanti al giudice Pini Bentivoglio e il pm Amara, accanto al suo legale difensore avvocato Caterina Morandi la giovane ieri mattina in carcere si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Scena muta, dunque, ma il silenzio ha invaso la stanza anche poco prima, nel corso del colloquio con il difensore: c’è il grande scoglio della lingua da tener presente. La giovane donna, infatti, parla solo in parte il francese in quanto la lingua madre è quella Bambara, di difficile traduzione e parlata nell’Africa occidentale, in particolare in Mali. Quel che si sa è che la 21enne si è ricongiunta al marito a fine luglio ma il matrimonio era stato celebrato un anno fa in Costa D’Avorio. Nozze combinate dalle famiglie, come ancora avviene in quei paesi. Nulla ad oggi si sa relativamente al movente, ma fin dall’inizio delle indagini la giovane si è sempre dichiarata innocente, indicando ai carabinieri altre persone come responsabili del delitto.

Contro di lei, però, gli inquirenti – anche grazie ai sopralluoghi del Ris di Parma – avrebbero raccolto indizi importanti e l’arresto sarebbe avvenuto anche sulla base delle contraddizioni emerse dal racconto della 21enne e delle testimonianze raccolte nel corso delle indagini. Ad esempio la 21enne, quel giorno, ha chiamato in aiuto un amico che vive a poche centinaia di metri di distanza, ma non ha allertato nell’immediatezza il vicino di casa che, dopo aver trovato la giovane e il connazionale chiusi fuori dall’abitazione della coppia, ha dato l’allarme e questo due ore dopo l’avvenuto omicidio. Quando i vigili del fuoco hanno aperto la porta, intorno alle 8 del mattino del 2 agosto, a terra giaceva il cadavere del 31enne, ammazzato a coltellate. Gli accertamenti sull’arma utilizzata sono in corso ma pare ne sia stata individuata una: un coltello da cucina che sarà sottoposto ai dovuti accertamenti, restano però ancora tanti elementi che devono essere vagliati.

"La mia assistita si è avvalsa della facoltà di non rispondere principalmente perché dobbiamo io e lei consultare gli atti e capire quello che è stato fatto per riuscire a dare una versione e spiegare al giudice come sono andate le cose – sottolinea l’avvocato Morandi –. Il materiale da esaminare è tanto e c’è una difficoltà di comunicazione: la mancanza di un dialogo diretto non consente ovviamente di potersi raccontare le sfumature o le cose importanti. Ha espresso il desiderio di sentire la famiglia e cercheremo il modo di realizzarlo". Il legale non esclude che, una volta valutati gli atti, possa fare richiesta di interrogatorio per la propria assistita. Gli elementi su cui far luce sono tanti. La 21enne, tra l’altro, il giorno del delitto riportava diverse ferite; saranno esaminate per capire se possano o meno essere legate al delitto. Intanto resta in cella, non era possibile per la difesa chiedere misure alternative non avendo lei parenti nelle vicinanze.

Valentina Reggiani

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