Londra.
01 ottobre 2026 alle 00:15
Londra. Torna sul tavolo, a dieci anni dal referendum che sancì il divorzio del Regno Unito dall’Ue, l’opzione di un rovesciamento della Brexit. Andy Burnham è il primo capo del governo di Sua Maestà a evocare ad alta voce la prospettiva di una riadesione: tratteggiata in termini ipotetici, per ora, e rinviata a un dibattito pubblico, ma comunque esplicitata. Reduce dal discorso che ha suggellato a Liverpool il suo primo congresso laburista da leader, animato dall’ambizione di offrire una visione radicale di cambiamento del Paese, il 56enne ex sindaco di Manchester è tornato sull’argomento in un filo diretto radiofonico. Se a Liverpool s’era limitato a denunciare come la Brexit avesse «fatto più male che bene al Paese», dai microfoni della Bbc si è sbilanciato in modo più dettagliato. Elencando, fra le scelte praticabili, sia quella di «restare come siamo, se la gente dovesse pensare che si tratti della cosa giusta», sia quella di un ripensamento, dal «ritorno nell’unione doganale invocato da George Osborne» (ex ministro Tory) al «reingresso nel mercato unico sollecitato dai Liberaldemocratici» fino allo scenario di «andare fino in fondo», ossia negoziare una riadesione piena all’Unione. Uno scenario, quest’ultimo, chiaramente preferito dal neo-primo ministro. Consapevole dei sondaggi che riflettono una delusione (o Bregret) sempre più marcata nel Regno, Burnham non esclude nemmeno un referendum bis “dentro o fuori”. Dalle opposizioni arriva il prevedibile fuoco di sbarramento preventivo dei brexiteer storici, si tratti dei conservatori di Kemi Badenoch o di Richard Tice, numero due di Nigel Farage nelle file del trumpiano Reform Uk, pronto a tacciare il premier di «tradimento». Ma pure lo scetticismo dei LibDem filo-Ue, che liquidano al momento gli spiragli di Burnham al rango di «parole». Mentre Bruxelles fa sapere cautamente d’essere ben disposta «a valutare l’opzione» che Londra dovesse scegliere, in caso di svolte concrete. E a lanciare il cuore oltre l’ostacolo resta il presidente (uscente) della Francia, Emmanuel Macron, che già esulta come se la retromarcia fosse un fatto compiuto, rivolgendo da Madrid a Burnham il suo «welcome back».
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