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Un anno e mezzo senza sapere del suo tumore. Danno da mezzo milione

August 2, 2026

La Corte d’Appello di Ancona ha disposto di pagare 551mila euro alla moglie dell’uomo morto nel 2013.

La Corte d’Appello di Ancona ha disposto di pagare 551mila euro alla moglie dell’uomo morto nel 2013.

La Corte d’Appello di Ancona ha disposto di pagare 551mila euro alla moglie dell’uomo morto nel 2013.

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Che avesse un tumore era scritto nel referto di una biopsia eseguita nel marzo 2010 mentre era seguito dalla Gastroenterologia dell’ospedale di Torrette di Ancona. Ma quel risultato non venne mai comunicato al paziente che per circa un anno e mezzo continuò a vivere senza sapere di avere un cancro. Quando la malattia venne finalmente diagnosticata, nell’autunno del 2011, era ormai arrivata a uno stadio avanzato. L’uomo morì il 23 gennaio 2013, a 62 anni. Sedici anni dopo quella biopsia, la Corte d’Appello di Ancona ha quantificato il conto di quell’omissione: oltre 551mila euro di danni, prima di sottrarre le somme già pagate dopo la prima sentenza. È l’ultimo capitolo di una battaglia giudiziaria iniziata nel 2014 dalla moglie.

Il marito, affetto dal morbo di Crohn e seguito dall’ospedale, era stato sottoposto a colonscopia il 27 febbraio 2010 e pochi giorni dopo a biopsia. L’esame istologico del 5 marzo aveva evidenziato "frammenti di adenocarcinoma e di tessuto necrotico". Quel risultato, secondo quanto accertato nel processo, non arrivò mai al paziente. La neoplasia fu diagnosticata soltanto circa diciotto mesi dopo, quando era evoluta fino allo stadio metastatico. Un ritardo che, secondo la consulenza tecnica recepita dai giudici e poi dalla Cassazione, determinò una perdita di sopravvivenza stimata tra il 50 e l’80%.

La vicenda giudiziaria, però, ha avuto un andamento a montagne russe. Nel 2019 il Tribunale di Ancona aveva riconosciuto il risarcimento, ma quattro anni dopo la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione e respinto la domanda della moglie. È intervenuta allora la Cassazione che, nel 2025, ha annullato quella sentenza: quel 50-80%, secondo la Suprema Corte, non rappresentava una semplice possibilità perduta, ma consentiva di collegare la mancata comunicazione del referto alla morte anticipata del paziente. Il caso è così tornato ad Ancona, fino alla nuova sentenza della Corte d’Appello.

La Corte riconosce 200mila euro per il peggioramento delle condizioni di salute provocato dal ritardo. Altri 100mila euro vengono riconosciuti per la sofferenza vissuta dall’uomo dopo aver scoperto la gravità della malattia e 50mila per essere stato privato, per circa diciotto mesi, della possibilità di conoscere la diagnosi, scegliere tempestivamente le cure, chiedere altri pareri e organizzare consapevolmente la propria vita. Alla moglie spettano inoltre 200mila euro per la perdita anticipata del rapporto coniugale e 1.003 euro di spese mediche. La condanna è a carico, in solido, della struttura sanitaria e dei due medici coinvolti. Dagli importi dovrà essere detratto quanto già corrisposto dopo la sentenza di primo grado. A loro carico anche le spese di tutti i gradi del processo.

Antonella Marchionni

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