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Un cronista britannico stupito, ma anche affascinato, dalla conferenza di Malagò e dall'improvvisazione del calcio italiano

July 31, 2026

DI SCOTT DINAPOLI - Il direttore tecnico è stato chiamato la sera prima, ha firmato in piedi vicino alla porta. Non c'è un'agenda Setting, non c'è un board, non ci sono state selezioni per il ct. Poi magari alla fine gli italiani vincono e gli inglesi no

Un cronista britannico stupito, ma anche affascinato, dalla conferenza di Malagò e dall’improvvisazione del calcio italiano

As Roma 29/07/2026 - presentazione allenatore Italia / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Claudio Ranieri-Roberto Mancini-Giovanni Malago’

Un cronista britannico alla Figc e a Malagò: scusate, dov’è l’agenda?

Immaginiamo un cronista britannico alla presentazione del nuovo corso della Nazionale. Si siede in fondo, apre il taccuino e capisce subito che qualcosa non torna. Non perché manchino le persone. Le persone ci sono tutte.

C’è il presidente federale. C’è il commissario tecnico. C’è il direttore tecnico. Ci sono i giornalisti, le telecamere, le responsabilità, i Mondiali mancati, la fiducia da ricostruire e perfino il destino.

Nel racconto della serata sembra mancare soltanto l’agenda. Il cronista aspetta.

Si aspetta una frase come: Following a comprehensive review, the Federation has appointed…

Invece scopre che il direttore tecnico è stato chiamato la sera. Il presidente era davanti a un muro. Il cronista annota: Wall involved in recruitment process.

Poi arriva la domanda decisiva: «Come vedi il commissario tecnico?»

«Benissimo.» Il cronista alza lo sguardo. Nella sua testa parte immediatamente una catena di pensieri: quali erano gli altri candidati, chi ha verbalizzato la decisione, quali criteri sono stati utilizzati, esisteva una matrice comparativa, il muro aveva diritto di voto?

La conferenza non glielo dice. Ma il muro, almeno, era presente.

Mancini

In UK una nomina del genere richiederebbe settimane di colloqui, referenze, avvocati

La presentazione prosegue e il cronista entra lentamente in uno stato di ammirazione. Perché in Gran Bretagna una nomina simile richiederebbe settimane di colloqui, referenze, dichiarazioni di conflitto, approvazioni del board e una nota preparata da un avvocato che non ha mai visto una partita di calcio. Agli occhi del cronista, qui sembra bastare una telefonata. È molto più efficiente. La sorpresa è che poi lo raccontano. Il cronista questo non lo capisce.

Per lui, se una decisione è stata presa in fretta, la si definisce accelerated process. Se il contratto è stato firmato in piedi mentre si usciva dall’ufficio, si scrive: The agreement was executed following final approval.

Mai, in nessuna circostanza, si precisa che qualcuno aveva già una mano sulla maniglia. In Italia, invece, la mano sulla maniglia entra nel racconto della governance. Anzi, diventa prova di autenticità. Il contratto viene firmato in piedi. Il giorno dopo si chiede di ricevere esattamente ciò che il ruolo implica. Arrivano due pagine. E “auguri”.

Il cronista richiude il taccuino. Ha appena assistito alla nascita della job description postuma. È un modello operativo molto avanzato. In Gran Bretagna lo chiamerebbero role clarification exercise. In Italia lo chiamano martedì.

Ranieri

Il cronista chiede: chi decide? La conferenza sembra rispondere: ci conosciamo

A questo punto, però, il cronista comincia anche a capire. Gli sembra che la conferenza non voglia dimostrare che tutto sia stato pianificato. Sembra voler dimostrare che tutto sia umano.

Chi racconta, chi sorride, chi promette e chi ascolta. Agli occhi del cronista britannico, sembra una confessione collettiva. E forse qui sta la differenza. Il nostro cronista pensa che l’istituzione debba proteggere le persone attraverso il processo. La scena italiana sembra rispondere che le persone possano salvare l’istituzione nonostante il processo.

Il cronista chiede: chi decide? La conferenza sembra rispondere: ci conosciamo.

Il cronista chiede: quali sono gli obiettivi? La conferenza sembra rispondere: riportare entusiasmo.

Il cronista chiede: quali sono le deleghe? La risposta è: due pagine. E se qualcosa va storto? Arrivano gli auguri.

Naturalmente, sotto questa leggerezza ci sono problemi enormi. Il commissario tecnico deve ricostruire la squadra. Il direttore tecnico deve occuparsi di ciò che non si vede: giovani, formazione, passaggio alla prima squadra, accesso al calcio. Un sistema deve ricostruire credibilità.

Donnarumma e Mancini

Il calcio italiano è un po’ come quando vai al ristorante senza prenotazione

Il britannico, davanti a tre problemi così, costituirebbe quattro comitati permanenti. Qui, almeno nel racconto, basta una conferenza stampa. Forse, anzi certamente, sbaglia lui. Il britannico.

Dopotutto, il calcio italiano ha spesso ottenuto grandi risultati con un’organizzazione che, vista da Londra, poteva sembrare un ristorante al quale si arriva senza prenotazione. Si entra, si aggiunge un tavolo, qualcuno conosce il proprietario e alla fine si mangia benissimo.

Il cronista, uscendo, resta perplesso. Lui. Ma è anche affascinato. Sempre lui.

Pensa: vinceranno un altro titolo e a noi resterà soltanto il comitato.

Nel racconto non ha trovato l’agenda. Ha incontrato un muro fatato. Non ha trovato nemmeno una sedia al momento della firma. Ha trovato però una convinzione profonda: che la serietà, se mostrata troppo, rischia di spaventare il calcio. La rappresentazione offerta restituisce qualcosa di molto umano. Professionale, certo. Ma senza esagerare.

Scott Dinapoli