- Home
- Monza Brianza
- Cronaca
- Un movimento ancora da decifrare: "Sono giovani non politicizzati. Stanchi delle difficoltà economiche"
L’analisi dell’Unione degli studenti Monza su quello che sta accadendo durante le manifestazioni. Aldo Melzi, preside dell’istituto Mapelli di Monza: "È fallito il nostro ruolo di educatori".

Aldo Melzi, preside dell’istituto Mapelli di Monza

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google
Lungo tutta la giornata di ieri galoppavano sui social annunci di ulteriori possibili disordini e ipotesi di attentati nelle scuole. "È fallito il nostro ruolo di educatori - così, senza mezzi termini il professor Aldo Melzi, preside dell’istituto Mapelli di Monza - fallita la prevenzione, l’inclusione, il tentativo di fornire formazione e consapevolezza. Bisogna continuare a investire nella scuola, per insegnare che si può manifestare il dissenso con strumenti democratici, prevenendo la violenza. Mi auguro che i nostri studenti abbiano gli strumenti culturali necessari per capire che una cosa è manifestare è ben altra cosa è saccheggiare. Ci dobbiamo chiedere chi sono questi violenti, da dove arrivano e se sono ancora inseriti nel sistema educativo o se ne sono fuori e perché sono arrivati a tanto".
Il preside parla di fenomeno complesso, sottolineando il ruolo educativo preventivo e non coercitivo della scuola. Unione degli studenti Monza fa le sue valutazioni e dà risposte. Alessandro, esponente del sindacato giovanile, specifica che i saccheggi e gli episodi di vandalismo nei negozi sono iniziati dopo il corteo. "Si tratta di gruppi di ragazzi non politicizzati, ma stanchi di patire le difficoltà economiche, del caroscuola dell’acquisto di libri troppo cari, come gli abbonamenti ai mezzi di trasporto e di vedere famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. "Ho visto il clima del corteo, perché mi ci trovavo anch’io - racconta il giovane - e ho visto che si tratta di ragazzi estremamente stanchi del carovita. Hanno partecipato alla manifestazione e quello che è avvenuto dopo è lo sfogo della rabbia. Il nostro ruolo sia come sindacato studentesco su Monza, ma anche come Uds in generale è di intercettare queste persone e non allontanarle come reietti. Si possono disciplinare a un’azione organizzata con gli studenti, un’azione collettiva e non in forme di individualismo di piccoli gruppi che nel tentativo di sfogare la loro rabbia saccheggiano, prendendo dai negozi scarpe, abbigliamento e bevande dai supermercati. Tutto ciò non ha nessuna funzione nel movimento studentesco, ma serve per renderci conto che c’è tanta rabbia e odio verso il sistema".
La professoressa Mariachiara Nardelli, insegnante di sostegno dell’istituto Carlo Porta (referente per l’orientamento) collega la diffusione della violenza all’uso forsennato dei social media che esasperano il desiderio di omologazione. Già faticano a sviluppare il senso critico, ancora di più oggi. "La violenza è insita negli adolescenti - sottolinea l’insegnante - ma non avendo più senso critico, si muovono come un gregge e fanno qualsiasi cosa per manifestare la propria rabbia e la propria fragilità". La docente esprime chiaramente la difficoltà di educare adolescenti per cui il cellulare è una sorta di “terza mano“. "I ragazzi stanno portando avanti una guerra civile senza sapere bene perché - continua la professoressa - mossi da un lavaggio del cervello che li porta dal conflitto alla guerriglia urbana".
© Riproduzione riservata