Una delle scene più iconiche della saga di Star Wars è senza dubbio la distruzione di Alderaan da parte della Morte Nera. In pochi istanti, il gigantesco pianeta viene colpito dal superlaser della stazione spaziale e si frantuma in una spettacolare esplosione.
È un momento entrato nella storia del cinema, ma quanto sarebbe realistico un evento del genere? Anche perché dal punto di vista fisico distruggere completamente un pianeta come la Terra è un'impresa che richiederebbe un'energia praticamente inconcepibile, ben oltre qualsiasi tecnologia immaginabile oggi.
Quanta energia serve per distruggere un pianeta
Per ridurre un pianeta in frammenti occorre infatti vincere la sua energia di legame gravitazionale, cioè l'energia che tiene insieme tutta la massa del corpo celeste grazie alla gravità. Non basta bruciare la superficie, ma annichilirne l'intera sua struttura.
Nel caso della Terra, l'energia di legame gravitazionale è pari a circa 2 × 10³² joule, un numero talmente elevato da risultare difficile perfino da immaginare. Si tratta di un'energia miliardi di miliardi di volte superiore a quella liberata dalla più potente bomba nucleare mai costruita, la Bomba Tsar, che raggiunse circa 2 × 10¹⁷ joule.
Anche confrontando questo valore con l'energia prodotta dal Sole si comprende quanto sia estrema la situazione. La nostra stella emette circa 3,8 × 10²⁶ joule ogni secondo: per accumulare abbastanza energia da disintegrare completamente la Terra sarebbe necessario sfruttare tutta la potenza del Sole per diversi giorni senza alcuna perdita, un risultato che appare ben al di là delle possibilità di qualsiasi civiltà tecnologica ipotizzabile.
Perché l'esplosione di Alderaan non è compatibile con la fisica
Ma anche ammesso di disporre di una sorgente energetica così straordinaria, resterebbe un altro problema fondamentale: come trasferire tutta quell'energia al pianeta in tempi brevissimi. Se il rilascio fosse troppo lento, gran parte dell'energia verrebbe dispersa nello spazio sotto forma di calore e radiazione, mentre il pianeta reagirebbe fondendo la propria superficie, vaporizzando gli oceani e modificando gradualmente la sua struttura, senza necessariamente andare incontro a una frammentazione totale.
La spettacolare esplosione mostrata nel film, con il pianeta che si rompe quasi istantaneamente in enormi blocchi, non è quindi compatibile con il comportamento previsto dalla fisica.
Fenomeni naturali che possono distruggere pianeti
Esistono però fenomeni naturali capaci di distruggere pianeti, anche se con modalità completamente diverse. Durante le ultime fasi della loro evoluzione, alcune stelle possono espandersi fino a inglobare i pianeti più vicini, vaporizzandoli completamente (per la cronaca, questa sarà molto probabilmente la fine della Terra, tra miliardi di anni).
Anche oggetti estremamente compatti come stelle di neutroni o buchi neri possono fare a pezzi un pianeta. Se un mondo dovesse avvicinarsi troppo a uno di questi corpi, le immense forze mareali esercitate dalla loro gravità potrebbero letteralmente allungarlo e smembrarlo in un processo noto come "spaghettificazione". Tuttavia, anche in questo caso non si assisterebbe a una gigantesca esplosione sferica come quella rappresentata nel primo film della saga di Star Wars, ma a una lenta e violenta distruzione dovuta alle forze gravitazionali.
La scena della distruzione di Alderaan rimane quindi un perfetto esempio di finzione o licenza cinematografica. La sua forza narrativa è indiscutibile, ma la realtà segue regole fisiche molto diverse da quelle viste al cinema.
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