(di Luciano Fioramonti)
Una figura femminile in abito
rinascimentale tiene un drago accanto a sé, alle sue spalle la
Cascata delle Marmore: è l' intervento pittorico monumentale
site-specific realizzato da Ozmo sulla facciata di un edificio
della periferia est di Terni. "Thyrus et Amnis", questo il
titolo dell' opera dell' artista toscano protagonista di azioni
pubbliche in Italia e all' estero soprattutto su tematiche
ambientali e politiche, sarà inaugurata il 31 agosto in via
Antiochia, nel quartiere Brin. Il progetto, promosso dall'
amministrazione comunale con il supporto di Gn Media e la
direzione artistica di Chiara Ronchini, proseguirà con altri tre
interventi affidati ad ARIS, Desiderio Sanzi e al duo CT/108, in
altre aree della periferia Est sul filo di un percorso di
rigenerazione urbana attraverso linguaggi e stili diversi.
L'opera, di circa 12 x 9 metri, è ispirata al mito del drago
Tiro, che campeggia nello stemma di Terni. ''Il lavoro - dice
all' ANSA Ozmo - nasce da una ricerca sulla storia e
sull'immaginario della città. Al centro compare Thyrus, il drago
della leggenda fondativa, legato all'antico paesaggio paludoso
attraversato dal fiume Nera. Alle sue spalle emerge la Cascata
delle Marmore, presenza monumentale che attraversa la storia del
territorio tra acqua, ingegneria, energia e paesaggio. Poco
distante, un cavaliere contemporaneo in giacca e cravatta si è
seduto, ha abbandonato l'azione e lasciato il proprio smartphone
a terra. Attorno a lui compaiono spada, scudo e frammenti di
armatura, elementi che nel quartiere Brin entrano anche in
relazione con la lunga storia dell'acciaio ternano''. Uva,
fichi, melograno e olive affiorano tra gli oggetti metallici e
dalla cascata compare un arcobaleno. ''Storia, leggenda, memoria
industriale e dettagli contemporanei finiscono così per
convivere nella stessa scena, formando un racconto volutamente
aperto - osserva l' artista -. Terni mi ha dato un drago che
viveva nelle paludi, una cascata gigantesca, acciaio, armature e
persino della frutta: materiale abbastanza discreto. Ho messo
tutto nella stessa immagine e ho lasciato che i simboli
cominciassero a disturbarsi a vicenda. Se spiegati fino in fondo
diventano loghi, io. Preferisco lasciarli un po' pericolosi:
ognuno può entrarci e uscirne con una storia diversa''. Ozmo,
nome d' arte di Gionata Gesi, considera la dimensione
site-specific centrale nella sua ricerca. Per i suoi spunti
attinge a immagini provenienti dalla storia dell'arte, dalla
cultura visiva e dalla memoria dei luoghi, ricombinate in nuove
associazioni. Presente nell'Enciclopedia Treccani, l' artista ha
realizzato progetti per il Museo del Novecento a Milano e il
Macro a Roma , ha partecipato alla Biennale di Architettura di
Venezia e ha collaborato con il King's College London,
l'Istituto Italiano di Cultura di New York e il programma Museum
Murals del Mauritshuis a L' Aia. Attualmente vive e lavora a
Parigi.
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