
A sinistra, Chiara Costanzo, morta a sedici anni. Sopra, il presidente dell’Alcione Giulio Gallazzi. In alto, Andrea Costanzo e Giovanna Lanella, i genitori di Chiara, durante il memorial al centro Kennedy
Una giornata di calcio, ma soprattutto di emozioni, nel ricordo di Chiara Costanzo, liceale del Moreschi di Milano, sedicenne, morta nel rogo di Crans-Montana, la notte di Capodanno. Nella casa dell’Alcione Milano si è disputata la prima edizione del memorial organizzato dal club orange e dalla Fondazione Chiara Costanzo. Una giornata che ha riunito al centro Kennedy tanti giovani e alcune delle principali realtà del calcio italiano, alla presenza anche del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi. “Una giornata capace di trasformare un dolore in un’azione concreta. La risposta delle società è stata incredibile e vogliamo portare avanti questa iniziativa”, ha spiegato il presidente dell’Alcione Giulio Gallazzi.
A raccontare il significato del Memorial e il progetto nato nel nome di Chiara è il papà Andrea Costanzo, presidente della Fondazione.
Signor Costanzo, tanti giovani e alcune tra le principali realtà del calcio italiano si sono ritrovati nel nome di Chiara. Che significato ha per voi tutto questo?
“Chiara aveva tanti sogni, tanta passione e curiosità, una voglia di vivere incredibile. Da quella notte per noi è cambiato tutto. Oggi vedere tanti bambini correre dietro a un pallone deve essere una giornata di festa. Ringrazio il presidente Gallazzi e sua moglie, che hanno fatto di tutto per organizzare questo Memorial, e tutte le società che hanno partecipato. Un pensiero va anche a Luca, il fratello di Chiara: per lei sarebbe stato bellissimo vederlo qui, esultare o arrabbiarsi per la sua passione”.
Da un dolore impossibile da spiegare avete scelto di far nascere qualcosa capace di aiutare gli altri. Da dove nasce l’idea della Fondazione?
“Quando succede qualcosa di tremendo come è successo a noi, resta un’enorme quantità di amore che non trova più un flusso, che non riesce più ad arrivare a chi era destinato. Abbiamo deciso di canalizzarlo in una direzione che potesse fare del bene e, soprattutto, che potesse assomigliare a Chiara. La perdita non si può spiegare, ma abbiamo voluto trasformarla in opportunità”.
Uno dei progetti centrali sono le Borse di Sogno, pensate per sostenere chi ha talento ma non sempre le stesse possibilità. Qual è l’idea di base?
“Chiara aveva talento, ma soprattutto metteva grande impegno nella scuola, nello sport e in tutto ciò che faceva. Sono tanti i giovani meritevoli che hanno la stessa voglia e le stesse capacità, ma non riescono a cogliere certe opportunità. Dico sempre che il talento è distribuito ovunque, è molto democratico; purtroppo, le possibilità economiche non lo sono. Vogliamo aiutare chi ha capacità, dedizione e volontà, ma non gli strumenti per arrivare dove desidera”.
Cosa vorreste costruire attraverso questo progetto?
“Vogliamo investire sul potenziale, su chi diventerai e non solo su chi sei stato. Non ci poniamo limiti: può essere un percorso scolastico, sportivo o artistico. I giovani dai 14 ai 23 anni potranno candidarsi sul nostro sito e alcuni saranno selezionati per ricevere le Borse di Sogno. Come abbiamo discusso anche con il presidente Mattarella, immaginiamo un’Italia in cui nessun giovane debba smettere di sognare per mancanza di possibilità economiche. Vogliamo diventare un punto di riferimento per il talento giovanile”.
Il primo Memorial è nato con l’Alcione e ha messo al centro lo sport giovanile. Quanto può essere importante lo sport nel trasmettere i valori che volete portare avanti?
“Lo sport, soprattutto a questa età, racchiude molti dei valori che appartenevano a Chiara e che oggi porta avanti la Fondazione: lealtà, impegno costante, capacità di non mollare mai. Sono gli stessi valori che vogliamo riconoscere nei giovani accompagnati dalle Borse di Sogno. Per questo una giornata come questa rappresenta pienamente ciò che vogliamo costruire”.