
Ha salutato tutti i presenti, uno per uno. Coloro che lo hanno accolto al cancello, quelli seduti sulle panchine in attesa del suo arrivo, quelli che lo hanno fermato nel cortile prima dell’incontro pubblico. Come prima cosa però ha voluto incontrare in un momento privato gli ospiti del centro diurno “Il Viandante” di Varese, dove Don Ciotti oggi, sabato 12 settembre, era atteso da un centinaio di persone. L’occasione della visita fondatore di Libera è stata l’intitolazione del bene confiscato alla mafia a Driss Moussafir, vittima innocente della strage mafiosa di via Palestro, avvenuta a Milano il 27 luglio 1993.
«È un bene confiscato e restituito ad uso sociale. – ha detto Don Ciotti, riferendosi a questo momento -. Qui si vive l’accoglienza. L’accoglienza è la vita che accoglie la vita delle persone e, in questo caso, le persone più deboli e fragili che hanno trovato un punto di riferimento. La confisca è una conquista fatta in un paese. È partita dalla base, da tanti cittadini, un milione di firme. La confisca è l’uso sociale e qui è proprio la testimonianza che si può. Verso il crimine, chi commette reati, chi approfitta di situazioni, confiscare i beni e restituirli all’uso sociale per portare un contributo di cambiamento nel territorio e nella società. Grazie».
L’edificio di Via Tonale ha visto presenti i rappresentanti delle associazioni promotrici, dagli utenti e dai volontari del centro e dalle autorità cittadine. Erano presenti il viceprefetto vicario Michele Giacobino, il sindaco di Varese Davide Galimberti e l’assessore Roberto Molinari.

Nei loro discorsi hanno ricordato l’importanza del luogo, in particolare il sindaco Galimberti ha ricordato il processo Hydra: «Per questo luogo va un ringraziamento ai volontari, a Maria Rosa e a tutti gli amici che si aggregano attorno a questo spazio importante per la città, per averci regalato questa seconda inaugurazione. La presenza di don Ciotti oggi è molto importante, soprattutto perché da qualche tempo, grazie al prezioso lavoro di Libera e delle diverse realtà che promuovono la cultura dell’antimafia in città e in provincia di Varese, si sta alimentando un interesse sempre più rilevante su questi temi. Questo anche alla luce del fatto che il nostro territorio, insieme all’hinterland milanese, è al centro di un importante processo: il processo Hydra, di cui abbiamo sentito parlare a lungo. È la prima volta che il Comune di Varese, insieme ad altri enti locali, si costituisce parte civile. Poco meno di due mesi fa, insieme ad altri sindaci, eravamo con la fascia tricolore nell’aula bunker di San Vittore per rappresentare le nostre comunità. Ecco perché essere qui oggi è molto importante: perché si affermano ancora una volta con forza quei valori di cui siamo tutti portatori, a partire dalla legalità. Il fatto che questo spazio venga dedicato a una vittima innocente di mafia rappresenta un ulteriore messaggio, anche rispetto a quanto ricordava il vicario del prefetto sulla bontà dell’utilizzo di questi spazi. Non poteva essere individuato utilizzo migliore per questo luogo».
Il momento centrale dell’incontro è stato lo svelamento della targa dedicata a Moussafir. Don Ciotti ha accompagnato la cerimonia con una breve orazione, ricordando il valore della memoria e dell’impegno quotidiano contro le mafie. Un ricordo è andato anche a Lea Garofalo, vittima di mafia la cui figlia, Denise, si è suicidata a 35 anni, pochi giorni fa. «Ero a Firenze ed una giovane donna mi si è avvicinata per chiedere se conoscevo un buon avvocato. Lei era Lea Garofalo».
«Al mio arrivo ho voluto salutare gli ospiti di questa casa, i nostri fratelli». ha spiegato Don Ciotti, richiamando il valore dell’accoglienza e dell’attenzione verso le persone più fragili.
Nel suo intervento ha poi ricordato Giovanni Falcone e le ragioni che portarono alla nascita di Libera, nata come risposta alla violenza mafiosa e dalla convinzione che il contrasto alla criminalità organizzata non possa essere delegato soltanto alle forze dell’ordine e alla magistratura. «Il sogno era mettere insieme associazioni, realtà diverse, persone, e chiederci: noi che cosa possiamo fare?».
Da quel desiderio di unire forze ed energie è nato anche il percorso di attenzione alle vittime innocenti della violenza mafiosa e ai loro familiari. Don Ciotti ha ricordato come ancora oggi non esista un elenco istituzionale completo delle vittime innocenti delle mafie e come Libera abbia lavorato negli anni per raccoglierne i nomi e custodirne la memoria, costruendo allo stesso tempo un percorso insieme alle loro famiglie.
Un altro passaggio dell’intervento è stato dedicato ai beni confiscati alle mafie e al sogno di Pio La Torre: non soltanto sottrarre i patrimoni alla criminalità organizzata, ma restituirli alla collettività attraverso il loro uso sociale. Una battaglia che portò alla proposta di legge sostenuta da oltre un milione di firme.
E ancora: «È la dimostrazione che quando ci mettiamo insieme, accidenti, ce la possiamo fare». Infine il richiamo all’accoglienza e alla responsabilità verso gli altri: «Gli altri sono il termometro della nostra umanità: lo vediamo da come li trattiamo, da come li accogliamo. Accoglienza significa allargare lo spettro della vita, proteggere le fragilità. Questa è la meraviglia». L’iniziativa è stata promossa dalla Fondazione Progetto Arca Ets, dall’associazione Camminiamo Insieme Odv e dal Coordinamento provinciale di Libera Varese.
Chi era Driss Moussafir
Driss Moussafir era un cittadino marocchino senza dimora. La notte del 27 luglio 1993 si trovava nei pressi del Padiglione d’Arte Contemporanea di via Palestro, dove dormiva su una panchina. Rimase ucciso nell’esplosione dell’autobomba mafiosa che costò la vita anche a tre vigili del fuoco e a un agente della Polizia locale. L’intitolazione assume un significato particolare proprio per il legame tra la storia di Moussafir e la funzione svolta oggi dal centro. Il nome di una persona che viveva senza una casa accompagnerà infatti un luogo dedicato all’accoglienza di chi si trova in condizioni di grave marginalità e fragilità.
Cos’è “Il Viandante”
“Il Viandante”, progetto promosso dall’associazione Camminiamo Insieme, è un servizio di accoglienza a bassa soglia nato dieci anni fa e ospitato da circa un anno nella nuova sede di Casa Arca Varese. L’immobile di via Tonale, confiscato alle mafie e restituito alla collettività, ha permesso di consolidare e potenziare le attività dell’associazione.
Nel centro le persone senza dimora, ma anche coloro che attraversano situazioni di particolare difficoltà, possono trovare ascolto, orientamento e diversi servizi: dalla segreteria sociale all’accompagnamento nella ricerca di un lavoro, dall’ambulatorio medico alla consulenza degli Avvocati di strada. Sono inoltre disponibili docce, lavanderia, deposito bagagli, custodia dei documenti e prodotti per l’igiene personale. Nel corso del 2025 “Il Viandante” ha accolto mediamente tra le 35 e le 40 persone al giorno, registrando 132 utenti e circa 18mila presenze complessive. Accanto alle persone senza dimora sono cresciuti gli accessi di cittadini che, pur disponendo di un’abitazione, vivono condizioni di estrema fragilità economica, sociale o psichiatrica.
In dieci anni, secondo la relazione dell’associazione, 29 persone seguite dal centro sono riuscite a tornare a un lavoro regolare, potendo così mantenere una casa e sostenere il pagamento di un affitto.
Con l’intitolazione a Driss Moussafir, la sede di via Tonale racchiude ora un doppio significato: è un bene sottratto alla criminalità organizzata e restituito alla città attraverso un servizio rivolto alle persone più fragili, ma anche uno spazio nel quale la memoria di una vittima innocente delle mafie diventa patrimonio dell’intera comunità. La cerimonia si è conclusa con un momento conviviale che ha riunito gli utenti del centro, i volontari, le autorità e i partecipanti.