Elephants

Varvara, la 13enne ucraina guarita dal tumore, al Papa: «Ora ha il mio pupazzo. L’ho cucito solo per lui per fargli compagnia nei momenti più duri»

October 18, 2026

«Ho regalato al Papa un pupazzetto che ho cucito con le mie mani. Volevo che lo accompagnasse durante la malattia, proprio come il mio peluche ha accompagnato me». Varvara ha tredici anni, viene da un paese vicino a Zaporizhzhia, in Ucraina, e sa bene quanto possa essere importante avere qualcosa a cui aggrapparsi nei momenti più difficili. Quando è fuggita dalla guerra nel 2022 per arrivare in Italia insieme ai suoi genitori ha portato con sé Basik, il suo pupazzo, uno dei pochi ricordi della vita che aveva lasciato. Ora ne ha realizzato uno con le sembianze di Leone XIV, per restituire al Pontefice un po' della forza ricevuta quando anche lei combatteva contro un tumore.

Ieri è riuscita a consegnarglielo all'uscita dal Policlinico Gemelli, insieme alla fotografia del loro primo abbraccio, il 31 dicembre scorso, racchiusa in una cornice di ceramica. Arrivata in Italia nel novembre 2025 grazie all'associazione umanitaria "La Memoria Viva", oggi vive con i genitori a Castellamonte, nel Torinese. È stata curata all'ospedale Regina Margherita e pochi giorni fa una Tac e una risonanza magnetica hanno confermato la guarigione.

Varvara, si aspettava di rivedere il Papa?
«No, è stato un incontro inaspettato. Ero venuta a Roma con i miei genitori, Dmytro e Iryna, per pregare per lui, perché guarisse dalla malattia. Poi la sorpresa: la possibilità di avvicinarmi di nuovo, di parlargli e abbracciarlo. Ma soprattutto per ringraziarlo»

Come lo ha trovato?
«Mi è sembrato che stesse molto bene, non aveva l'aspetto di una persona malata. Sono stata davvero felice di rivederlo».

Che cosa vi siete detti ieri?
«Gli ho augurato una pronta guarigione e gli ho consegnato il peluche che avevo realizzato personalmente. Volevo fargli un regalo che potesse accompagnarlo durante i momenti più difficili».

Non era la prima volta che incontrava Leone XIV. Che cosa ricorda del vostro primo abbraccio?
«Era il 31 dicembre 2025. Dovevo essere ricoverata in ospedale per la mia malattia e gli avevo chiesto di pregare per me. Lui mi ha abbracciata e benedetta. Quella preghiera è stata importantissima. Mi ha dato tanta forza per affrontare la malattia».

E oggi, dopo tutto quello che ha passato, che cosa prova?
«È difficile descriverlo a parole. Non riesco ancora a mettere insieme tutte le emozioni. Sono davvero molto felice e grata. Era il mio sogno rivedere il Papa».

Adesso che sta meglio, a che cosa vorrebbe dedicarsi?
«A gennaio finirò le cure. Ho tantissimi hobby, è difficile sceglierne uno. In questo periodo mi piace soprattutto leggere e cucire. Quando vivevo in Ucraina mi dedicavo anche alla danza».

E da grande che cosa sogna di diventare?
«Mi piacerebbe fare la giornalista. Ho scoperto questa passione grazie a un progetto che ci avevano assegnato a scuola: dovevamo avvicinare le persone e fare loro delle domande. Mi è piaciuto così tanto che ho capito che avrei voluto fare proprio questo. Mi piace parlare con le persone, ascoltarle e fare domande».

Le manca l'Ucraina? Vorrebbe tornarci?
«Mi mancano le mie amiche e la parte della mia famiglia che è rimasta lì. Spero che la guerra finisca presto così da poter ritornare».

Il Papa ha chiamato Putin dall'ospedale e rivolto nuovi appelli perché finisca la guerra. Che cosa significa per lei e la sua famiglia?
«Penso che sia un gesto molto importante e forte per noi ucraini. Speriamo che possa aiutare a fermare la guerra e a cambiare qualcosa».

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