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Veltroni: «Gialappa’s? Il film non è troppo celebrativo, tutti i comici che vengono intervistati ci prendono in giro»

October 21, 2026

Walter Veltroni, a 3 anni di distanza da “Dallamericaruso - Il concerto perduto”, è tornato dietro la macchina da presa per “L'assurda storia della Gialappa's Band”

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di Manuela Santacatterina

«Una caratteristica di questo film è il ritorno del signor Carlo che si siede in mezzo a Marco e a Giorgio come se non si fosse mai alzato da quella sedia. La cosa divertente è che hanno ricominciato a fare esattamente quello che facevano prima. E alla fine ha anche preso un impegno e magari questo ci consentirà di fare un sequel». Walter Veltroni, a 3 anni di distanza da “Dallamericaruso - Il concerto perduto”, è tornato dietro la macchina da presa per “L’assurda storia della Gialappa’s Band”. Presentato nella sezione Special Screening della 21ª Festa del Cinema di Roma 2026 e dal 22 ottobre in sala, il film ripercorre la storia professionale del trio composto da Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, dagli esordi sulle frequenze di Radio Popolare a oggi. Quattro decenni di comicità, invenzioni e ironia che hanno rivoluzionato il linguaggio del nostro intrattenimento. «È anche un film sulla storia d’Italia, non con l’ambizione saggistica di raccontare ciò che è successo nel Paese in questi anni, ma di leggere attraverso il loro lavoro in filigrana i cambiamenti politici, sociali, culturali e di linguaggio», afferma il regista. 
«Dal punto di vista narrativo era interessante raccontare anche l’assurdità di tre persone che non si conoscevano, hanno cominciato a lavorare insieme e per quarant’anni hanno fatto ridere e pensare gli italiani senza mai mostrarsi, evocando il surreale invece del reale». Da “Mai dire Banzai” a “Mai dire Gol” passando per “Mai dire TV” fino a “GialappaShow”, sono numerosissimi i comici, i presentatori e i personaggi nati dall’inventiva di quella fucina di idee e talenti che fanno parte del loro universo comico. «Ma sono tutti figli nostri, è difficile scegliere uno che ci sta più a cuore», ammette Gherarducci. «Personalmente la cosa che mi è piaciuta di più del documentario è che non è troppo celebrativo, tutti i comici che vengono intervistati ci prendono anche in giro. C’è una sacrosanta ironia in tutti quelli che parlano di noi. L’affetto si dimostra anche così». «Per quanto mi riguarda c’è anche un po’ di commozione perché ci sono alcuni punti toccanti», replica Santin. «Io ne ho intravisto qualcuno che mi ha toccato e ho rivisto anche delle cose che non ricordavo di aver fatto. Una cosa che sicuramente non depone a favore del mio cervello (ride, ndr), ma depone a favore del film che è molto divertente».


Ultimo aggiornamento: mercoledì 21 ottobre 2026, 10:45

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