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Venezia, da 100 panifici a 10. «La città sta perdendo le sue botteghe. Servono affitti agevolati e un ticket per i turisti tutto l'anno»

October 27, 2026

VENEZIA - «Servono incentivi fiscali per le attività artigiane e agevolazioni per chi affitta ai residenti, oltre che la garanzia di rientrare in possesso dell’appartamento in caso di inadempienza del locatario». Perché senza convenienza economica, ripopolare il centro storico «non avrà possibilità di successo». Applicare alla piccola economia gli stessi principi utilizzati per la “macro” a livello nazionale: questa la ricetta di Paolo Stefani, presidente dei panificatori veneziani e titolare dello storico forno Colussi, volta a contrastare non solo lo spopolamento, ma anche la chiusura, nel tempo, di molti negozi di vicinato e botteghe artigiane nella città storica. «Da decenni l’Italia (e non solo) interviene con incentivi fiscali per mantenere l’equilibrio economico dei settori in difficoltà. Perché non fare lo stesso nei piccoli territori, come nel caso di Venezia, dove è indispensabile un’autonomia finanziaria?», si domanda, parlando della necessità dell’applicazione dei principi, dalla macroeconomia alla microeconomia, per il benessere collettivo.
 

I problemi di Venezia: perché siamo arrivati a questo punto

Secondo Stefani, Venezia ha perso il proprio equilibrio economico per due ragioni principali: una gestione amministrativa passata che per anni avrebbe lasciato troppo spazio agli interessi turistici, e uno svantaggio strutturale legato all’insularità, che porta chi ha un’attività commerciale a costi «mediamente superiori del 30% rispetto a realtà equivalenti in terraferma». A pagarne il prezzo è anche la panificazione. «Tra gli anni Sessanta e Settanta c’erano circa cento panifici in centro storico, oggi siamo solo una decina. Chiudono in media tre forni ogni due anni». E il futuro non è rassicurante. Almeno un paio di attività familiari «rischiano di cessare in assenza di ricambio generazionale». A questo si aggiunge la difficoltà di trovare personale: i lavoratori arrivano dall’entroterra e devono affrontare un lungo tragitto per raggiungere il posto di lavoro in laguna. «Bisogna compensare il divario dei costi con interventi mirati, per permettere a queste imprese di competere con quelle della terraferma». Tra le risorse da valorizzare c’è il contributo d’accesso, che Stefani approva, ma che chiede meno esenzioni. La sua proposta è distinguere chiaramente i turisti pendolari, che entrano in città al mattino e ripartono la sera, includendo nel pagamento del ticket anche chi pernotta a Mestre, Marghera o nelle località balneari limitrofe. «L’ideale – evidenzia – sarebbe averlo tutto l’anno, o almeno 9 mesi su 12. Ecco allora che anche un contributo di 10 euro, potrebbe generare risorse utili a garantire una maggiore autonomia finanziaria al Comune, che a quel punto potrebbe davvero applicare i principi della macroeconomia». Stefani richiama inoltre la modifica costituzionale del novembre 2022, che riconosce lo svantaggio economico delle isole, auspicando misure concrete a sostegno delle attività veneziane.

Il miraggio degli affitti a lungo termine

Ma la rinascita passa soprattutto dalle case. «È difficile trovare un’abitazione con contratto pluriennale». Per incentivare gli affitti a lungo termine, la proposta consiste in agevolazioni fiscali e maggiori garanzie ai proprietari in caso di morosità, anziché puntare esclusivamente su divieti e sanzioni. Anche gli investimenti internazionali e le iniziative culturali possono contribuire all’immagine della città, ma non bastano a fermarne lo spopolamento. «Non critico ciò che sta facendo, con impegno, il sindaco Simone Venturini. I miei – tiene a precisare Stefani – sono soltanto suggerimenti per analizzare i problemi della città dal punto di vista della cittadinanza». 

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