Ora che anche l’ultima in classifica diventa un Everest su cui arrampicarsi, un ottomila che costringe il Napoli a soffrire, dannarsi e che fa sprofondare in un crepaccio, allora forse è giunto il momento di mettere in discussione qualcosa, all’interno del Napoli.
«Ma sono sicuro che usciremo fuori da questa situazione, tireremo fuori orgoglio e carattere, la paura non serve a nessuno», dice Allegri. Sottinteso: con lui ancora in panchina. La crisi è ufficialmente aperta. Com’è triste Venezia, se non si ama più, cantava Aznavour. Ma De Laurentiis avverte tutti, nel caso ce ne fosse bisogno ancora: Max non si tocca, si va avanti con lui. E se c’è bisogno lo ribadirà anche ai calciatori. Quando poco prima della gara spunta un sondaggio tv su un Allegri potenzialmente sulla graticola, il patron va su tutte le furie. Max è il suo allenatore, non lo mollerà, lo ha scelto al posto di Italiano e Sarri. Con convinzione. E non gli girerà le spalle. Né accetterebbe eventuali dimissioni. Cosa che, in ogni caso, non sono neppure una cosa all’ordine del giorno perché Allegri non ci pensa neppure a fare un passo indietro. E non solo perché ha tre anni di contratto a 6 milioni a stagione. «Ho già vissuto un altro paio di volte situazioni simili e ne sono sempre uscito fuori - dice respingendo la domanda sul suo futuro - Se si guarda ai risultati ci può essere preoccupazione, ma se si guarda la prestazione si cambia opinione. Oggi abbiamo fatto una partita ordinata e siamo capitolati su un mezzo errore. L’unico modo è continuare a lavorare». Il volto dei calciatori che salgono su vari battelli in direzione dell’aeroporto sono scuri, scurissimi. Passi lenti. Hanno già sentito lo sfogo di Allegri. Che non è andato allo scontro, non ha sbattuto i pugni, non ha minacciato una rese dei conti: «Restiamo uniti - ha sibillato - continuiamo a dimostrare di essere una squadra». De Laurentiis sarà a Napoli domani, ma forse anticipa già a oggi il suo arrivo. In discussione c’è, adesso, il progetto tecnico, l’adeguatezza di alcuni uomini per svolgere i compiti che l’allenatore indica.
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La crisi
Non era un semplice blackout la sconfitta con il Villarreal, ma l’inizio di un viaggio nella notte. Senza più la bussola. Il Napoli sprofonda, in questa disgraziata stagione che era nata male e si conferma una dannazione, o forse è solo il logico risultato di tante scelte sbagliate. Anche stavolta la caduta fa rumore. «Non ho sentito De Laurentiis. Capisco il momento ma ora dobbiamo continuare a lavorare e fare meglio le cose. Tutto qui. Avrei preferito fare un solo tiro e segnare piuttosto che ventinove. Ci sono momenti in cui le cose non vanno bene, ma bisogna mettersi a lavorare più degli altri». Non c’è nulla da salvare. C’è poco da fare. Era il Venezia quello messo in un angolo. Era nell’ordine delle cose: è il primo tempo con il nulla misto al niente a irritare. «La squadra psicologicamente può subire il momento, ma bisogna tirar fuori il carattere e la rabbia proprio per invertire il momento. Affrontiamo questo momento con lucidità: pensiamo alla Champions martedì».
Con lui in panchina. «Il Venezia si è difeso molto bene il primo tempo, abbiamo anche avuto qualche occasione favorevole ma senza sfruttarla. Nella ripresa c’è stata un’altra partita. Sono calati loro e noi siamo usciti di più. Sono preoccupato? Esserlo non servirebbe a niente, bisogna rimanere giusti: fare e fare meglio quello che stiamo facendo. Per far girare gli episodi dalla nostra parte. Martedì dopo il gol subito ci siamo disuniti, stavolta no. Il calcio è anche così: ci sono periodi in cui subisci tutto. Sta a noi ribaltare l'inerzia». Difende la scelte iniziali, compresi i 3 centrali.
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«Quando una squadra fa 29 tiri in porta e sbaglia un rigore cosa può cambiare quanti centrali difensivi ci sono. C’è solo un modo: continuare a lavorare e cercare di portare dalla nostra parte gli episodi sfavorevoli». E eroico nella difesa a oltranza di Lucca e Giovane. D’altronde, avete mai visto un generale buttare a mare i suoi soldati? Intanto, spunta l’hashtag AllegriOut. Ma c’era pure ConteOut. Normalità. «La rosa del Napoli è ottima, non possono giocare sempre gli stessi perché sennò sono da buttare via. Lucca ha lottato, era tanto che non giocava titolare. Beukema è rientrato bene. Ora bisogna pensare alla partita con il Bodo». D’un tratto un crocevia degli obiettivi stagionali. Alisson è di nuovo ko, un’altra mazzata. Neppure venti minuti per rifarsi male. Era appena rientrato. Come Anguissa e Neres. Anche i medici del club devono iniziarsi a porre delle domande. O meglio: anche il club deve farle ai medici. E su questo Allegri è enigmatico: «Alisson ha avuto un risentimento sull’ultimo tiro, però erano 8 giorni e non potevo immaginare che si facesse male ancora: la sfera di cristallo non ce l’ho. Ora bisogna recuperarlo, molti li stiamo recuperando».