(di Cinzia Conti)
Alla nostra società serve o meno il
woke? Mentre anche la politica italiana, soprattutto a sinistra,
si scalda sulla scia del dibattito che si è aperto negli Usa
dopo le dichiarazioni di Alexandra Ocasio-Cortez, l'ANSA
interpella un'esperta dell'argomento e della forza delle parole,
la sociolinguista e scrittrice Vera Gheno, sostenitrice dell'uso
dello schwa come strumento di linguaggio ampio e inclusivo. Che
pur raccomandando di far attenzione a fanatismo e manicheismo
non ha dubbi: "Finché ci saranno persone che a causa di
caratteristiche che non hanno scelto, ad esempio la pelle,
l'orientamento sesso-affettivo, la disabilità, vivono peggio, ci
sarà assolutamente bisogno di quello che inopinatamente viene
chiamato woke e che per me vuol dire ricerca dell'equità". Non
dell'uguaglianza - ci tiene a sottolineare - perché per fortuna
siamo tutti meravigliosamente diversi, ma dell'equità.
La conversazione parte dal caso americano: "La mia opinione è
che le parole di Alexandria Ocasio-Cortez siano state
volontariamente travisate: se si va a vedere la trascrizione
dell'intervista, lei stava ridendo e citando le parole di un
altro candidato. Quindi da parte sua non c'è stata nessuna
marcia indietro rispetto a un presunto wokismo. Anche perché
Ocasio stessa è sempre stata molto attenta, almeno ultimamente,
a dare grande importanza al fattore economico, la cui mancanza
viene spesso imputata al woke. Ha sempre detto che bisogna
lavorare anche sulle iniquità socio-economiche e non solo sulle
parole. Se si parte da un'affermazione che viene
strumentalizzata, tutti i ragionamenti che poi ci si può fare
sopra sono fallaci". Per Gheno, comunque, si sta parlando di una
"non questione": "Evidentemente, anche a causa del suicidio di
Jason Arday, la questione delle possibili storture del woke è il
tema di questi giorni, si vede che non ci sono altri temi su cui
discutere, con tutto il rispetto".
Quanto a casa nostra, al dibattito politico e alla presa di
posizione del leader M5s Giuseppe Conte, dice: "Anche lui si è
svegliato, mi viene da dire. Chiaramente almeno a mio avviso è
una manovra anche pacificatoria e centrista nell'ottica di una
candidatura, di un rientro in scena, una mossa strategica". Ma
la studiosa ritiene importante ribadire alcuni punti. "Il primo
- sottolinea - è che non c'è nessun movimento woke, nel senso
che ci sono tante istanze che coinvolgono diritti sociali,
civili etc, che da chi si oppone a queste rivendicazioni sono
state raccolte sotto una parola chiave, il woke appunto, che
però è abbastanza vuota, nel senso che non esiste un decalogo
internazionale del movimento, perché il woke non è mai stato un
movimento univoco. Si tratta di episodi vari assortiti che
vengono inopinatamente raccolti insieme per fare una narrazione
unica. È un po' la stessa cosa che succede con la definizione di
ideologia gender: secondo la maggior parte delle persone,
l'ideologia gender non esiste. Esiste una serie di questioni che
riguardano l'identità di genere, l'educazione sessuo-affettiva,
i diritti delle persone Lgbtqia+, che però non sono mai stati
raccolti in una 'bibbia del gender'. Quindi anche questa
terminologia non ha dietro un referente preciso, come il woke.
Proprio per questo funzionano molto bene, per chi si oppone a
queste istanze, perché la vaghezza rende il tutto tremendamente
più minaccioso".
Gheno, che tra pochi giorni sarà in libreria con un nuovo
volume intitolato 'Genere', parte della collana 'I Robinson.
Letture. Parole pericolose' edita da Laterza, aggiunge: "Già nel
2024 dicevo che il problema non è il woke, ma il manicheismo.
Accade in qualsiasi tipo di posizionamento: quando si diventa
intransigenti, è un problema. Io stessa, che sono considerata
una paladina del woke, ho sempre cercato di mettere in guardia
anche alleati e alleate da queste forme di intransigenza. La
ricerca del purismo e dell'assolutismo è comunque sbagliata e
anche nell'ambito delle rivendicazioni woke ci sono stati casi
di fanatismo. Questo non vuol dire che dobbiamo squalificare i
woke, ma stare molto attenti a non cadere nel manicheismo".