Richiesta di Meloni (e altri 21 leader). E in mare spuntano le barriere. .

Richiesta di Meloni (e altri 21 leader). E in mare spuntano le barriere. .

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Da emergenza migratoria a crisi politica europea. A Ceuta il bilancio sale a 84 vittime: 67 corpi sono stati recuperati nelle acque dell’enclave spagnola e almeno altri 17 sul versante marocchino. Madrid intanto assicura il rientro di oltre 48 mila migranti dopo gli ingressi di massa dello scorso giovedì. Martedì è convocata la riunione dei ministri dell’Interno dell’Ue sull’emergenza, richiesta in una lettera firmata da 22 Paesi europei, con Italia e Danimarca capofila.
Una barriera galleggiante lunga circa 500 metri lungo la diga frangiflutti di Tarajal, tra Ceuta e Castillejos, per arginare il flusso di migranti. È iniziata ieri mattina l’installazione da parte delle forze di sicurezza spagnole per ostacolare l’accesso di chi arriva a nuoto. L’obiettivo è evitare nuovi ingressi di massa come quelli di giovedì scorso, quando secondo il governo spagnolo 50 mila persone, 60 mila secondo il governo della città autonoma di Ceuta, sono entrate via mare dal Marocco alla Spagna. Secondo il governo spagnolo, il provvedimento non viola la sentenza della Corte Suprema, che consente il respingimento accelerato solo per chi tenta di entrare "superando le misure di contenimento di frontiera esistenti, come le recinzioni".
La questione migratoria diventa anche politica e diplomatica. Sono 22 i Paesi dell’Unione, con Italia e Danimarca tra i promotori, ad aver inviato una lettera alla Commissione europea chiedendo una risposta comune all’emergenza, il rafforzamento delle frontiere esterne e maggiore sostegno agli Stati più esposti ai flussi. Attesa per il consiglio straordinario dei ministri dell’Interno dell’Ue, fissato per martedì, dedicato alla crisi di Ceuta, alla cooperazione con il Marocco e agli strumenti per evitare nuove ondate migratorie.
La crisi di Ceuta apre una frattura profonda nell’Ue e mette alla prova Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione invita i 27 a una risposta comune su migrazione e sicurezza delle frontiere, ma la vicenda riaccende lo scontro a Bruxelles, con l’asse tra Ppe e destre europee che mette a dura prova il fronte von der Leyen. La presidente della Commissione richiama alla necessità di rafforzare il sistema europeo dopo gli "errori commessi". Intanto in Italia prendono il via i primi controlli a Malpensa e Linate dopo lo stop a Schengen. Per la premier italiana è "urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina". Sánchez definisce lo stop a Schengen una reazione "dettata da ignoranza o interessi politici", che desta "preoccupazione".
La frattura politica europea si ripercuote anche sul fronte nazionale. La maggioranza difende la linea del governo e la lettera promossa da Roma insieme ad altri 21 Paesi Ue. Unanime invece l’accusa delle opposizioni, che chiedono alla premier di riferire alle Camere sul fronte Schengen. Il Pd definisce la scelta "propagandistica", sulla stessa linea il presidente del M5s Giuseppe Conte, mentre Avs parla di una decisione "irresponsabile". Il centrosinistra sostiene che il peso di Futuro Nazionale del generale Roberto Vannacci si faccia sentire sul centrodestra.
Sullo sfondo resta il delicato equilibrio diplomatico tra Madrid e Rabat. La Spagna evita per ora di attribuire responsabilità dirette, ma l’attenzione è rivolta ai dossier aperti con il Marocco. Tra questi il progetto di legge con cui l’esecutivo spagnolo intende riconoscere la nazionalità e concedere il passaporto spagnolo ai cittadini saharawi nati quando il Sahara Occidentale era amministrato dalla Spagna. Un’iniziativa sensibile per Rabat, che rivendica la sovranità sul territorio. A questo si aggiunge la recente visita di Sánchez in Algeria. Intanto, in un messaggio al re Mohammed VI, Donald Trump riafferma il sostegno di Washington alla sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, definendo "inaccettabile" lo status quo e indicando il piano di autonomia proposto da Rabat come unica soluzione praticabile.
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