Redazione 02 ottobre 2026 19:33
Più margini di spesa per energia e sicurezza, un deficit che tornerà a salire nel 2027 e una previsione di crescita rivista al rialzo per quest’anno. Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica, il Dpfp, che delinea il quadro economico e dei conti pubblici in vista della prossima manovra. Ma sulle misure che entreranno nella legge di bilancio il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti invita alla prudenza: il contesto impone di rivedere le valutazioni anche rispetto a poche settimane fa.
"Io monitoro giorno per giorno: oggi la mia risposta è probabilmente diversa da un mese fa, l’approccio deve essere un attimino più prudente", ha dichiarato il ministro, rispondendo alle domande sugli interventi della manovra. Un richiamo alla cautela rispetto alle cose "annunciate e che avete riportato"- Il punto, ha aggiunto, è che "il contesto però chiaramente richiede maggiore attenzione".
La crescita sale all’1% nel 2026
La prima novità riguarda l’andamento dell’economia italiana. Il governo ha aggiornato all’1% la stima di crescita del Pil per il 2026, rispetto all’"originaria prudente stima dello 0,6%", ha annunciato Giorgetti.
Per gli anni successivi, il quadro programmatico prevede una crescita dello 0,8% nel 2027, dello 0,9% nel 2028 e dello 0,8% nel 2029. Migliorano dunque le prospettive per l’anno in corso, mentre nel triennio successivo l’espansione prevista resterà inferiore all’1%.
Il ministro ha sottolineato le difficoltà che accompagnano queste valutazioni: " Abbiamo approvato il Dpfp, arriva in un contesto particolarmente complesso sotto molteplici profili, fare previsioni diventa sempre più complicato e ovviamente anche tenere i percorsi di finanza pubblica".
Il deficit risale al 3,5% nel 2027
Sul fronte dei conti pubblici, il deficit dovrebbe restare sotto il 3% del Pil nel 2026, per poi aumentare nei prossimi due anni. "Il deficit dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma come sapete non basta", ha spiegato Giorgetti.
Le previsioni, tenendo conto «della spesa supplementare consentita dalle regole europee», indicano un disavanzo al 3,5% del Pil nel 2027 e al 3,3% nel 2028. Il ritorno sotto la soglia del 3% è previsto nel 2029, quando il rapporto dovrebbe scendere al 2,4%.
Il deficit misura la differenza annuale tra le uscite e le entrate delle amministrazioni pubbliche. Quando le spese superano le entrate, il disavanzo deve essere finanziato, contribuendo all’accumulo del debito.
Insieme al Dpfp, il Consiglio dei ministri ha approvato lo scostamento collegato alla richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, indicata con la sigla inglese Nec.
"Questo scostamento è quantificato per il 2027 nello 0,3% per l’energia e nello 0,3% per la sicurezza, analoga previsione per il 2028", ha spiegato il ministro. Lo spazio aggiuntivo indicato è quindi pari complessivamente allo 0,6% del Pil per ciascuno dei due anni.
Sul fronte militare, però, l’esecutivo ha rivisto i propri programmi: "Rispetto alle intenzioni di qualche settimana fa abbiamo deciso di ridimensionare lo sforzo per la difesa", ha precisato Giorgetti.
Il debito sale nel 2027, poi scende
Il ministro ha illustrato anche il percorso del debito pubblico, specificando che si tratta del profilo tendenziale, cioè dell’andamento stimato sulla base della legislazione vigente.
Il rapporto tra debito e Pil è previsto al 138,1% nel 2026 e al 138,6% nel 2027. Successivamente dovrebbe scendere al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029.
Il debito rappresenta le passività accumulate nel tempo, mentre il deficit riguarda il saldo di un singolo anno. Il rapporto debito/Pil dipende anche dalla crescita dell’economia: una sua diminuzione non significa necessariamente che il debito, espresso in euro, si stia riducendo.
Tassi e inflazione pesano sulla manovra
A condizionare le scelte del governo restano il costo del denaro e l’andamento dei prezzi. "Non nascondo l’attenzione con cui monitoriamo la situazione sia dei tassi che dell’inflazione", ha dichiarato Giorgetti.
Tassi più elevati possono aumentare progressivamente il costo di finanziamento del debito pubblico, mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto delle famiglie. È anche da queste variabili che dipenderanno i margini della prossima legge di bilancio. Per sapere quali degli interventi annunciati troveranno spazio, dunque, bisognerà attendere la definizione delle misure e delle relative coperture.