Non esiste una mappa dei luoghi che potrebbero ospitare i mini impianti nucleari, la localizzazione avverrà soltanto nei prossimi mesi attraverso i decreti legislativi. Però, la scelta dovrà seguire rigidi parametri tecnici, di sicurezza e ambientali. Il disegno di legge approvato mercoledì scorso dai due rami del Parlamento conferisce al governo la delega per disciplinare in modo organico l’introduzione del nucleare sostenibile nel sistema energetico nazionale, adottando uno o più decreti attuativi entro dodici mesi dalla entrata in vigore del provvedimento. Il testo – ha spiegato il Mase - fa diretto riferimento al rispetto degli obblighi europei e internazionali e si inserisce nel quadro delle politiche comunitarie indirizzate al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, con l’obiettivo di rafforzare sicurezza e indipendenza energetica, contenendo i costi dei consumi.
La delega prevede l’elaborazione di un Programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione; nonché la definizione della disciplina relativa alla sperimentazione, localizzazione, costruzione, installazione ed esercizio di nuovi impianti di produzione. Rientrano nel perimetro della delega anche la disattivazione e lo smantellamento delle installazioni nucleari esistenti, la disciplina del combustibile nucleare, degli impianti di stoccaggio e smaltimento definitivo di rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. Sono oggetto del provvedimento anche il riordino della disciplina in materia di sicurezza, vigilanza e controllo, nonché della governance e il potenziamento della ricerca scientifica, industriale e la formazione di nuove competenze.
Il provvedimento, come anticipato, non individua le aree geografiche in cui sorgeranno i reattori. La localizzazione ci sarà successivamente e seguirà parametri ben definiti: le aree dovranno essere a basso rischio sismico e idrogeologico; dovrà essere garantire la presenza di collegamenti stradali, ferroviari e connessione efficiente alla rete elettrica nazionale; ci dovrà essere vicinanza a grandi bacini idrici (laghi, dighe) necessari per il raffreddamento dei reattori. E' ipotizzabile che possano essere utilizzati, almeno in parte, i siti delle vecchie centrali italiane dismesse. Le prime centrali nucleari in Italia potrebbero esserci nel 2033-34, secondo le previsioni del ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, La legge delega non opta per una tecnologia, saranno sempre i decreti a stabilire quali tecnologie potranno essere utilizzate sulla base di maturità, sicurezza e sostenibilità. Il governo guarda ai reattori modulari di piccola taglia (Smr) o di quarta generazione (Amr), microreattori e, con una disciplina specifica, la fusione.
Lo scorso anno è stato affidato a Nuclitalia, una newco partecipata da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%), l’incarico di studiare le tecnologie più avanzate e analizzare le opportunità di mercato nel settore, con un focus proprio sugli Smr. Gli small modular reactor sono piccoli reattori tradizionali a fissione, raffreddati ad acqua, costruiti in fabbrica in moduli separati, e poi installati da soli o in batteria in una centrale. Ogni modulo produce dai 100 ai 400 megawatt di energia. Gli advanced modular reactors, invece, sono reattori avanzati che fanno riferimento a tecnologie di quarta generazione, ad esempio sistemi raffreddati a piombo o sodio, a sali fusi o ad alta temperatura. I reattori di generazione III sono essenzialmente evoluzioni dei reattori di Generazione II. I miglioramenti nella tecnologia hanno puntato innanzitutto a estenderne la vita operativa, da 40 fino a 60 anni, aumentare l’efficienza e ad accrescerne ulteriormente il livello di sicurezza. In particolar modo nei reattori di Generazione III e III+ si fa ampio uso di sistemi passivi o attivi di nuova concezione. Oggi sono in esercizio o in fase di costruzione circa una ventina di sistemi di Generazione III+.