ROMA – “Ho paura che al termine di questo percorso possa esserci una condanna. Puoi avere tutte le ragioni del mondo, ma devi riuscire a dimostrarle in un’aula. Da un lato cerco di non pensarci, dall’altro, e non è presunzione, ma convinzione cieca, non riesco a vedere che vadano a finire in quella direzione”, così si è raccontato a Storie Italiane su Rai1 con Eleonora Daniele, Andrea Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
“Mi preoccupano anche i tempi, qualora dovesse partire il processo, e la vita tra un grado e l’altro. Non riesco a immaginarmi di tornare alla vita normale”, ha poi rivelato, “Non ho più una quotidianità: la mia vita è stare chiuso a casa, o nello studio dell’avvocato o in trasferta quando dobbiamo vederci con i consulenti, ma la maggior parte dell’odio è sui social, non nella vita reale”.
Ripercorrendo il periodo dei fatti, Sempio ha ricordato: “Nel 2007, Andrea era un ragazzino e credo che possa valere per tutti i miei compagni della compagnia dell’epoca. Era in teoria nell’ultima estate da ragazzino: esperienza di vita zero e si stava affacciando all’età adulta. In quest’anno e mezzo abbiamo vissuto un periodo di totale follia. Siamo arrivati finalmente alla chiusura dell’indagine per quanto riguarda l’omicidio, ma è stato molto pesante e caotico, ha avuto tante ripercussioni su di me e la mia famiglia anche a livello di salute. Adesso sono contento che siamo arrivati alla fine di questo primo capitolo. Mi rimprovero qualcosa? Quando sono stato sentito: se fossi stato più attento a come sono stati redatti i verbali, un po’ di problemi ce li saremmo levati. Qualcosa che mi ha ferito? No, ho sofferto di più quando mia madre è stata male”.
I DIARI PUBBLICATI ONLINE: “QUANDO SCRIVI, LO FAI PER SFOGARTI”
Infine, è tornato sulle polemiche legate ai suoi scritti personali pubblicati online: “I diari sono una parte tua personale. Quando scrivi, lo fai per sfogarti, metti giù le cose più nere di quelle che sono. La parte forum, vengono sempre citati tre messaggi su tremila e andrebbe visto il resto. Non li rinnego perché sono stati un periodo della mia vita in cui frequentavo quel forum, leggevo certe cose, parlavo di argomenti per come venivano raccontati all’interno. Ma era online, non era un riflesso della mia vita, una seconda identità. Non le approvo completamente, alcune cose potevano essere scritte meglio, ma con la testa dell’epoca, per quanto condannabile, è comunque di anni posteriori all’omicidio. Uno può dire che eri una persona orribile, va bene, ma non c’entra niente con i fatti del 2007”.