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Viktor&Rolf. Spectrum, la prima mostra italiana dedicata al duo olandese in Galleria 10 Corso Como. E raccontata qui dai suoi protagonisti

September 14, 2026

Viktor&Rolf. Spectrum, la prima mostra italiana dedicata al duo olandese in Galleria 10 Corso Como: una finestra espositiva che vuole rivelare i dettagli del linguaggio al limite fra arte e moda

Viktor&Rolf. Spectrum è il titolo della prima mostra italiana dedicata al duo olandese, in programma dal 25 settembre al 22 novembre 2026 presso la Galleria 10 Corso Como, voluta da Tiziana Fausti e curata da Alessio de Navasques. Abiti a confronto, per riattraversare modi e tempi di uno stile che si situa al confine tra arte e moda. Un percorso fatto di interferenze per rileggere la ragioni sottese all’inconfondibile linguaggio di Viktor Horsting e Rolf Snoeren. Si tratta di fashion artists che, ricorrendo agli artifici della citazione e dell’autocitazione, trasformano il gioco degli incroci nel tratto distintivo della loro ricerca creativa e culturale. Un crossover. Un esercizio di memoria e di invenzione rivolto a scoprire dettagli in attesa di essere rivelati. Ed è proprio nella ripetizione, come sembra suggerire l’esposizione milanese, c’è sempre qualcosa di nuovo da ascoltare e da osservare.

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ViktorRolf. Spectrum

SGP Italia Stefano Guindani

L'intervista a Viktor Horsting e Rolf Snoeren per Vogue Italia

Spectrum è una mostra che segna un approdo o un nuovo inizio?

Spectrum riattraversa, come un filo rosso, il nostro lavoro fin dagli albori. Questa esposizione si sofferma su temi, idee e forme che continuano a influenzare e ad affascinare il nostro studio progettuale e stilistico. Per questo motivo, la scelta curatoriale non è stata quella di costruire un percorso lineare, bensì di concepire Spectrum come una sorta di navigazione nel web: uno scrolling libero, attraverso cui indagare e svelare i concetti che si celano nella nostra opera.

Le vostre creazioni sono state ospitate nei musei più importanti del mondo. Cosa ha significato per voi ricevere l’invito a esporre nella prestigiosa cornice della Galleria 10 Corso Como?

Poter presentare una selezione del nostro lavoro durante la Fashion Week è un’emozione speciale. Un onore e, allo stesso tempo, una piccola sorpresa. Solitamente, gli inviti per una mostra in un museo o in una galleria arrivano con anni di anticipo. CC10, invece, funziona molto più velocemente. È un’istituzione così prestigiosa, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Per noi è come il Santo Graal della moda!

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ViktorRolf. Spectrum

Blommers & Schumm

Il primo ricordo che vi lega alla città di Milano?

Ci recammo presso la sede milanese del nostro primo produttore per visionare il prototipo di un blazer nero. Era il primo campione della nostra prima collezione prêt-à-porter. Fu una rivelazione! Era la perfetta interpretazione del disegno che avevamo inviato.

Spectrum: lo spettro come gamma infinita di possibilità, di pluralità e di contraddizioni. «Io sono vasto. Contengo moltitudini», scriveva Walt Whitman. La vostra idea di moda sembra fondarsi proprio sulla moltitudine. Pensando alla prima sezione della mostra, Mirroring: Decadence and Restraint, la moltitudine risiede nella decadenza o nella moderazione?

Entrambi! Moderazione e decadenza esprimono una certa idea di complessità. Nella loro coesistenza incontriamo la moltitudine.

E ancora, Spectrumspecĕre in latino, guardare, vedere, osservare ciò che appare alla vista. Da qui lo specchio, materiale protagonista dell’allestimento. È una scelta estetica o un dispositivo per rafforzare il principio della dualità, matrice del vostro stile, trasformando lo spettatore da osservatore in parte dell’opera?

La scelta di utilizzare un materiale specchiato è legata alla nostra sfilata più recente. Richiama il concept stesso della mostra, nella quale abiti appartenenti a stagioni lontane vengono accostati. Un po’ come immagini speculari: non in senso letterale, ma concettuale.

Lo specchio riflette la soglia tra passato e futuro: ciò che lasciamo alle nostre spalle e ciò che ancora ci attende. Qual è il vostro rapporto con il tempo?

Anche se amiamo le nostre sfilate, ne percepiamo i limiti. Sono momenti affascinanti ma brevi ed effimeri. Ci dispiace che, alla fine di ogni stagione, molte delle idee che abbiamo sviluppato nei nostri fashion show svaniscano. Creare bambole, che indossano gli abiti più iconici di ogni stagione, è un modo per sottrarre quelle idee alla fugacità del tempo.

ViktorRolf. Spectrum

ALAIN JOCARD/Getty Images

In quanto fashion artists, concepite la moda come un’opera aperta, come mostrano
le sezioni Surreal Body e Art or Fashion. Che cosa cambia quando a essere esposto non è
un dipinto, ma un abito?

Un’opera d’arte, indipendentemente dal fatto che si tratti di un dipinto, di una scultura o di qualsiasi altra forma espressiva, impone le proprie regole e definisce lo spazio intorno a sé.

Le vostre creazioni sono capolavori?

Un paio di anni fa, mentre stavamo allestendo una retrospettiva del nostro lavoro in un museo, ci siamo avvicinati a una giacca per sistemarla un po’, modificandone la silhouette (il capo fa parte di una collezione museale). Quando la curatrice si è accorta di quello che stavamo facendo, è balzata in avanti e ha urlato: “Non potete toccarla! È un capolavoro!”).

Avete spesso trasformato la sfilata in una performance capace di riflettere su tematiche politiche, sociali e antropologiche. Gli abiti della sezione Fashion Statements e il concept del profumo Conceptual Scent ne sono un esempio. Come convivono nei capi denuncia e gioco, attivismo e ironia?

Gli esempi a cui fai riferimento sono certamente pertinenti. Un altro caso in cui attivismo e ironia si incontrano è On Strike: la stagione in cui abbiamo deciso di rinunciare a realizzare una collezione e di dichiararci “in sciopero”. L’ironia o l’umorismo non rappresentano mai un obiettivo fine a sé stesso. Cerchiamo piuttosto di mettere in scena, nello stesso momento, emozioni e messaggi apparentemente contrastanti.

In una precedente conversazione con Vogue avete dichiarato la centralità dell’archivio nel processo creativo. Penso alle sezioni Upcycling e Cutting Edge. Come sarà l’archivio futuro di Viktor&Rolf?

Come una storia, o un libro. Qualcosa di immateriale. L’essenza del nostro lavoro è un universo di idee che vive nella mente.

ViktorRolf. Spectrum

Marijke Aerden

L’archivio sembra offrire una possibile risposta alla sostenibilità e alla logica dell’eccessiva produzione. È forse il senso del vuoto ad alimentare il consumismo?

Il consumismo può essere una risposta al vuoto spirituale.

Credete in Dio?

Dio è al di là della comprensione umana.

La mostra restituisce la ritualità come una possibile grammatica della moda. Nella collazione di abiti appartenenti a stagioni differenti, la ripetizione torna a interrogare la disciplina della couture, rivelandone ogni volta aspetti inconsueti. Cos’è per voi la ripetizione: un’ossessione o un rifugio?

La ripetizione, nel nostro lavoro, diventa un rito consapevole, e insieme, inconsapevole. Interrogare saperi e pratiche da una prospettiva diversa può offrire sfaccettature inedite e sorprendenti. Rileggere significa rendere nuovo ciò che era già presente nella nostra primissima collezione.

Kierkegaard in La ripetizione riflette sul rapporto tra ciò che ritorna e ciò che è nuovo. Siete d’accordo con l’idea che sia proprio il nuovo, e non ciò che si ripete, a finire per annoiare?

La noia è semplicemente una mancanza di attenzione, di consapevolezza. Quando c’è davvero attenzione, nulla può essere noioso.

«Felice davvero sarà soltanto chi non inganna sé stesso fantasticando che la ripetizione debba essere una novità», per recuperare ancora le parole di Kierkegaard. Viktor, che cos’è per te la felicità?

Desiderare quello che possiedo!

Rolf, per te? 

Cioccolatini ai funghi!

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