Introduzione
In Italia ci sono 120 aziende vitivinicole che sono considerate protagoniste del settore, secondo quanto certificato anche dall’Osservatorio dell’Unione italiana vini del 2025, in rappresentanza del 64,3% del giro d’affari totale del settore. La classifica, come analizzato da Il Corriere della Sera, comprende 80 realtà private e 40 cooperative: insieme fatturano poco più di 9 miliardi (- 1,4% sul 2024), esportano per 5,2 miliardi (- 1,9%) e incassano in Italia 3,8 miliardi (- 0,6%). I segni meno di queste tre voci indicano le difficoltà affrontate durante lo scorso anno. Il Rapporto Valoritalia, del resto, ha rivelato dati negativi di vendita per tutte le tipologie di vini di qualità e un incremento delle giacenze in cantina che tocca il 15%.
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Quello che devi sapere
La top 10 delle cantine
Guardando la tabella del Corriere della Sera sulle 120 maggiori imprese vitivinicole italiane - in cui rientrano le realtà con più di 10 milioni di fatturato nel 2025 - si vede che nella top 5 delle cantine ci sono:
- Cantine Riunite & Civ (635,1 milioni di fatturato),
- Argea (462),
- Italian Wine Brand (395,9),
- Caviro (351,3)
- e Marchesi Antinori (263).
Nelle posizioni dalla 6 alla 10 invece troviamo (tutte con oltre 200 milioni di fatturato):
- Herita Marzotto Wine Estates (246,7)
- Cavit (242,2)
- La Marca vini e spumanti (234)
- Collis Veneto wine group (220)
- Fratelli Martini (218)
Per approfondire:
Vino, nasce la Nazionale vini italiana: il nuovo progetto di Coldiretti a New York
Sopra ai 200 e ai 100 milioni di fautturato
Sopra i 200 milioni di euro di fatturato ci sono anche, in ordine decrescente: Terre Cevico, Gruppo Mezzacorona e Mack & Schühle Italia.
A completare la lista degli “over 100” milioni di fatturato, invece, ci sono Zonin 1821, Tenute Piccini, Mionetto, Frescobaldi, Vivo Cantine, Schenk Italian Wineries, Cantine Ermes, Gruppo Lunelli, Villa Sandi, Cantina di Conegliano, Cadis 1898, Vignaioli Veneto Friulani, Serena Wines e Bottega.
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Imbottigliatori privati
Se si guarda solo ai maggiori imbottigliatori privati, invece, si vede che Argea è la prima realtà del settore, seguita da Italian wine brands e Mack & Schuhle Italia, portando sul mercato rispettivamente 165, 158,7 e 82,6 milioni di bottiglie. Seguono Contri spumanti (68 milioni), Schenk Italian Wineries (61,7 milioni) e Zonin 1821 (48 milioni).
Le new entry
Sono invece sei le new entry in classifica. Come sottolinea Il Corriere della Sera, la più grande è la piemontese Perlino, con 56,7 milioni di fatturato. Ha 32,1 milioni di fatturato invece il Gruppo Rocca vini. C’è poi la casa spumantistica Bosca di Canelli in Piemonte (posto 76), con 24,8 milioni di fatturato. È invece di 22,9 milioni il fatturato di Vite Colte, coop piemontese con sede a Barolo (posto 81). Al posto 118, con 11 milioni, c’è poi la coop Cantina di Ruvo di Puglia. Chiude la classifica, con 10,3 milioni, la toscana Domini Castellare di Castellina (DCC).
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I dati del vino italiano tra difficoltà e nuovi scenari
Il settore del vino, come detto, si trova ad affrontare diverse difficoltà. Lo certificano anche i dati dell'Annual Report Valoritalia 2026 che mettono in luce una fase molto delicata e che riflette un evidente calo della domanda sui principali mercati internazionali. Infatti, dopo gli anni della crescita post pandemica, gli imbottigliamenti del 2025 hanno subito una contrazione complessiva del 2,1% sul 2024, a cui è seguito un ulteriore calo del 5,4% nei primi cinque mesi del 2026.
Tuttavia, i dati mostrano anche andamenti differenziati in base alle diverse tipologie di prodotto e alle dimensioni delle denominazioni di origine. Nel 2025 i vini a maggiore valore aggiunto, DOC e DOCG, hanno registrato una crescita media attorno all’1%. Invece, gli IGT hanno subito una flessione dell’11%.
Sempre nel 2025 è proseguito il trend positivo di spumanti (+1,7%), rosati (+5,7%) e vini bianchi fermi (+6,3%), mentre i vini rossi hanno registrato una contrazione superiore al 13%.
"Un momento di grandi sfide e di forte instabilità"
Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, ha ricordato che “in un momento di grandi sfide e di forte instabilità dobbiamo fermarci, analizzare i cambiamenti e imparare dagli errori”. “La sostenibilità", ha sottolineato, "sta assumendo un ruolo sempre più centrale, diventando un fattore determinante sia per la competitività delle imprese sia per l’accesso ai mercati internazionali. Allo stesso tempo però, dovremmo agire su un doppio binario: da un lato è necessario rendere più competitiva la filiera con politiche meglio attrezzate per cogliere le innegabili diversità che attraversano la nostra filiera, che sappiano cioè interpretare i differenti bisogni di imprese e territori; dall’altro, dobbiamo trovare le giuste modalità per riequilibrare la ripartizione dei margini economici, soprattutto lungo la catena distributiva, e affrontare con coraggio il tema della sovracapacità produttiva, conseguenza di una contrazione dei consumi che si manifesta ormai da decenni a livello globale”.
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Il profilo dei nuovi eno-consumatori italiani
Se si guarda poi al consumo di vino in Italia, si vede che chi lo beve sono poco meno di 30 milioni di persone, il 55% della popolazione. I numeri negli ultimi cinque anni risultano stabili, secondo i dati generali sull’eno-platea di consumatori del Belpaese, fotografati dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly nel marzo di quest'anno.
Si beve meno, e questo è vero, ma perché – rileva lo studio l’Osservatorio – è scesa la quota di user quotidiani, specie di recente, tra le fasce più mature. Oggi si sono invertiti i fattori in maniera speculare: il 61% degli italiani consuma saltuariamente contro il 39% dei “quotidiani”: nel 2006 il rapporto era quasi millimetricamente inverso.
Per approfondire:
Il turismo nelle cantine spinge le vendite dirette e attira i Millennials: i dati
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