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Violenza di genere, nasce il Codice europeo di condotta per le università: cosa prevede

September 27, 2026

La violenza di genere entra (finalmente) nell'agenda delle università europee con un nuovo strumento comune. Si chiama Codice europeo di condotta per le università ed è stato approvato alla Milano-Bicocca al termine della Seconda Conferenza Paneuropea dedicata all'attuazione della Convenzione di Istanbul nel sistema accademico. Il documento mette nero su bianco 25 impegni che gli atenei sono chiamati a prendere in considerazione per rafforzare prevenzione, formazione, assistenza e protezione nei confronti delle studentesse e più in generale di tutti gli studenti dei vari atenei. L'obiettivo è quello di portare i principi della Convenzione di Istanbul dentro la vita quotidiana delle università, tenendo conto di una realtà nella quale studenti, docenti, ricercatori e personale si spostano sempre più spesso tra Paesi e istituzioni diverse. Il Codice, va detto, non introduce una nuova legge o una procedura identica per tutti gli atenei, ma propone un riferimento europeo attraverso cui ogni università può valutare ciò che già fa e individuare gli interventi ancora necessari.



Cosa prevede il nuovo Codice contro la violenza di genere

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I 25 impegni contenuti nel documento riguardano innanzitutto la prevenzione. Le università sono chiamate a promuovere una maggiore consapevolezza sul tema della violenza di genere e a coinvolgere nella formazione non soltanto gli studenti, ma anche e soprattutto il personale che lavora negli atenei e forma i ragazzi. Un altro punto riguarda la possibilità di riconoscere situazioni di rischio e di intervenire prima che possano aggravarsi, ricordando che anche chi non denuncia deve poter ricevere aiuto. Il Codice dedica così attenzione anche ai servizi di ascolto e supporto. L'indicazione è quella di rendere più facilmente reperibili le informazioni su dove chiedere aiuto e sulle procedure disponibili. In questo modo l'università può diventare anche un primo luogo nel quale una persona trova informazioni e orientamento. Tra gli aspetti considerati c'è inoltre la tutela di chi segnala una situazione di violenza, con l'obiettivo di evitare che alla richiesta di aiuto possano seguire conseguenze o ritorsioni per paura. Il documento invita gli atenei a verificare anche la presenza di eventuali lacune nei propri strumenti e a utilizzare dati e valutazioni per capire dove sia necessario intervenire.

Non solo università: la tutela durante l'Erasmus

Una domanda, su tutte: cosa accade quando la persona coinvolta si trova lontano dalla propria università? Pensiamo a un periodo collegato all'Erasmus, uno scambio culturale, un tirocinio o un progetto di ricerca che possono portare studenti e personale in un altro Paese europeo. Il Codice prende in considerazione proprio queste situazioni e punta a garantire una maggiore continuità nel supporto, attraverso la collaborazione tra le istituzioni coinvolte. L'idea è di evitare che il trasferimento in un altro ateneo possa far perdere gli aiuti già attivati nella propria città o dover ricominciare da zero il percorso di assistenza. Per rendere applicabili questi punti, il documento prevede anche uno strumento di autovalutazione. Ogni università può utilizzarlo per verificare le misure già presenti, capire ciò che manca, quando poter supportare e stabilire quali interventi rafforzare. La Milano-Bicocca, che ha ospitato la conferenza nella quale il Codice è stato approvato, lo presenta come un ulteriore passo nel percorso di contrasto alla violenza di genere all'interno del sistema accademico.

«Per Milano-Bicocca il contrasto alla violenza di genere e la promozione delle pari opportunità sono un impegno che accompagna l'Ateneo fin dalla sua fondazione. Nel tempo abbiamo costruito politiche e servizi dedicati, offrendo alla comunità accademica strumenti gratuiti di consulenza, ascolto, protezione e accompagnamento, attraverso per esempio la Consigliera di Fiducia e lo sportello antiviolenza. Il Codice europeo di condotta per le università è un passo ulteriore: ci permette di valorizzare e rafforzare quanto già realizzato, individuando gli ambiti su cui intervenire e condividendo con gli atenei europei le buone pratiche per garantire ambienti di studio e di lavoro sicuri», ha dichiarato Marco Emilio Orlandi, rettore dell'Università di Milano-Bicocca.

A lui ha fatto seguito la dichiarazione di Marina Calloni, docente dell’Università di Milano-Bicocca e direttrice dell’Academic Network UN.I.RE: «Il Codice di Condotta, promosso dall'Academic Network UN.I.RE. insieme alla rete OCEAN del Consiglio d'Europa, nasce dal lavoro di chi le università le vive ogni giorno. Una proposta discussa durante la conferenza nell'ambito dei gruppi di lavoro, con partecipanti giunte/i da tante università e Paesi diversi. Il loro contributo è entrato nelle conclusioni di queste due giornate, consapevoli della sfida che dobbiamo comunemente affrontare nella prevenzione della violenza di genere. Ma lo possiamo fare solo se siamo unite/i in rete. Chi subisce violenza non deve sentirsi sola, nemmeno prima di trovare il coraggio di denunciare».

Un linguaggio comune dunque, proprio come l'Europa dovrebbe essere, con un insieme di riferimenti condivisi tra università. Ora però la palla passa ai singoli atenei che, attraverso le proprie strutture e politiche interne, dovranno verificare come tradurre i 25 impegni del Codice in strumenti accessibili.