TREVISO - Avrebbero di gran lunga preferito il silenzio. Hanno capito che la città, le sue dinamiche e i loro nomi non lo avrebbero reso oggettivamente possibile. Hanno ceduto al racconto, a patto che fosse in punta di piedi. Esattamente come questa storia desidera continuare a essere. Carlo Rapicavoli e Chiara Casarin diventeranno presto marito e moglie. Una decisione quasi improvvisa, che nasce dal desiderio di dare un nome al futuro mettendo da parte remore e qualche imbarazzo, il rischio di guardarsi dal di fuori e trovarsi fuori fuoco ma anche la lucidità nel dire: «Sì, lo faccio lo stesso».
La storia
In una scommessa fatta non perché si ha bisogno di un porto sicuro, ma perché si è scoperto che certe decisioni sono l'unica cosa possibile. Il loro matrimonio consegna una storia di vita che può illuminare di fiducia il tempo della maturità. Una decisione che non cambia il rito della quotidianità ma il suo senso. Carlo Rapicavoli, avvocato, cassazionista, storico direttore generale della Provincia di Treviso e oggi direttore dell'Anci e Upi Veneto è al primo sì mentre per Chiara Casarin, ex funzionario della provincia di Treviso sono le seconde nozze. E' tra i faldoni del settore ambiente della Provincia di Treviso che, alla fine degli anni Novanta, nasce un'amicizia limpida, cementata da passioni comuni come il teatro e la musica.
Lei è un'anfitrione indiscussa: una forza della natura capace di spalancare le porte di casa a colleghi e amici, inventando un'ospitalità contagiosa. In questo ingranaggio perfetto lui diventa una presenza fissa in famiglia.
Poi, nel 2020, la malattia decide di scombinare le carte in tavola con una rapidità spietata, portando via Franco, il marito di Chiara. Per lei è il black-out. Quando cala il sipario, si spengono le luci e iniziano le solitudini, lui decide che restare a guardare non è un'opzione. Sente il bisogno di esserci. Anno dopo anno, quel supporto si trasforma nel piacere di condividere le cose più semplici. Un libro passato di mano, un film da commentare, quattro parole scambiate per dare una forma e un senso alle giornate.
La decisione
In modo del tutto naturale e nel rispetto totale e assoluto per ciò che è stato prima, quell'amicizia comincia a cambiare pelle. Ed è così che Carlo, professionista serio e riservato, allergico a qualunque forma di ostentazione e Chiara esondante, allegra, creativa trovano il proprio centro in un bene consapevole. Perché arriva un'età in cui non si vuole sbagliare e non si vuole fare del male a nessuno; si accolgono le diversità che attraggono e ci si stringe attorno alle affinità che legano, proprio come accade ai protagonisti di "Le nostre anime di notte". E così poche settimane fa arriva la promessa più bella: «Voglio chiamarti mia moglie». Una scelta nata dal desiderio di dare un nome al futuro.
Il matrimonio
La celebrazione, protetta da una rigorosa e affettuosa segretezza, si svolgerà in forma strettamente privata in una chiesetta di campagna, complice un parroco amico, mentre le note del quartetto d'archi riempiranno lo spazio di emozione. Accanto a Chiara e Carlo, i soli testimoni: la figlia Irene per la sposa e il caro amico Alberto "Alpo" Polita per lo sposo. Tutto è stato realizzato in fretta, grazie alla generosa disponibilità di chi vuole bene alla coppia: dalla cura per i dettagli dell'abito fino al prezioso dono per gli ospiti, una stampa anastatica a china della chiesetta opera di Alessandro Facchin, impressa su carta rosaspina di Fabriano dalla storica Tipoteca Italiana di Fondazione Antiga. Un ricordo di eleganza non urlata, che segna un nuovo capitolo di vita.