Una piazza affollata da mamme, papà e associazioni che hanno gridato «nessuno si salva da solo, Napoli siamo tutti noi». La risposta della città dopo il pestaggio di Roberto T., il 48enne napoletano che ha difeso le figlie, è racchiusa in queste parole impresse sullo striscione esibito nel sit-in che, ieri pomeriggio, ha riunito famiglie e istituzioni nel cuore del quartiere Vomero. In piazza Vanvitelli, ieri gremita di gente e, soprattutto, di ragazzi, una settimana fa si è consumato l'ennesimo raid di violenza reso ancora più brutale per il coinvolgimento di decine di minori e ragazzi appena maggiorenni, tra cui due figli di poliziotti. Una settimana fa, nel punto in cui ieri centinaia di persone hanno gridato «basta alla violenza», un branco di giovani ha ferito il padre di due ragazzine intervenuto per difendere le figlie da un’aggressione ed è stato colpito violentemente fino a giacere a terra, tragicamente investito da un autocompattatore che gli ha schiacciato una gamba.
La solidarietà
La vicinanza e la solidarietà dei napoletani si è materializzata ieri in piazza Vanvitelli dove più di cento persone hanno risposto alla chiamata della Rete per la Sicurezza dei Minori e degli Adolescenti che ha organizzato un presidio a cui hanno partecipato anche la moglie di Roberto, Imma insieme alle figlie. Il presidio della Rete per la Sicurezza composta da cittadini e guidata dalle portavoci Nelide Milano e Barbara Tafuri, ha voluto lanciare un messaggio chiaro: «Riprendiamoci la nostra città». «Ci siamo riuniti in piazza per rilanciare il messaggio di Don Mimmo Battaglia, perché vogliamo prenderci cura del nostro territorio e ricucire le ferite che in questa piazza, solo una settimana fa, hanno lasciato il sangue a terra, ognuno dovrà fare la sua parte sia come società civile che istituzionale» hanno sottolineato Nelide e Barbara che insieme all'associazione hanno chiesto anche «maggiore sicurezza e presidi di forze dell'ordine nelle zone dell'intera città più a rischio e nelle fasce che radunano grandi flussi di giovani». Durante la manifestazione, che ha radunato anche bimbi e ragazzini nei banchetti allestiti per scrivere su bigliettini proposte da inviare al sindaco, sono intervenute tanti cittadini che da uno speaker corner hanno detto la loro.
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Le vittime
La folla di persone che si è riunita nel presidio dedicato a Roberto e anche a tutte le vittime innocenti della violenza a Napoli che sono state nominate con la lettura di una lunga lista, ha emozionato Imma che ha voluto «ringraziare tutte le mamme, i papà, i loro figli e le persone presenti». «Si tratta di una grande dimostrazione di affetto ma anche della risposta all'appello che avevo lanciato sul fare rete e unirci tutti contro la violenza affinchè i nostri figli non debbano avere paura di uscire» ha raccontato Imma che, pur mantenendo l'anonimato durante il sit-in, ha presenziato insieme alle figlie. «Mio marito è ancora ricoverato al Cardarelli e dovrà subire a breve un terzo intervento ma nonostante la gravità dell'accaduto nessuna famiglia dei ragazzi coinvolti ci ha chiesto scusa» ha spiegato Imma insieme alla figlia più piccola che ha voluto lanciare un appello ai coetanei. «Sono contro la violenza - ha detto la 14enne - invito tutti i ragazzi della mia età e anche i più grandi a seguire i buoni esempi, l'odio non porta a nulla». Un messaggio rilanciato da Marianna, Mattia, Giordana e tanti altri giovanissimi presenti.
Le istituzioni
In piazza, al fianco dei cittadini, hanno presenziato molte figure istituzionali tra cui gli assessori comunali Antonio De Iesu e Vincenzo Santagada, l'eurodeputato Sandro Ruotolo, numerosi presidenti e consiglieri municipali e regionali, associazioni come il Coordinamento Luci su Porta Capuana e genitori come Luigi Granata, orfano di Rita una delle vittime innocenti della vioelnza stradale. Fin dall'inizio della vicenda il deputato Francesco Emilio Borrelli ha sostenuto Imma: «Le famiglie chiedono sicurezza per i loro figli, poi ce ne sono altre che, al contrario, insegnano la cultura della violenza e della prevaricazione. I calci dati a Roberto sono calci dati alla nostra città e ci chiediamo quanti ancora ne dovremo subire prima che le cose cambino».