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Von der Leyen vede Draghi: “L’Europa ora fa sul serio”

July 20, 2026

BRUXELLES – L’Europa fa sul serio. Stiamo abbattendo le barriere in tutti i settori della nostra economia. Sosteniamo l’innovazione rivoluzionaria, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie pulite. E stiamo consolidando partnership che garantiscano il futuro dell’Europa». La Commissione europea tenta il rilancio. Dopo mesi di paralisi, Ursula von der Leyen sta preparando una sorta di “Action Plan” per l’autunno e descrive in questi termini il lavoro fin qui svolto e quello che dovrà essere finalizzato nei prossimi anni.

Ieri la leader dell’esecutivo comunitario ha incontrato per questo Mario Draghi: per fare il punto della situazione sulle proposte presentate dall’ex presidente della Bce sulla Competitività europea. Un colloquio, però, che aveva anche un secondo fine. In sostanza von der Leyen ha bisogno di prepararsi alla ripresa di settembre per uscire dalla palude e presentarsi alla prima sessione plenaria del Parlamento europeo con un pacchetto di iniziative da illustrare nel discorso che viene definito “State of the Union”. Fino ad ora, infatti, l’attività del suo collegio è stata residuale rispetto alle sfide che attendono l’Ue: dalla economia alle guerre in Ucraina e nel Golfo Persico. Tutti i dati economici – soprattutto alla luce della ripresa del conflitto tra Usa e Iran – continuano a evidenziare un deficit di crescita e di prospettiva economica per il Vecchio Continente. Numeri che oggi verranno confermati da Eurostat, l’Istituto europeo di Statistica.

La Commissione ha allora bisogno di dare nuova linfa al suo mandato. E non può che rintracciarla negli eventuali provvedimenti a favore di un nuovo sviluppo della nostra competitività. Ed è anche il modo per affrontare al meglio le conseguenze delle elezioni che si terranno nel 2027 in quattro paesi: Francia, Spagna, Italia e Grecia. Perché l’esito di questi voti – in particolare quelli nel nostro Paese e per l’Eliseo – potrebbero determinare effetti anche sulla sua presidenza. Le possibili dimissioni di Christine Lagarde dalla Banca Centrale europea sono potenzialmente in grado di provocare un rimescolamento a catena nelle principali istituzioni europee. Anche se non sarà un’operazione semplice, i “top jobs” comunitari rischiano di essere sottoposti ad una verifica considerando che nello stesso tempo dovrà essere eletto anche il nuovo presidente federale di Germania. E von der Leyen vuole essere pronta ad affrontare quel rischio.

Per Draghi, il colloquio è andato «molto bene» anche se non si è parlato di nuovi eurobond. Secondo l’inquilina di Palazzo Berlaymont, «la tabella di marcia “One Europe, One Market” definisce azioni concrete e un calendario chiaro per la loro attuazione». Insomma, a suo giudizio le misure di Bruxelles avrebbero già prodotto risultati. Eppure non sono dello stesso parere gli analisti del “Draghi Observatory”, secondo cui ad oggi solo 60 delle 383 raccomandazioni del rapporto sono state pienamente attuate, pari al 15,7%. I dati dell’Osservatorio non sembrano condivisi dalla portavoce della Commissione secondo la quale «stiamo facendo ottimi progressi. Il grande valore aggiunto è che ora abbiamo tre istituzioni che si sono impegnate a seguire una tabella di marcia comune per l’attuazione delle misure che sono state individuate, molte delle quali nella relazione del professor Draghi». Ma la sfida per la competitività al momento per l’Europa non presenta numeri positivi.