ROMA Le spade si incrociano nuovamente, a duellare sempre loro: Fi da un lato e la Lega dall'altro. Stavolta motivo del contendere il candidato sindaco a Milano, uno dei big match della prossima primavera, considerando le altre grandi città al voto - Roma, Bologna, Torino, Napoli - forse l'unica partita dove il centrodestra potrebbe spuntare qualcosa, quanto meno ambire a un ballottaggio. Nell'ultimo vertice tra leader Giorgia Meloni aveva posto una condizione: scegliere l'aspirante sindaco sotto il cielo della Madunina alla svelta. Per ora fumata nera e qualche razzo ad arroventare il clima. Mentre Guido Crosetto allontana le voci di voto anticipato, tentando di mettere a tacere un tormentone che non si ferma, soprattutto dopo il via libera dello Stabilicum, ora atteso alla prova Consulta: «È una novità che Fratelli d'Italia spinge per elezioni anticipate, se lo dice lei… ma a me non risultava», risponde serafico davanti alla platea del Foglio. Dove il presidente del Senato difende a spada tratta la riforma elettorale, Melonellum per i detrattori. «Passerà tranquillamente il vaglio della Corte, se così non fosse ne prenderemo atto, ma quello che oggi noto è che il presidente della Repubblica senza aspettare 24 ore ha ratificato» dice la seconda carica dello Stato. «Significa che ha immediatamente appurato che non ci sono evidenti motivi di incostituzionalità». «Le forze politiche che continuano a dire che è una legge incostituzionale stanno facendo il loro lavoro, ma non dimentichino che stanno mancando di rispetto al presidente della Repubblica», l'affondo di La Russa, che non la tocca piano.
Ma veniamo alla baruffa milanese, che diventa il caso del giorno. Forza Italia, che punta su Matteo Perego, e la Lega, che schiera Silvia Sardone, non se le mandano a dire. Noi moderati di Maurizio Lupi, spettatore interessato, non lascia certo cadere e se la prende con gli azzurri, mentre Fratelli d'Italia si trova nello scomodo ruolo di arbitro. Intanto c'è chi assicura che la premier non abbia gradito affatto l'atmosfera da far west. E non mancherà di sottolinearlo nel vertice tra leader che precederà il Consiglio dei ministri di martedì, per fare il punto sulla manovra, altro tema foriero di burrasca. Ma per il partito di via della Scrofa l'obiettivo reale è la prossima presidenza della Regione Lombardia e, almeno al momento, Meloni non ha intenzione di schierarsi dalla parte di uno o dell'altro alleato. Da questo stallo nasce l'ultimo scontro nel centrodestra, che, paradosso vuole, gira attorno allo stesso argomento che sta infiammando il centrosinistra a livello nazionale: le primarie. A lanciarle è Matteo Salvini. Se il candidato «non si decide al tavolo» di coalizione, «e ci può stare», allora - dice il segretario del Carroccio - «facciamolo decidere ai milanesi». Una proposta che trova il muro degli azzurri che in questi giorni sono riuniti proprio nel capoluogo lombardo per l'iniziativa "L'ottimismo della ragione". Per il segretario del partito regionale, Alessandro Sorte, infatti, non si può pensare di cambiare il metodo di selezione che ha funzionato per 30 anni. «O si fanno primarie dappertutto - è il ragionamento - oppure la Lega può andare da sola e non sarebbe una tragedia». Parole che Sorte ribadisce e anzi rafforza, anche dopo la piccata reazione di Lega («L'unità del centrodestra non è negoziabile») e di Noi Moderati che, con il coordinatore lombardo Alessandro Colucci, parla di posizione «inaccettabile». Fonti azzurre spiegano questa escalation dei toni come una reazione a recenti attacchi che amministratori locali del Carroccio hanno fatto nei confronti di Perego. «Non ci stiamo - è il ragionamento - a stare zitti mentre si tenta di screditare il nostro che è un candidato forte».
In questo "duello", Fratelli d'Italia si trova costretta a mediare sebbene dal partito di via della Scrofa si faccia filtrare una certa «irritazione» per certe affermazioni «irresponsabili» che puntano a «spaccare la coalizione senza motivo». «Qualsiasi sia il metodo per scegliere il candidato e qualunque sarà il candidato - è la posizione dei meloniani - noi lavoreremo per tenere unita la coalizione, come abbiamo fatto fin dall'inizio rinunciando a esprimere un nome nostro». A esplicitare nella sostanza questa posizione è La Russa, da sempre punto di riferimento di Fdi in Lombardia. «Come al solito - dice dalla festa del Foglio a Firenze - il centrodestra troverà la sintesi con o senza primarie», «guai a fare muro contro muro, noi non abbiamo chiesto le primarie ma se un partito importante della coalizione, specie a Milano, come la Lega, le chiede non dico che bisogna farle, dico che non si può dire allora se ne va da solo, quello è sbagliato». La consapevolezza nel partito della premier, tuttavia, è che, in un modo o nell'altro, sarà difficile sciogliere questo nodo prima del 24-25 ottobre, data in cui si terrà il congresso della Lega, appuntamento al quale il Capitano arriverebbe troppo indebolito se nel frattempo avesse clamorosamente perso la battaglia per palazzo Marino. Non solo. Sotto traccia c'è anche la consapevolezza che per il Carroccio, che dovrebbe fare un dolore passo indietro sul Pirellone nel 2028 (la rinuncia arrivata con l'accordo siglato sul Veneto, ndr), sarebbe davvero dura arretrare anche su Milano. La partita resta aperta, il sentiero strettissimo. «Risolveremo anche questa», è quello che trapela dai piani alti di Palazzo Chigi.
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