5 ottobre 2026 | 13:49
La Corte d’Assise si è riservata sulla decisione: al centro la traccia 31G20, il Dna di “Ignoto 1” e alcuni accertamenti sugli indumenti della giovane. Il genetista Marzio Capra chiede di riesaminare i reperti ancora disponibili con tecniche aggiornate, la parte civile vuole accedere agli stessi materiali
Bergamo. La Corte d’assise del Tribunale di Bergamo, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrasci, si è riservata sulla richiesta della difesa di Massimo Bossetti di effettuare nuove analisi sui reperti dell’inchiesta sull’omicidio di Yara Gambirasio. Alla richiesta si oppongono gli avvocati della famiglia Gambirasio, Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo, che hanno chiesto, nel caso in cui la Corte autorizzi nuovi accertamenti, di poter avere accesso agli stessi materiali.
La decisione riguarda l’istanza presentata dalla difesa del muratore di Mapello nell’ambito dell’incidente di esecuzione. Bossetti ha seguito l’udienza da remoto, da una stanza del carcere di Bollate. Indossa gli occhiali, prende appunti e segue in silenzio. In aula, al fianco degli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, c’è il genetista forense Marzio Capra, autore della relazione tecnica depositata dalla difesa. Presenti anche la pm Letizia Ruggeri e, per la parte civile, gli avvocati Pezzotta e Pelillo.
Al centro dell’istanza ci sono i reperti e i campioni biologici ancora conservati. La difesa chiede di poterli sottoporre a nuove analisi, alla luce delle tecnologie oggi disponibili e di una rilettura degli accertamenti eseguiti negli anni dell’inchiesta, anche attraverso immagini ad alta risoluzione. Il reperto principale è la traccia 31G20, individuata sugli slip di Yara. Da quel campione venne ricavato, secondo la ricostruzione processuale, il profilo genetico denominato “Ignoto 1”, poi attribuito a Bossetti. Quel Dna è stato uno degli elementi centrali della condanna definitiva all’ergastolo.
Attraverso la relazione depositata in udienza da Capra, la difesa ritiene che vi sia una discordanza cronologica sugli esiti delle analisi del campione 31G20. Da qui la richiesta della difesa di riesaminare il materiale biologico e la documentazione tecnica.
Un secondo fronte riguarda la felpa e il giubbotto indossati da Yara. Il consulente ha riletto alcuni risultati degli accertamenti attraverso immagini ad alta risoluzione e sostiene che vi siano elementi che meritano ulteriori verifiche, in particolare per la possibile presenza di materiale riconducibile a liquido seminale. Nella relazione, Capra richiama anche il caso di Garlasco, indicato dalla difesa come esempio della possibilità di riesaminare reperti già analizzati quando nuove tecniche consentono ulteriori verifiche.
La parte civile contesta la richiesta di riaprire questo fronte di accertamenti e, allo stesso tempo, chiede di poter esaminare gli stessi reperti nel caso in cui la Corte dovesse autorizzare le nuove analisi. All’uscita dal tribunale, Pezzotta ha sintetizzato così la posizione della famiglia Gambirasio: “Si vuole fare Garlasco 2, ma faremo il possibile per impedirlo”.
Yara aveva 13 anni quando scomparve, il 26 novembre 2010, da Brembate di Sopra. Il suo corpo venne ritrovato tre mesi dopo, in un campo di Chignolo d’Isola. Bossetti è stato condannato all’ergastolo in tutti e tre i gradi di giudizio.